lunedì, Agosto 8, 2022

L’ultimatum della Ue all’Italia: subito una manovra da 3,4 miliardi

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Ricordate la telenovela dei conti italiani e lo stagionale tira e molla che caratterizza Roma e Bruxelles quando di parla di bilancio? Bene, la richiesta della Commissione di racimolare quei 3,4 miliardi di euro che ci servono per non sforare il Patto di Stabilità è diventato un ultimatum: le coperture dobbiamo trovarle subito. Entro aprile. E se non le troviamo dovremo restituire (leggi: fare a meno) anche una parte del di Fondo Flessibilità pari ad altri 3,4 miliardi. Si tratta del capitolo investimenti grazie a cui l’Italia ha potuto beneficiare di spazio di manovra per scongiurare l’aumento dell’Iva.

La notizia non arriva di sorpresa, ma rispetto ai mesi scorsi c’è un elemento di preoccupazione in più visto che non si tratta solo di garantire coperture ma di non perdere la camera iperbarica che negli ultimi tre anni ha concesso al Paese di riportare entro limiti di salvaguardia la pressione economica. Se la Commissione andrà avanti ci ritroveremo con una dolorosa manovra correttiva più la perdita dei benefici ottenuti sino ad oggi.

Precisazione: non siamo ancora in procedura di infrazione, ma l’Ue minaccia di commissariare la nostra sovranità nel settore politiche economiche se non manteniamo in fretta le promesse fatte a fine 2015 per ottenere la grazia: e cioè fare riforme strutturali a cominciare dalle pensioni e dal lavoro (su questi due punti torniamo tra un attimo).

Quali sono le conseguenze per noi? Anzitutto significa non poter più rimandare l’aumento di alcune voci di imposta, come l’Iva appunto.

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In seconda battuta c’è il rischio di tagli agli investimenti per la riforma delle pensioni e tagli lineari applicati in fretta e furia  su voci altrettanto sensibili pur di evitare di perdere lo spazio di flessibilità. C’è poi il nodo finanziamenti per le emergenze terremoto e per il capitolo immigrazione che Bruxelles aveva tenuto fuori dalla richiesta corretttiva da 3,4 miliardi e dalla restante parte del fondo di flessibilità – e attualmente quelle voci non sono in discussione anche se nel rapporto dei tecnici europei c’è un sibillino riferimento a un “tenuto conto anche dei 5,5 miliardi concessi per l’emergenza terremoto e migranti”… – Eppure con una procedura di infrazione che sembra non più sospesa ma in pieno riavvio è lecito chiedersi se, anche solo indirettamente, quei capitoli di spesa non subiranno un contraccolpo.

Avevamo già il rapporto di Bruxelles a ricordarci che la flessibiltà concessa sui nostri conti, che la pazienza insomma, stava esaurendo. Ma  non è bastato la previsione di +1% sul nostro Pil per questo e per il prossimo anno a convincere la Commissione  che le azioni intraprese prima dal Governo Renzi e ora dal Governo Renzi bis (aka esecutivo Gentiloni) siano la prova di uno sforzo correttivo rispetto a quanto intimatoci.

E qui dovremmo fermarci a riflettere un attimo: nel documento in cui i tecnici europei analizzano le criticità dei conti italiani e che finirà sul tavolo dell’Eurogruppo il prossimo 20 marzo, si mette nel mirino la perdita di slancio delle riforme iniziate da Renzi. Per l’Unione europea il Jobs Act e gli 80 euro erano un segno positivo. Il rapporto, in sostanza, ha nostalgia di riforme che – a parte il timido Jobs Act – riforme vere e sostanziali non sono. L’impatto degli 80 euro è stato deludente rispetto alle aspettative.

Quindi la domanda è: cosa vuole davvero la Commissione dall’Italia se condiziona la salvezza dei conti nazionali all’adozione di politiche economiche e fiscali che hanno funzionato solo a metà? Se per Bruxelles la ricetta sono gli 80 euro la flessibilità possiamo usarla direttamente per mandare la nostra economia gambe all’aria.

L’idea è che si voglia solo mettere pressione al Governo perché rientri di quei 3,4 miliardi: aggiustata quella partita gli spauracchi cadranno. Il problema è che con gli ultimatum e gli scambi di rapporti ad alta tensione mediatica si crea solo confusione e si mette a rischio la stabilità politica e finanziaria di un paese. L’Italia, dal canto suo, dovrebbe farsi furba e spendere e investire tutto il margine concesso sulla flessibilità in modo più coraggioso (delle proposte di Boeri per i conti pensionistici, ad esempio, abbiamo già detto). Sulle porte delle sale riunioni dell’Eurogruppo più che commissione finanza dovrebbe comparire la scritta: “maneggiare con cura”.

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