giovedì, Agosto 18, 2022

“Un’amore”, ovvero Real Time e la strategia del refuso

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In vista di San Valentino il canale Real Time si è lanciato in una campagna pubblicitaria a tappeto, con tanto di affissioni, pagine di giornale e post sui social network, con lo slogan “Vi auguriamo un’amore che è tutto un programma”. L’errore è abbastanza palese ed evidente per chiunque abbia fatto le elementari e ha scatenato la consueta gara di originalità da social, fatta di sfottò, prese in giro, grida d’allarme contro lo stato dell’alfabetizzazione in Italia e campagne di solidarietà contro il povero pubblicitario che avrebbe perso il posto.

In molti si sono anche chiesti come fosse possibile fare un errore così grande per una campagna che è stata sicuramente vista e rivista decine di volte prima di ricevere la luce verde da Real Time.

Altrettanti si sono lanciati in analisi sull’aspetto pubblicitario della cosa.

Vale ancora il detto “purché se ne parli” oppure tutto ciò che il canale otteneva in cambio era una secchiata di pernacchie e un basso ritorno d’immagine?

La risposta è arrivata oggi con un secondo messaggio: l’errore era soltanto un teaser, una sorta di anticipazione di quello che sarebbe stato il vero messaggio, ovvero “Un amore è un’amore”, con tanto di video. Il concetto, forse un po’ mieloso, ma tutto sommato furbo nell’intercettare il discorso sul gender e condivisibile negli intenti è: l’amore non dovrebbe essere maschile né femminile, ma si dovrebbe poter scrivere in entrambi i modi, firmate la petizione per rendendolo di fatto il primo termine neutro della lingua italiana.

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Non sapremo mai se fa tutto parte di una campagna pubblicitaria pensata ad hoc o se il reparto creativo di Real Time ha fatto le cinque di mattina per mettere una toppa che fosse adeguatamente larga per coprire il buco. Da qualunque aspetto la si voglia guardare, l’idea sembra aver funzionato.

Nel primo caso abbiamo un messaggio che fa leva sull’istinto naturale di chiunque frequenti i social network: additare i fallimenti altrui, soprattutto se eclatanti. Una pulsione ancora più forte se si lavora o si frequenta l’ambito della creatività. Ridendo della debacle possiamo dire che noi lo avremmo fatto meglio e magari farci pubblicità. Sotto questo punto di vista la campagna di Real Time risulta perfetta, perché sfrutta un riflesso condizionato per condividere il messaggio in maniera capillare per poi farci sentire un po’ in colpa. Dimostra senza dubbio una grande conoscenza delle dinamiche social.

Se invece nasce come salvataggio in extremis è comunque una strategia efficace e evidenzia la capacità dell’agenzia pubblicitaria di gestire un “social fail” così evidente.

Il bello di questa campagna è che la verità non la sapremo mai, ma dubito che una soluzione dell’ultimo secondo preveda addirittura un video di spiegazioni e dubito anche, per quanto possa capitare, che un errore così grande sia sfuggito alle varie revisioni.

Per quanto riguarda invece il messaggio della campagna, sono invece abbastanza perplesso. Certo, l’idea di un amore neutro è senza dubbio condivisibile e la lingua non dev’essere un corpus immutabile, ma di solito si evolve col tempo. Dare retta alla petizione vorrebbe dire azzerare di colpo per uno stunt pubblicitario tutta una simbologia letteraria e poetica che proprio sui generi maschile e femminile ha posto le sue fondamenta.

Per par condicio dovremmo rendere la morte, l’odio, la passione, la simpatia, la gentilezza e il coraggio aggettivi neutri, perché in fondo legati a entrambi i sessi. Personalmente l’idea di un amore neutro, non mi regala particolari emozioni, l’amore non è né giusto né sbagliato, ma non è neppure neutro. Se proprio vogliamo metterla sul piano del linguaggio, la parola “neutro” evoca un qualcosa di estraneo a ogni emozione, vi pare questo amore?

Inoltre, questa petizione porta con sé una sorta di sottile ricatto morale, soprattutto nel video: “Se pensi che l’amore debba rimanere un sostantivo maschile forse pensi che esista un amore sbagliato?”.

Ed è qua che una pubblicità geniale nell’attuazione fallisce in parte il suo intento: un messaggio positivo, come è quello di Real Time, si basa sulla condivisione di un valore e non sull’instillare il senso di colpa in chi semplicemente vuole rispettare la grammatica.

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