giovedì, Agosto 18, 2022

Legion: un viaggio bello e spaventoso nella follia, lontano dagli X-Men

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Il mio nome è Legione, perché siamo in molti”: David Haller non è il demone citato nella Bibbia ma, sì, dentro di lui ci sono tante, centinaia, migliaia di altre presenze. Legion, serie che riprende il personaggio di uno dei mutanti più potenti dei comics Marvel dedicati agli X-Men, debutta in Italia su FOX il 13 febbraio. Presentato lo scorso ottobre al Comic-Con di New York, ha lasciato di stucco i presenti: non somiglia neanche lontanamente a nessuno degli adattamenti cinematografici e seriali subiti finora dalle icone del fumetto ma è, piuttosto, un’immersione senza muta da sub nella malattia mentale. Il protagonista è il citato Haller, un biondino dall’aria innocua ospedalizzato fin dall’adolescenza in seguito alla manifestazione di quella che si presenta, sotto ogni aspetto, come schizofrenia.

David è paranoico, sente voci che non smettono mai di assillarlo e soffre di dissociazione della personalità. Tuttavia, quando perde il controllo, non è semplicemente una di queste a prevalere, ma scatena anche capacità sovrumane che ne fanno una delle creature più pericolose della realtà in cui è ambientata la serie.

L’episodio pilota gira tutto attorno al distacco tra quello che David crede – di essere un pazzo furioso – e di quello che le autorità sanno – che è uno degli esseri più letali del creato. La presa di coscienza della verità rappresenta la svolta, un processo che lo spettatore vive assieme al protagonista. Il senso di alienazione pervade la puntata: lo spazio in comune dell’istituto sembra la sala d’aspetto di un aeroporto, i dottori commessi, i pazienti stessi una truppa di pensionati in vacanze alle terme.

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Una fotografia dai toni tenui, luminosi e rasserenante, illude di potersi trovare in un luogo di villeggiatura, diciamo Bath, e in un film britannico di fine anni Sessanta. Sulle note di She’s a Rainbow dei Rolling Stones un David rintronato dai farmaci si innamora a prima vista della nuova arrivata Syd, terrorizzata dal tocco altrui. Sulle note di Up the Beach (Jane’s Addiction) Haller si risveglia dall’incoscienza e scatena i suoi poteri, infine, mentre Serge Gainsbourg canta allegramente Pauvre Lola in una sequenza onirica, questi ha un lampo di epifania.

Queste tappe, scandite da rimandi musicali, rappresentano il percorso verso la presa di coscienza del protagonista. Tutto è calato in un ambiente pulito, perfetto, ma dove c’è sempre una nota stonata. David solitamente la ignora, ma quando la percepisce, questa è della frequenza giusta per infrangere la realtà apparente e mostrare quella, caotica e destabilizzate, nella sua testa. In un angolo, fa capolino una creatura inquietante, che non “dovrebbe essere lì”, la cui presenza basta a distruggere tutto il bello che circonda David, ad annichilirne la serenità. Questa, cari normodotati, è la follia.

legion 3

Lo showrunner di Legion, Noah Hawley, ha scelto di seguire un percorso inedito, alterando la storia delle origini del personaggio, per farne una parabola e una disamina della pazzia, e pochi prima dell’autore di Fargo erano riusciti a portare – con grazia e potenza – lo spettatore televisivo in quel mondo. Dan Stevens, sciapo riccone nella serie in costume Downton Abbey, ha la faccia giusta da bravo ragazzo per impersonare un uomo fondamentalmente buono e ingenuo martoriato dall’instabilità: nelle scene in cui perde il controllo il tempo si ferma, e gli effetti dei suoi poteri sono monumentali e spettacolari, una rappresentazione emozionante delle sue capacità che corrisponde anche a due momenti dell’episodio in grado di lasciare senza fiato lo spettatore.

Rachel Keller, interprete dell’altrettanto angelica – e altrettanto mutante -Syd di cui David è innamorato è, come i comprimari finora presentati, la prova che anche quando ha selezionato il cast Noah Hawley si trovava in stato di grazia: Syd è lo stereotipo della bellezza wasp, è dolce, un po’ strana (ha le sue buone ragioni per non voler essere toccata), la sua ritrosia verso il contatto umano trasforma la sua relazione con David in un rapporto platonico tra due fidanzatini dell’asilo, un altro elemento che conferisce a Legion quel contrasto tra l’apparente pulizia e l’innocenza del mondo “fuori” e quello, infernale, dentro il cervello del protagonista.

legion 1

Quello di Haller è un coming of age in ritardo (ha da tempo superato l’adolescenza ma l’isolamento ha cristallizzato il suo sviluppo emotivo e la sua maturazione) di un dio capriccioso e naif, ma è auspicabile che la serie seguirà la sua evoluzione tanto quanto affronterà il tema dei mutanti nel mondo, inserendosi, senza adottarne l’iconografia cinematografica, nell’universo degli X-Men in un modo del tutto ameno e accessibile sia a chi ama le tematiche legate ai supereroi sia a chi predilige serie sofisticate e character driven (e dalla confezione ineccepibile degna di una serie via cavo).

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