giovedì, Agosto 11, 2022

Auto elettriche in Italia, a che punto siamo?

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Presentazione 100 italian e-mobility stories. Da sinistra: Francesco Starace (Enel) Ermete Realacci (Symbola) e Ryan O'Keeffe (Enel)Roma – Presentazione “100 italian e-mobility stories”. Da sinistra: Francesco Starace (Enel) Ermete Realacci (Symbola) e Ryan O’Keeffe (Enel)

Durante i primi 3 mesi del 2016 in Europa la vendita di auto elettriche è aumentata del 33% e l’Italia resta a guardare, nonostante sia presente e attiva tutta la filiera che contribuisce alla divulgazione dei mezzi elettrici, dalle automobili alle imbarcazioni, passando dalla componentistica e dalle applicazioni per localizzare i punti di ricarica.

In Italia circolano 6mila vetture elettriche (0,01% dei veicoli immatricolati), contro il 25% della Norvegia e il 10% circa dell’Olanda. La discriminante è soprattutto il prezzo, ancora troppo elevato rispetto alle vetture con motore a scoppio.

Alle nostre latitudini non ci sono elementi per dire che vi sia un progressivo abbandono delle auto con motore a scoppio, è più probabile che si stia formando un gruppo sempre più nutrito di persone interessate ad un’automobile elettrica come secondo veicolo. Una questione di cultura che deve essere promossa su più fronti.

Se ne è parlato questa mattina a Roma durante un incontro voluto da Enel e Fondazione Symbola per presentare lo studio 100 italian e-mobility stories, rapporto che racconta l’eccellenza della filiera italiana della mobilità sostenibile, vivace e frizzante, cui spetta tra gli altri il compito di contribuire a creare la cultura utile allo sviluppo del mercato.

Una cultura che si può diffondere partendo dalla moltiplicazione dei punti di ricarica, dalla loro tutela e dal loro funzionamento.

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Manca uno standard definitivo, così ancora oggi alcuni veicoli hanno prese diverse, i parcheggi dotati di colonnine sono troppo spesso occupati da vetture con motori tradizionali, togliendo così l’accesso a quelle elettriche e, prima di ogni altra cosa, i punti di ricarica devono moltiplicarsi lungo tutto il territorio. Sta per decollare anche il progetto Eva+, promosso dalla stessa Enel e che vede la collaborazione tra Italia e Austria per costruire una rete di infrastrutture per la ricarica veloce dei veicoli elettrici.

Possono sembrare problemi un po’ naïf e campanilistici, ma sono i primi gradini da superare per proiettare verso l’alto le vendite di veicoli elettrici in un momento in cui ambiente e sostenibilità tornano alla ribalta con forza straordinaria.

Un comparto su cui l’Italia deve puntare, anche in virtù delle capacità che sa esprimere, come sottolinea l’amministratore delegato e direttore generale di Enel, Francesco Starace: “l’Italia è il paese dei talenti, soprattutto nell’ambito del design e della manifattura e il settore della mobilità elettrica non fa eccezione. Enel – insieme ad alcune delle principali case automobilistiche – è in prima linea nello sviluppo di offerte e servizi integrati per i clienti e di una infrastruttura di ricarica capillare, come quella che stiamo realizzando lungo l’asse autostradale italiano. Inoltre siamo i primi al mondo ad aver sviluppato una tecnologia, il Vehicle to Grid, che utilizza i veicoli elettrici anche per garantire maggiore efficienza e stabilità alla rete di distribuzione consentendo, allo stesso tempo, di generare ricavi per i proprietari”.

Ermete Realacci, presidente di Symbola, ha una visione ancora più ottimistica: “nonostante problemi noti e antichi come il debito pubblico, la diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza, una burocrazia spesso soffocante, l’Italia è anche un Paese in cui i problemi convivono con le eccellenze. Sa innovare senza perdere la sua anima, guarda al mondo coi piedi ben piantati sui territori e tra le comunità, scommette sulla coesione e sulla qualità. Puntare sulla sostenibilità e sull’efficienza, nella mobilità, come negli altri settori, è la strada del futuro e va nella direzione dell’Accordo di Parigi. È da questi talenti, da queste energie che dobbiamo partire: incoraggiandoli, valorizzandoli e portandoli a sistema. Solo se l’Italia fa l’Italia, saprà affrontare con successo le difficoltà che la attendono”.

L’Italia può ritagliarsi un ruolo di protagonista nella nuova mobilità, grazie alle capacità di ricerca in sinergia tra l’industria privata e gli atenei. Sarebbe un peccato non approfittare di questo vantaggio in un comparto, quello dell’automobile, storicamente tanto caro agli italiani. Oltre che dalle colonnine e dagli standard, la cultura può essere incentivata dai produttori stessi i quali – in realtà – stanno facendo progressi: la Model S di Tesla supera i 600 chilometri di autonomia e, anche mettendo mano al portafoglio in modo meno massiccio, si trovano vetture capaci di percorrere dai 300 ai 500 chilometri con una ricarica.

Un piano di incentivi statali è utile alla diffusione della cultura, lo dimostra il caso francese (6.300 euro di contributo all’acquisto) che ha fatto bene al mercato, al contrario di quanto successo in Germania laddove, con contributi di 4mila euro, il mercato dell’auto elettrica ha fatto piccolissimi passi in avanti. In Norvegia, paese leader per diffusione di veicoli elettrici, costruttori e cosa pubblica lavorano insieme per renderne molto vantaggioso l’acquisto.

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