venerdì, Aprile 12, 2024

Far East Film Festival 2017: diario del Day 5

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La quinta giornata del Far East Film Festival 19 si apre da subito all’insegna del gran pienone, complice il tempo che non invita certo a scampagnate fuori porta. Raramente abbiamo visto il Teatro Nuovo così colmo di persone lungo tutto l’arco della giornata.
Torna dopo solo un anno ad Udine il regista Eiji Uchida con il suo Love and Other Cults (leggi la nostra recensione qui) in prima mondiale. Il film ricalca lo stesso stile secco e a volte crudo, ma venato da una profonda ironia, che già avevamo apprezzato l’anno scorso con Lowlife Love, presentandoci una storia di emarginazione giovanile nella provincia giapponese che ruota intorno a due personaggi che cercano il loro spazio, in un mondo sempre meno incline al rapporto interpersonale, travolti da nichilismo e violenza. Anche in questa aridità di fondo c’è spazio però per il sentimento e per la purezza d’animo che giace sotto una coltre di squallore.

Il coreano The Last Princess di Hur Jin-ho è un drammone storico che ruota intorno alla figura dell’ultima rappresentante della casa reale coreana, deportata in Giappone e riportata in patria solo negli Anni ’60. Per ammissione dello stesso regista nei titoli di testa, la storia è molto più romanzata che aderente alla realtà storica: si focalizza da un lato sulla figura della giovane principessa e dall’altro su quella di un giornalista che all’epoca della guerra era un alto ufficiale, il quale tentò di riportare in Corea la donna. È proprio quest’ultimo il soggetto narrante di una storia che oltre all’ovvio spirito nazionalistico (che abbiamo visto emergere sempre più frequentemente nei film coreani degli ultimi anni incentrati sull’occupazione giapponese) riversa sul pubblico le consuete situazioni drammatiche strappalacrime. The Last Princess è comunque film dalla livrea notevole ed elegante, quasi da kolossal, che proprio nella ricostruzione storica sfarzosa ha il suo aspetto più interessante.

My Uncle è il secondo film che il regista giapponese Nobuhiro Yamashita presenta ad Udine quest’anno. Una commedia un po’ stralunata sul curioso rapporto che si crea tra un ragazzino e il suo zio paterno, un fannullone che si spaccia come filosofo e che nella vita non conclude mai nulla che non sia una bella serie di guai. Il film non ha grandi pretese e poggia le sue basi su atmosfere da commedia che soprattutto nella prima parte risultano piacevoli, salvo poi nella seconda appiattirsi un po’ su una storia che sta in piedi con molta difficoltà.

Il momento clou della giornata giunge in serata con la consegna del Gelso d’Oro alla carriera a Feng Xiaogang che presenta il bellissimo I Am Not Madame Bovary (leggi la nostra recensione qui), i cui titoli di testa sono preceduti da un messaggio video che Fan Bingbing, protagonista meravigliosa del film, ha inviato alla platea del FEFF 19. Il lavoro di Feng che ha mietuto successi in ogni angolo del pianeta, è un efficace e sfavillante racconto della Cina moderna attraverso le disavventure di una donna di provincia alle prese con un falso divorzio. Critica aspra e carica di sottile ironia dell’apparato burocratico periferico dell’amministrazione cinese, il film contiene un preciso messaggio politico che va nella direzione auspicata dal potere centrale: lotta alla corruzione e all’odioso interesse dell’apparato burocratico verso il cittadino. Lavoro che come pochi negli ultimi anni sa coniugare armoniosamente uno stile visivo bellissimo con una sostanza narrativa, I Am Not Madame Bovary conferma la grandezza assoluta di Fan Bingbing in una interpretazione che ha ricordato la Gong Li degli esordi.

La giornata si chiude con l’horror filippino di Erik Matti Seclusion, che racconta il ritiro spirituale di una settimana cui vengono sottoposti i preti cattolici prima di prendere i voti in una sorta di reclusione che dovrebbe dimostrare la loro forza di fronte alle tentazioni del demonio. La presenza di una ragazzina in odore di santità e di una monaca misteriosa crea un ambiente claustrofobico nel quale fede e demonio si scontrano, fondendosi con quelle peculiarità da fede pagana e di superstizione che contaminano il cattolicesimo filippino. Ben costruito e con una fotografia rimarchevole, Sesclusion vacilla, e non poco, a causa di una sceneggiatura non impeccabile, però come horror a sfondo religioso ha i suoi pregi.

La giornata di domani vivrà su un altro degli eventi annunciati di questa rassegna: la presentazione in quasi prima mondiale del restauro di Made in Hong Kong di Fruit Chan (che sarà presente) cui ha contribuito in maniera decisiva proprio il FEFF in un’altra di quelle operazioni degne di lode che ruotano intorno all’ambiente del festival.

Il nostro giudizio ai film visionati:

Love and Other Cults

The Last Princess

My Uncle

I Am Not Madame Bovary

Seclusion

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