mercoledì, Aprile 24, 2024

Far East Film Festival 2017: incontro con Eiji Uchida per Love and Other Cults

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Al Far East Film Festival non si va una volta sola. Tornano gli appassionati, per immergersi nelle storie proposte dai tanti film asiatici presenti ogni anno nel programma. Tornano spesso e felicemente gli autori che quelle storie le raccontano, colpiti dal clima che si respira a Udine durante quei giorni in cui si vive dei sogni, delle emozioni, delle riflessioni regalati dal cinema. Riecco dunque al FEFF, un anno dopo l’apprezzato Lowlife Love, Eiji Uchida. Uno dei registi giapponesi più interessanti del panorama indipendente. Questa volta al Far East con l’anteprima mondiale di Love and Other Cults (leggi la nostra recensione qui).
Un film che presenta dei tratti in comune con il precedente, confermando il preciso indirizzo del cinema di Uchida: l’interesse per storie di provincia, per personaggi ai margini, soli, per una gioventù senza molte prospettive, chiusa in un ambiente dal quale è difficile uscire, che opprime e spinge al nichilismo. Uno sguardo sulla società mediato da uno stile che si serve anche dei toni da commedia nell’affrontare certe tematiche, provocando così un effetto grottesco capace di dare al film un riuscito senso di disorientamento. “Mi piace trattare tante problematiche, ma in maniera pop“, spiega il regista facendo riferimento tra le altre cose a una divertente scena del film, quella di un malavitoso che sfrutta i sussidi statali, con la quale vuole anche sottolineare come “i soldi delle tasse sono usati molto di più per aiutare gli anziani rispetto ai giovani“.
Insomma meglio essere anziani. È dura per i giovani, soprattutto per chi ha una difficile situazione familiare come Ai. Ancora bambina viene mandata in una bizzarra setta dalla madre, una fanatica religiosa che nell’arco del film abbraccia anche altri culti. “Sono cresciuto anche io tra più religioni. Ho conosciuto da vicino non solo il buddismo e lo shintoismo che ci sono in Giappone, ma anche il cattolicesimo perché fino a 11 anni ho vissuto in Brasile“.
Uchida è infatti nato a Rio de Janeiro e tracce esteriori delle origini sudamericane sembrano ritrovarsi anche nel suo look caratterizzato da un immancabile cappello nero. Stravagante, come i suoi film, gentile come quasi tutti in giapponesi con chiunque si avvicini per chiedergli una foto o un autografo. Una simpatia contagiosa condivisa con uno degli interpreti del suo film, anche lui a Udine: Anthony. Un comico di colore, di origini americane ma giapponese. “Do grande importanza alla fase del casting – racconta il regista – e per un ruolo in particolare volevo un meticcio, cercavo qualcuno con la faccia cattiva, anche se poi abbiamo scelto Anthony“. Un gigante buono, al suo esordio come attore, volto del film insieme a una bravissima Sairi Ito nel ruolo della protagonista Ai. “Un personaggio che riprende quello di un’attrice con un passato difficile. Il film è nato così, da lei che mi ha parlato della sua storia“, sottolinea Uchida che racconta anche qualche particolare del lavoro fatto con la giovane interprete. “Nel film c’è una scena di nudo, inserita perché la ritenevo necessaria, ed era la prima per lei. Ne abbiamo discusso tanto, mentre per il resto, per la creazione della psicologia della ragazza, le ho lasciato molta libertà ed è stata davvero brava“.
Al cinema in Giappone la vedranno in estate, intanto Uchida ha già pronto un altro progetto. “Un thriller con tematica LGBT, basato su un manga“. Tappa obbligata per ogni regista giapponese, quella dell’adattamento di un manga, che Uchida, c’è da scommetterci, saprà personalizzare con il suo stile.

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