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Brexit, che cosa succede adesso?

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brex(foto: Getty Images)

Il primo ministro britannico Theresa May ha firmato, nella giornata di martedì 28 marzo, la lettera con la quale il Regno Unito chiede l’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona per uscire dalla Unione europea, la Brexit. Un passaggio obbligato per rispettare la decisione scaturita dal referendum del giugno 2016 (vinse il fronte del Leave); ad avallare la decisione del governo di chiedere l’uscita anche un doppio passaggio parlamentare. May in giornata riferisce anche in Parlamento sul via all’operazione Brexit.

La missiva sarà consegnata oggi a Donald Tusk, il presidente del Consiglio europeo (verso le 13:30 ora italiana): le tempistiche sull’operazione, a nove mesi dal voto, erano state svelate nei giorni scorsi. Per la prima volta un paese decide quindi di uscire dall’Unione: l’articolo 50 del Trattato non pone condizioni di merito in relazione al diritto di uscire ma stabilisce passaggi procedurali.

Il paese uscente notifica la sua intenzione al Consiglio europeo.

Linee guida vengono approntate da parte del Consiglio al fine di consentire all’Unione di negoziare e concludere con il paese uscente un accordo per le modalità del ritiro e tendendo conto di un quadro generale di relazioni tra il paese che lascia e quelli che restano. L’accordo viene concluso a nome dell’Unione dal Consiglio, che lo deve deliberare a maggioranza qualificata, dopo aver ottenuto il via libera del Parlamento.

Due anni è più o meno il tempo concesso; dopo l’appartenenza britannica alla Ue finirebbe comunque a meno che il Consiglio e il Paese decidano di prolungare i tempi per trovare un accordo.

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La conseguenza legale del ritiro è la fine dell’applicazione dei Trattati, che cessano di essere applicabili allo Stato interessato  a decorrere dalla data di entrata in vigore dell’accordo di ritiro.

I due anni di tempo servono per l’accordo sulle modalità di uscita, mentre per arrivare a mettere nero su bianco la tipologia di relazione che legherà Londra e la Ue nel futuro su alcuni temi ci vogliono specifici negoziati e un altro accordo.

Nel momento in cui l’ambasciatore britannico a Brussel, Sir Tim Barrow, consegnerà a mano la notifica a Tusk, cominceranno i vari passaggi procedurali della Brexit, che devono portare il Regno Unito a uscire. Una missiva, quella di May, che gli stessi funzionari Ue dovranno leggere con attenzione, per eventualmente rilevare “sorprese”, scrive il Guardianrispetto a quanto annunciato dal primo ministro qualche mese fa (per esempio, la certezza sulla volontà di recedere dal mercato comune).

Le linee guida, citate appunto dall’articolo, saranno poi presentate ai leader Ue a un summit in programma il prossimo 29 aprile, come da annuncio di Tusk.

Si apre quindi una fase affascinante, anche per il suo carattere inedito, e complessa: l’accordo di separazione va a definire infatti aspetti nodali, come i diritti dei cittadini comunitari che risiedono nel Regno Unito e viceversa, gli impegni economici britannici assunti come Stato membro e anche il tema della frontiera, visto che il Regno Unito confina con un paese Ue come l’Irlanda. Decisivi saranno quindi i negoziati che si svolgeranno secondo gli orientamenti del Consiglio e delegando all’ex Commissario Michel Barnier , scelto come capo negoziatore della Ue verso il Regno Unito, per l’attuazione.

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