venerdì, Agosto 19, 2022

Come scegliere l’auto elettrica

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Tesla Model S
E così hai deciso di regalarti un’auto elettrica. Ottima scelta, ma non è facile muoversi all’interno di un mondo che, per quanto piccolo, è ancora pieno di insidie. I modelli non sono tanti, le vetture 100% elettriche si contano sulla punta di una mano, ma sono così diverse tra loro che per fare il grande salto è meglio saperne di più.

Partiamo quindi con una precisazione fondamentale: l’autonomia. In Italia, in media, ogni giorno si percorrono una trentina di chilometri. La maggior parte delle persone utilizza l’auto per il tragitto casa-lavoro-casa e spesso restringe il campo d’azione fermandosi alla stazione degli autobus, della metro o del treno. In questi casi possiamo dire che l’elettrica fa per te. A meno che tu non sia un rappresentante, una persona che macina migliaia di chilometri al mese, l’abbandono dei carburanti fossili è a portata di mano.

Sull’autonomia però c’è ancora qualcosa da dire: innanzitutto i dati dichiarati dalle case.

I marchi nei loro spot e nelle caratteristiche tecniche parlano spesso di ciclo Nedc (New European Driving Cycle, Nuovo ciclo di guida europeo), un test di prestazioni definito dalle direttive della Comunità Europea che è del tutto irrealistico. Per rendere la cosa più semplice fai così: a quel dato togli un terzo e avrai l’autonomia effettiva. Conoscere il ciclo Nedc, però, non basta. L’efficienza di un veicolo elettrico infatti dipende da almeno altri cinque fattori: temperatura esterna, stile di guida, tipo di percorso, incisività della frenata rigenerativa ed uso degli optional di bordo. Per quanto riguarda la temperatura, si è visto che nei climi estremi, sotto i 10 e oltre i 25 gradi circa, si può perdere anche il 26% dell’autonomia. La batteria dei veicoli è come quella dei nostri dispositivi: avere un luogo dove tenerli al caldo come un box o un garage permette di avere più chilometri a disposizione quando si dovrà guidare.

(Foto: Martino De Mori)(Foto: Martino De Mori)

Lo stile di guida è cruciale: la propulsione elettrica offre un’accelerazione da brivido anche su piccoli motori, ma consuma tanto. Per questo motivo i veicoli elettrici hanno sempre un tasto Eco che limita l’incisività dell’acceleratore e rende la guida più fluida. Anche noi però dobbiamo andarci piano con il piede, bisogna essere delicati. Niente accelerazioni da brivido, velocità massima sotto ai 120 km orari e frenata limitata al minimo. I veicoli elettrici infatti raccolgono energia per inerzia, quando le ruote girano a vuoto insomma, e la frenata rigenerativa è una sorta di freno motore all’ennesima potenza. Come stacchi il piede dal pedale lo senti subito che si mette in azione rallentando il veicolo. Il meglio sarebbe quindi evitare brusche frenate e far arrivare l’auto al semaforo rosso o allo stop cercando di basarsi solo sulla frenata rigenerativa. Questo ovviamente è possibile solo se non si corre come folli e così il cerchio si chiude.

Passiamo al percorso: le salite bruciano molta più energia rispetto al piano e, allo stesso modo, le discese ci permettono di ricaricare la vettura. Una salita di un chilometro però brucia più batteria di quanto riusciamo a ricaricarne con una discesa della stessa lunghezza. Alla fine, quindi, nel momento in cui pianifichiamo un percorso è meglio sceglierne uno più lungo, ma pianeggiante che fare scorciatoie tutte sali scendi.

Ed eccoci agli optional: dall’autoradio al condizionatore fino alle luci di bordo, tutto consuma energia, preziosi elettroni che provengono dalla medesima batteria che ci permette di muoverci.

(Foto: Maurizio Pesce / Wired)(Foto: Maurizio Pesce / Wired)

Il meglio sarebbe limitare l’uso di tutto ciò che non è utile: anche spegnere il sistema di infotainment di bordo regala qualche chilometro in più e il condizionatore è un vero mostro mangia energia. Vacci cauto e magari chiudi i finestrini, quando puoi.

