giovedì, Agosto 18, 2022

Gillen e McKelvie: “The Wicked + The Divine è canzone pop sulla morte”

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Ogni 90 anni, 12 divinità si reincarnano nei panni di altrettanti giovani. A due anni esatti dalla trasformazione, però, sanno che la loro esistenza avrà fine. È questa la premessa di The Wicked + The Divine (per gli amici WicDiv), una dichiarazione d’amore alla cultura pop di due autori inglesi come lo scrittore Kieron Gillen e il disegnatore Jamie McKelvie. Nel nostro decennio, infatti, che cosa sarebbero potuti diventare 12 dèi se non delle estreme pop star? The Wicked + The Divine, a tre anni dall’uscita americana, si affaccia nelle fumetterie americane con Bao Publishing (176 pagine, 19 euro). Chi non riuscirà a fare a meno del pantheon imbastito da Gillen e McKelvie può stare tranquillo: nel 2017 sono previsti altri due volumi del fumetto, mentre nel 2018 arriverà l’omnibus di Phonogram, un altro dei loro sodalizi artistici.

Durante Cartoomics, dal 3 al 5 marzo a Milano, abbiamo incontrato i due autori e ci siamo fatti raccontare il mondo che si nasconde dietro il fenomeno pop WicDiv e la loro prospettiva sui fumetti americani.

Come è nata l’idea di The Wicked + The Divine?

Jamie McKelvie: “È accaduto mentre lavoravamo a Young Avengers per Marvel Comics. Sapevamo che la serie sarebbe durata solo 15 numeri, quindi dovevamo decidere cosa fare dopo. L’idea iniziale era concludere subito il terzo volume di Phonogram, ma durante l’anno che abbiamo passato a lavorare su Young Avengers, che parla di fare cose nuove e guardare oltre, tornare su un progetto cominciato otto anni prima ci sembrava quasi un tradimento.

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A circa metà delle storie dei Giovani Vendicatori Kieron mi scrisse una mail…”.

Kieron Gillen: “Il senso della mail era: ‘Jamie, per una volta nella vita, cerchiamo di non essere stupidi‘. Per noi Young Avengers rappresentava un giuramento, la convinzione che fosse necessario spingersi, migliorarsi e continuare ad andare avanti. Ripetersi invece è terribile, uno spreco di potenziale umano. Per questo ero convinto dovessimo occuparci di un altro libro. Young Avengers era stato un successo, al pubblico era piaciuto molto: era il momento giusto per ridefinire la cultura pop e creare una mitologia per il 2014.

“L’idea per WicDiv mi venne una settimana dopo che a mio padre fu diagnosticato il cancro allo stadio terminale che lo avrebbe ucciso proprio quell’anno. Fu la mia risposta al dolore. Il punto di WicDiv è proprio che abbiamo a disposizione un periodo limitato di tempo, che siano due, dieci o settant’anni. Abbiamo tutti una scadenza. Perché qualcuno dovrebbe scegliere di passare la propria breve vita da artista, allora? WicDiv è la risposta drammatizzata a questa domanda. Abbiamo quindi questi 12 dèi, ognuno con un’idea diversa di che cosa siano il talento e l’arte nei confronti di questa fine incombente. In sostanza è una canzone pop sulla morte [ride]”.

wicdiv

Avete immaginato 12 dèi, ognuno diverso dall’altro, con tratti caratteriali e visivi distinti. In che modo li avete scelti?

KG: “Questo è il momento in cui divento davvero presuntuoso [ride]. Si tratta di aspetti della mia personalità che cerco di eliminare col rito della scrittura. Nel 2014 avevo 38 anni e nell’arco di 2 ne avrei avuti 40. L’idea di dare a questi dèi solo due anni di vita era un modo per pormi una domanda fondamentale sulla mia identità e sceneggiarla a fumetti. Per esempio il personaggio di Baal rappresenta un approccio alla mascolinità, mentre altri pezzi vanno in direzioni diverse. Altri ancora sono più legati ad alcune pop star. Come per il personaggio di Woden, un produttore che rende le persone dèi di se stessi. Chi sarebbe potuto essere un buon riferimento visivo? Certamente i Daft Punk. In sostanza si trattava di decidere che cosa rappresentasse un certo personaggio e come mostrare visivamente ed emotivamente tutto questo”.

JMK: “Le pop star sono state un punto di partenza, ma poi il personaggio ha preso vita da solo, diventando davvero se stesso. Ma non c’è mai stata una sola pop star come riferimento, si trattava piuttosto di un archetipo. Diversi aspetti di un singolo musicista sono finiti di altrettanti dèi. Da un punto di vista grafico, durante Young Avengers abbiamo creato questo tumblr dove pubblicavamo una serie di immagini che avremmo voluto usare in WicDiv. Erano risorse visive da cui trarre ispirazione. Ci abbiamo messo sei mesi prima di cominciare a definire il design reale”.

