martedì, Agosto 16, 2022

Oscar, il vero protagonista è l’assente Donald Trump

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Oscar-2017-1“Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”. Chissà se anche il Presidente Donald Trump è stato attanagliato dal celebre dubbio di Nanni Moretti quando ha deciso di non prendere parte alla notte degli Oscar, proprio lui che, in più occasioni, aveva sostenuto che la cerimonia fosse noiosa e che lui stesso sarebbe stato un ottimo conduttore per l’evento.
Eppure Trump, nonostante l’assenza, è stato fortemente presente durante tutta la cerimonia degli Oscar, che ha mostrato una Hollywood sempre più schierata contro il Presidente degli Stati Uniti.

I primi segnali si sono visti già sul red carpet: molti artisti, infatti, hanno applicato sui propri abiti da sera un fiocchetto azzurro, il fiocco dell’Aclu (American Civil Liberties Union), l’organizzazione che si batte per i diritti civili, una chiara risposta alle recenti dichiarazioni di The Donald su queste tematiche.

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Barry Jenkins

Barry Jenkins
Barry Jenkins Karlie Kloss
Karlie Kloss Lin-Manuel Miranda
Lin-Manuel Miranda Michelle Williams e Busy Philipps
Michelle Williams e Busy Philipps Ruth Negga
Ruth Negga

Jimmy Kimmel, presentatore della cerimonia, ha di fatto impostato tutta la serata attorno alla figura di Trump sin dal monologo di apertura in cui ha punzecchiato il Presidente tacciandolo di razzismo e deridendo/omaggiando Meryl Streep (simbolo della Hollywood anti Trump) che ha ricevuto una standing ovation dal pubblico del Dolby Theatre.


Momenti cult della serata i due tweet che Kimmel ha inviato dal palco a Trump, il primo per accertarsi che il Presidente fosse sveglio ed il secondo per inviargli i saluti della Streep.

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I tweet di Kimmel per Trump

I tweet di Kimmel per Trump
I tweet di Kimmel per Trump I tweet di Kimmel per Trump
I tweet di Kimmel per Trump I tweet di Kimmel per Trump
I tweet di Kimmel per Trump

Non potevano ovviamente mancare i riferimenti alla chiusura delle frontiere, un tema affrontato in maniera scherzosa da Kimmel (“Isabelle Huppert, ringraziamo la frontiera di averti fatto passare”) ed invece con un tono molto più serio da Asghar Farhadi, iraniano, vincitore del Premio Oscar per il Miglior Film Straniero con Il Cliente, che ha deciso di disertare la serata per protestare contro “la legge disumana che impedisce l’ingresso negli Usa”.
Anche l’unico italiano che ha portato a casa una statuetta, Alessandro Bertolazzi (vincitore del Premio Oscar per il Miglior Trucco, insieme al connazionale Giorgio Gregorini e a Christopher Nelson, per il film Suicide Squad) non ha perso l’occasione per dedicare da “immigrato” l’Oscar agli immigrati. 

E sul tema dell’immigrazione anche il messicano Gael Garcia Bernard ha lanciato un appello dal palco del Dolby Theatre: “Come messicano, come latino-americano, come lavoratore immigrato e come essere umano, sono contro ogni forma di muro che voglia separarci”.
Una cerimonia che di certo non sarà stata gradita dal Presidente visto che sin dai primi minuti è avvenuto un evento storico: Mahershala Ali è divenuto il primo attore di fede islamica a vincere un Oscar (Miglior Attore Non Protagonista per Moonlight).

Una serata certamente non piacevole per The Donald che, però, ha dimostrato di poter andare avanti anche senza l’appoggio di Hollywood: l’era Trump sta forse segnando la fine dell’influenza del cinema sulla società?

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