Per avere un’idea delle variazioni dell’autonomia dovuti a tutti questi fattori, Renault — nella pagina web dedicata alla sua Zoe — offre un simulatore che consente di regolare diversi parametri per vedere quanti chilometri si potranno percorrere. Un modo divertente e intuitivo per scoprire i misteri dell’autonomia e vedere che i 400 chilometri dichiarati secondo il ciclo Nedc diventano 177 se si va a 120 km/h con una temperatura esterna di 15 gradi e il climatizzatore acceso.

Trovata l’autonomia che fa per noi, passiamo al cuore della vettura: la batteria. Proprio come quello dei nostri dispositivi, anche l’accumulatore dei veicoli elettrici perde efficienza con il tempo.

(Foto: Milo Sciaky)(Foto: Milo Sciaky)

Dopo un tot di cicli di carica, i chilometri a disposizione saranno sempre meno, e per questo molte aziende propongono due opzioni: possiamo acquistare la batteria o prenderla in leasing. La seconda opzione appare preferibile perché, quando la batteria sta per esaurirsi possiamo cambiarla. Meglio quindi informarsi con il concessionario sui costi del prestito e l’eventualità del cambio dopo un certo numero di cicli di ricarica.

Va detto che si fa presto a dire ricarica ma come fare? Molte vetture offrono la possibilità di ricaricare direttamente dalla presa di casa, ma questo è un metodo sconsigliabile per tre motivi. Prima di tutto, l’auto assorbe molta energia rischiando di far saltare continuamente la luce; secondo: il cavo va attaccato direttamente alla presa, non possiamo usare adattatori e, spesso, non abbiamo prese schuko a portata di auto: terzo e più importante: le case automobilistiche consigliano di usare la presa casalinga solo in caso di emergenza, perché in realtà rovina il veicolo. Aggiungiamoci infine che i tempi possono essere biblici, anche di 23 ore, annullando di fatto la comodità dell’elettrico. Per questo si consiglia di installare in garage delle wall box, delle colonnine casalinghe che vengono offerte dalle case automobilistiche o dai fornitori di energia insieme un piano che aumenta i kilowatt disponibili, tipicamente da 3 a 6 kilowatt. Anche qui occhio alle promozioni: ciclicamente compaiono accordi tra le case e le aziende di energia con pacchetti che offrono auto e wall box a un prezzo scontato.

(Foto: Maurizio Pesce / Wired)(Foto: Maurizio Pesce / Wired)

Se si ha invece la fortuna di avere una colonnina vicino casa è tutto più semplice: basta infatti un abbonamento annuale, spesso gratuito, e si paga a consumo. Le formule offerte variano a seconda del fornitore locale di energia, così come i metodi di pagamento. C’è chi permette di usare Paypal, chi la carta di credito, chi sfrutta delle tessere e chi delle app.

E così arriviamo all’ultima, fatidica domanda: conviene comprare un’elettrica? A livello economico possiamo dire di no, i prezzi di uno stesso modello tra elettrico e benzina variano anche di diecimila euro e sebbene il risparmio sul carburante sia notevole, il costo dell’acquisto iniziale non lo ripaga se non dopo diversi anni. In linea generale infatti possiamo dire che una city car elettrica percorre un chilometro con 0,025 euro contro i 0,10 euro di una a benzina.

A livello di praticità invece la storia cambia: tralasciando le conseguenze positive per l’ambiente (zero emissioni) e la vita cittadina (zero rumore), in molte città italiane le elettriche consentono di entrare nei centri storici e nelle ztl, parcheggiare gratuitamente sulle strisce blu, avere posteggi riservati vicino alle colonnine e risparmiare su bollo e assicurazione. Una bella differenza rispetto all’estero, dove gli incentivi abbattono il prezzo d’acquisto e di esercizio anche di un terzo. L’Italia insomma ancora non è pronta ma questo non deve scoraggiarci.

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