mercoledì, Agosto 10, 2022

Greenleaf, Oprah Winfrey denuncia il malcostume delle chiese afroamericane

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16-25-350-812x522Provate a immaginare se il quadretto della famiglia perfetta della serie tv Settimo Cielo venisse improvvisamente capovolto: niente più buonismo e politically correct, ma un mondo fatto di intrighi, menzogne, omosessualità, adulterio, pedofilia, razzismo ed illegalità. È questa, di fatto, la trama di Greenleaf, la prima serie tv realizzata per il canale di Oprah Winfrey (OWN, Oprah Winfrey Network) e visibile in Italia su Netflix.

Anche in questo caso al centro della storia vi è la famiglia del pastore, anzi del vescovo afroamericano James Greenleaf, leader della chiesa “Calvary” di Memphis. Non si tratta di una semplice istituzione religiosa, ma di una vera e propria attività gestita dalla famiglia Greenleaf che, in questo modo, riesce di fatto a governare la città, vista l’influenza sui fedeli (cosa ben nota ai politici della zona) e le tante generose offerte da parte dei credenti.

Oprah Winfrey, da sempre molto attenta al tema della fede e consapevole del fatto che gran parte dei suoi fan frequentino proprio il genere di chiesa descritta in Greenleaf, sfida il suo pubblico e decide proprio di puntare il dito contro quelle “megachiese” che si allontanano da quanto previsto dalla Dottrina, diventando il centro di affari loschi invece che di fede.

Si tratta di una vera e propria rottura degli schemi, è come se Maria  De Filippi realizzasse una serie tv in cui critica i talent show ed i tronisti.

Oprah Winfrey nel ruolo di zia MavisOprah Winfrey nel ruolo di zia Mavis

La regina della tv americana ritaglia per se stessa un piccolo ruolo all’interno della narrazione: lei è la zia Mavis, la pecora nera della famiglia, colei che ha capito cosa si nasconde dietro la bella facciata e che ha deciso, con l’aiuto della nipote Grace (Merle Dandridge), di portare alla luce il marcio della “Calvary”.

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Un ruolo sicuramente non casuale quello di Oprah Winfrey, che con questo progetto sembra voler far aprire gli occhi a chi si fida ciecamente di presunti leader carismatici.

La sigla di apertura, con il serpente tra Adamo ed Eva, riporta subito alla memoria Wisteria Lane, ed in effetti il clima di mistero misto a leggerezza è proprio quello delle prime stagioni di Desperate Housewives. La bravura dello showrunner Craig Wright (già autore di Lost, Six Feet Under e Dirty Sexy Money) sta proprio nel riuscire a mettere in scena la contrapposizione tra gli evangelici conservatori e la teologia liberale, che, nella sua inclusività, è vista con sospetto al limite dell’eresia, ed allo stesso tempo nel rendere la serie tv piacevole e godibile per credenti e non.

Non è un caso che Oprah Winfrey sia diventata la più pagata ed influente donna dello show business americano e di certo non è un caso che abbia impiegato ben 5 anni dall’inaugurazione del proprio canale televisivo prima di realizzare una serie tv: la regina del tubo catodico si è presa il tempo necessario per poter portare sul piccolo schermo una storia che ha tutte le potenzialità per diventare la Dinasty del nuovo millennio.

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