KG: “Il tumblr era pubblico, tutti sapevano che stavamo lavorando a qualcosa, ma senza avere un nome, non avevano idea di che cosa fosse”.

A proposito di nomi, quando siete arrivati al titolo The Wicked + The Divine?

JMK: “Originariamente si sarebbe dovuto chiamare Young Gods, ma Eric Stephenson della Image Comics ci ha fatto notare che esisteva già un fumetto di Barry Windsor-Smith, risalente a venti anni fa, con quel nome”.

KG: “Venendo da Young Avengers, poi, sarebbe stato troppo scontato anche per noi [ridono]”.

JMK: “Abbiamo giocato con diversi The Divine, ma era appena uscito l’omonimo e bellissimo fumetto dei fratelli Hanuka. In fondo però anche The Divine sarebbe stato troppo connesso al solo aspetto divino“.

KG: “Inizialmente lo proponemmo come The Divine + The Wicked, ma Eric ci consigliò di invertire i termini per farlo suonare meglio. A un certo punto avremmo addirittura voluto far uscire ogni numero con due copertine: una con The Divine e l’altra The Wicked. L’intenzione era non rivelare mai l’esatto titolo del fumetto. Ma sarebbe stato un incubo per i venditori! [ridono] Il nome definitivo in fondo è una domanda implicita: che cos’è divino? Che cosa maligno? Si tratta della dualità umana, non c’è una distinzione netta”.

Tornando alla cultura pop, i riferimenti che avete inserito sono tanti. Kieron ha addirittura creato una playlist di 400 canzoni su Spotify da ascoltare leggendo il fumetto. Perché questa contaminazione?

JMK: “Penso che sia un grande problema di alcuni fumetti. I comics sono parte della cultura pop e per questo devono farsi influenzare dalla musica, dal cinema, dalla televisione, dalla moda. È ciò che ho cercato di fare durante tutta la mia carriera. La mia intenzione è prendere tutto questo e creare il nostro fumetto definitivo”.

KG:WicDiv non è solamente una pira funeraria per le mie personalità, è anche una canzone d’amore dedicata a tutto ciò che abbiamo mai amato. Basta prendere tutto ciò che ami dal mondo e tirarlo dentro al fumetto”.

Parlando di industra del fumetto, negli ultimi anni abbiamo assistito a un fiorire di prospettive nuove e originali. Come i personaggi di WicDiv, i comics offrono personaggi di ogni genere, etnia e orientamento sessuale. Pensate che l’offerta sia abbastanza diversificata?

JMK: “Non lo è mai abbastanza, c’è sempre del lavoro da fare. Il prossimo passo da compiere, avendo un così ricco parco di personaggi, è avere una schiera diversificata di autori che se ne occupino. ma anche questo è cambiato drasticamente negli ultimi 5-10 anni. Quando abbiamo cominciato a lavorare a WicDiv, abbiamo voluto rappresentare il mondo così com’è. Il problema con gli universi Marvel e Dc è che si tratta di storie e personaggi creati tra i 50 e i 70 anni fa, ci sono dei limiti in ciò che si può fare con loro”.

KG: “In ogni caso Marvel Comics, il più grande editore americano di fumetti, ha appena lanciato America, un fumetto dedicato a una ragazza queer e latina, scritto da una donna latina e queer. Questo è progresso. Quando abbiamo ricreato proprio questo personaggio in Young Avengers, ci siamo chiesti che cosa mancasse nell’universo Marvel. La risposta è stata ‘una Wonder Woman‘. Così abbiamo sviluppato l’idea di una Wonder Woman con un carattere di strada. È stato furbo, oltre che più divertente che creare un personaggio da zero”.

Più diversità meglio per tutti, quindi.

KG: “Sì, perché ci sono due aspetti della diversificazione: da un lato i lettori vedono personaggi simili a loro, in cui riconoscersi. Un amico con una fumetteria mi ha raccontato che una ragazza è entrata nel negozio e ha comprato un numero di Miss Marvel. Si è fermata a leggerlo in un angolo e ha cominciato a piangere. È bello che ci si possa identificare in senso positivo e umano con personaggi che ci somigliano. Dall’altro lato, invece, storie e personaggi lontani da noi ci rendono in grado di empatizzare con persone diverse. Così si evita di incastrare qualcuno in uno stereotipo. E il senso di WicDiv è anche questo”.

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