giovedì, Agosto 18, 2022

Il futuro della mobilità secondo Ford

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Barcellona – Immaginate un futuro in cui le consegne saranno completamente automatizzate, dove furgoni a guida autonoma percorrono le città, arrivano davanti alla loro destinazione, spalancano gli sportelli e lasciano uscire dei droni che, a loro volta, consegnano le merci fin nelle mani di chi le deve ricevere.

"The City of Tomorrow" secondo Ford“The City of Tomorrow” secondo Ford

Fino a poco tempo fa, uno scenario come questo sarebbe stato buono solo per la trama di un film di fantascienza. Oggi, tra gli affollati stand del Mobile World Congress, è invece uno dei tanti progetti con cui Ford Motor Company descrive la propria visione del futuro della mobilità, così come potrebbe prendere forma in quella che l’azienda chiama “City of Tomorrow”.

Ci vorrà del tempo, ma quel futuro è già iniziato: come racconta Ken Washington, vice presidente Research and Advanced Engineering, viviamo infatti in un’epoca in cui la nuova alleanza tra produttori di automobili e aziende hi-tech come Google, Apple e Amazon sta rapidamente cambiando il modo stesso di concepire le automobili e il modo stesso di spostarsi dal punto A al punto B in un qualsiasi scenario.

Ken Washington, vice presidente Research and Advanced EngineeringKen Washington, vice presidente Research and Advanced Engineering

È una collaborazione che porta grandi benefici per tutti “, spiega Washington “perché da un lato, aziende come Amazon o Google hanno la possibilità di espandere i loro servizi basati su intelligenza artificiale nel vasto mondo dell’automobile, attivando un’enorme quantità di nuove interazioni. Dall’altro lato, aziende come la nostra possono implementare servizi innovativi avanzati semplicemente accogliendo sulle loro piattaforme il meglio della tecnologia sviluppata dai leader di settore”.

Lo scorso gennaio, durante il CES di Las Vegas, Ford aveva annunciato l’integrazione dell’assistente digitale di Amazon Alexa sulle sue auto elettriche. Ora al Mobile World Congress, l’azienda conferma che, entro la prossima estate, il servizio sarà disponibile anche sulle altre automobili, sebbene per ora solo negli Stati Uniti. È un momento cardine nell’evoluzione di ciò che chiamiamo Connected Car, un passo avanti lungo un percorso che il produttore statunitense ha iniziato nel 2007 con l’introduzione del sistema di connessione Sync.

In quella prima fase, il nostro obiettivo era connettere l’utente all’automobile, e per esempio consentirgli di impartire semplici comandi vocali”, spiega Don Butler, direttore esecutivo della divisione Connected vehicle and services. “Poi c’è stata una seconda fase in cui abbiamo dovuto connettere i dispositivi degli utenti al veicolo affinché potessero ascoltare la propria musica, effettuare chiamate tramite bluetooth, o ancora utilizzare le proprie app preferite grazie al sistema AppLink”.

Don Butler, direttore esecutivo della divisione Connected vehicle and servicesDon Butler, direttore esecutivo della divisione Connected vehicle and services

La terza fase di questa evoluzione è ancora in corso e fa perno sulla connessione dell’automobile con il cloud, quindi con l’enorme quantità di servizi che questo è in grado di offrire: “In primo luogo, ora si potrà stabilire una comunicazione bi-direzionale tra la propria auto e l’ecosistema IoT che per esempio abbiamo in casa. Quindi da un lato potremo verificare pressione delle gomme e livello serbatoio mentre siamo comodamente seduti in casa (cosa già possibile), mentre dall’altro si potrà chiedere ad Alexa di chiudere il cancello del garage o spegnere una luce che abbiamo lasciato accesa”, spiega ancora Butler.

E tutto questo, che ricorda molto da vicino Jarvis, l’intelligenza artificiale che assiste Tony Stark/Ironmamn nei fumetti Marvel, non è che una piccola parte di ciò che si potrà fare nel momento in cui le auto connesse invaderanno le nostre strade. Esse infatti sono anche dei veri e propri sensori in movimento, capaci di raccogliere (con il consenso dei proprietari) enormi quantità di dati relativi tanto al proprio funzionamento, quanto ai contesti che attraversano.

Qui si apre uno scenario nuovo e ancora più interessante, perché quei dati non solo potranno essere letti e interpretati dalle case produttrici per migliorare le loro automobili, ma anche e soprattutto confezionati e trasformati in informazioni per coloro che, a tutti i livelli, partecipano all’amministrazione delle città. E che così avranno la possibilità di cambiare a fondo e in meglio il volto delle nostre metropoli, rendendole nel tempo sempre più vivibili.

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