mercoledì, Aprile 24, 2024

Aerei, l’intelligenza artificiale frutterà 23 miliardi di euro

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aereiLa cifra è impressionante: 23 miliardi di euro. E forse anche qualcosa di più. Si tratta dei risparmi che l’implementazione di soluzioni di intelligenza artificiale potrebbero fruttare a uno specifico comparto industriale e dei servizi, per quanto pachidermico: quello del trasporto aereo. Lo racconta un rapporto firmato dalla Sita, la specialista IT che trasforma il viaggio aereo con la tecnologia, ed emblematicamente battezzato – visto il tema – The future is predictable.

Ma come e da cosa arriveranno questi soldi? Come faranno, insomma, a rimanere in tasca alle compagnie che potranno utilizzarli per fini diversi e generalmente migliori? Arriveranno dai risparmi sui piccoli e grandi imprevisti che influiscono sulla regolarità del volo. Che sono un costo notevole. I tanto odiati ritardi legati per esempio comportano slittamenti a catena che inficiano la redditività di una singola giornata di volo di un aeromobile. Figuriamoci se li si moltiplica per tutti gli apparecchi di tutte le compagnie. Ma sono un costo anche per gli scali, che si vedono costretti a modifiche dei piani di gestione degli slot di decollo e atterraggio e dei gate, oltre che a un afflusso inaspettato nell’aeroporto. E così via, gli esempi – in un settore tanto complesso come quello dell’aviazione commerciale – potrebbero essere centinaia. Dalla preparazione dei velivoli ai disguidi nelle operazioni di imbarco e sbarco fino allo smarrimento dei bagagli.

Stando al documento preparato da Sita, la risposta non è la semplice tecnologia.

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È l’intelligenza artificiale, il cognitive computing, l’analisi predittiva e altre soluzioni che possano proiettare le aerolinee e gli aeroporti un po’ più in là. Cioè aiutarle a prevedere e preparare, non solo a correggere, le cause delle irregolarità come quelle elencate sopra e di molte altre. Con un obiettivo: migliorare le performance del settore, l’esperienza di viaggio e, come si diceva, liberare risorse per investimenti virtuosi. Il rinnovo delle flotte, le spese negli scali, nuove soluzioni di intrattenimento o per la sicurezza e così via. Se c’è un elemento che si dimentica nella narrazione sull’intelligenza artificiale è proprio questo: quante risorse economiche possono essere sganciate da capitoli di spesa obbligati per puntare ad altri.

A quanto pare, non si tratta di scenari futuristici. Un po’ come l’automotive, quello aeronautico è uno dei settori di punta nell’innovazione e nella ricerca. Secondo il rapporto poco meno della metà delle compagnie aeree e degli aeroporti adotterà strumenti predittivi nell’arco del prossimo decennio. E qualche operatore è già oggi al lavoro, precursore nell’utilizzo di queste tecnologie. In particolare sperimentando modelli previsionali, di apprendimento automatico e di analisi dei big data. Da quelli passa spesso il calcio d’inizio per un’efficace soluzione di intelligenza artificiale. Sono la benzina che consente alle capacità di calcolo di prevedere il futuro. O almeno di provarci.

Compagnie aeree e aeroporti vogliono eliminare, il più possibile, i fattori di incertezza dell’esperienza di viaggio – ha spiegato Dave Bakker, presidente di Sita Europa, ha dichiarato – su questo punto stiamo concentrando gli investimenti. Il nostro team di ricerca, Sita Lab, sta sviluppando un sistema di allarme per le interruzioni e strumenti predittivi che utilizzino dati specifici del settore e dati pubblici, come Twitter, per vincere questa grande sfida e ridurre questi costi, ingenti per il settore”. Meteo, dati storici, social network, analisi: tutte informazioni in pasto agli algoritmi che aiuteranno chi ha la responsabilità operativa a capire in tempo reale come neutralizzare ogni rischio.

Molto del lavoro e delle ricadute dell’intelligenza artificiale ruota anche alla raccolta dei dati e alla loro elaborazione per proporre ai passeggeri informazioni utili e soluzioni alternative. Qualche esempio: poter informare il viaggiatore direttamente sullo smartphone sull’esatta posizione del proprio bagaglio oppure quanto manca esattamente al suo imbarco considerato il livello di affollamento del terminal, così da invitarlo ad accelerare il passo o a prendersela comoda. Nei prossimi tre anni il 91% delle compagnie investirà risorse in business intelligence, l’84% in servizi cloud, altrettante in analisi predittive e il 68% nel cosiddetto Internet delle Cose. In quest’ultimo caso, per esempio, i dati da raccogliere saranno di tipo diverso: dallo stato di salute degli equipaggi ai livelli di consumo fino al monitoraggio dei passeggeri.

Tornando ai numeri più strettamente legati all’intelligenza artificiale e al cognitive computing, il 23% delle compagne investirà sul primo fronte nel giro di un triennio (ma forse anche prima, la forchetta considerata va da uno a tre anni), così come il 24% degli aeroporti mondiali. Una quota che praticamente raddoppia all’estendersi del periodo considerato dall’indagine, cioè da sei a dieci anni.

Quanto agli scali, se il 33% ha già sviluppato soluzioni intelligenti per la gestione dello staff, il 30% riceve aggiornamenti sui voli tramite l’Aviation Information Data Exchange e il 27% è in grado di tracciare i movimenti a terra di tutti i mezzi, queste percentuali saliranno rispettivamente all’87, 73 e 68% entro la fine del 2019. Si tratta dell’antipasto alla vera e propria implementazione dell’intelligenza artificiale: senza informazioni di questo tipo, infatti, non si può infatti volare da nessuna parte.

Insomma, da una parte le soluzioni di AI serviranno alle compagnie per risparmiare e gestire meglio la flotta. Dall’altra costruiranno un’esperienza di viaggio senza intoppi per il passeggero, dal marciapiede all’imbarco. Un esempio è l’aeroporto londinese di Gatwick: qui diverse aree di attività sono tracciate in modo da misurare le performance ed arrivare a prevedere ogni volta le soluzioni gestionali più efficaci. “Analizzando i dati generati nello scalo in tempo reale abbiamo una comprensione complessiva del flusso dei passeggeri nell’aeroporto così come delle operazioni di terra, facendo in modo che i percorsi siano più efficienti possibile – raccontano dallo scalo – ci siamo insomma mossi dal ‘come facciamo?’ al ‘cosa stiamo facendo?’. Ora possiamo anche rispondere alla domanda ‘Cosa faremo?’”. L’obiettivo è per esempio quello di far passare i controlli di sicurezza ai passeggeri in cinque minuti o anche meno. I big data, e le previsioni sui flussi, consentono questi risultati. Ma compagnie e aeroporti si affidano ovviamente anche a partner esterni, a fornitori terzi e università. Lo fanno in molte, da Emirates a JetBlue passando per Klm.

Tutto, insomma, sta cambiando anche nei cieli. “Gli allarmi di prognostica consentiranno alle nostre squadre di ingegneri e di manutenzione di determinare in anticipo eventuali problemi nei nostri componenti e nei sistemi per ridurre al minimo le interruzioni operative” spiega per esempio Jim Jackson, il cui titolo di lavoro è tutto un programma: “predictive maintenance engineer” della statunitense Delta. “Questi sistemi ci aiuteranno anche a massimizzare il servizio dei nostri A330, nonché l’efficienza e l’affidabilità dei sistemi così da trasformare e soprattutto programmare le operazioni di manutenzione”.

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