venerdì, Aprile 12, 2024

Far East Film Festival 2017: incontro con Giddens Ko, Eugenie Liu e Angie Chai per Mon Mon Mon Monsters

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Una delle delegazioni più simpatiche quest’anno al Far East Film Festival (se non contiamo la spumeggiante Mattie Do dal Laos con il suo Dearest Sister) è stata quella del team del sorprendente film horror taiwanese Mon Mon Mon Monsters, formato dal regista e scrittore Giddens Ko, l’attrice Eugenie Liu e la produttrice Angie Chai.
Il film, che si svolge in una high school ed è un’allegoria del bullismo e dei suoi effetti, alterna forti tinte dark ad una comicità piuttosto dissonante ed ha ricevuto molti consensi dal pubblico in sala.
Abbiamo incontrato il terzetto, di un contagioso buon umore, per scoprire, dietro le quinte, qualcosa in più su questa bizzarra e originale opera.
Il regista Giddens Ko si autodefinisce subito uno “scrittore che ogni tanto fa un film“. Ha infatti al suo attivo vari romanzi di successo e alcuni sono diventati film come il suo You Are the Apple of My Eye del 2011, una classica e solare high school romance di enorme successo in patria. “In questo caso però – puntualizza Koper la prima volta non ho usato un mio romanzo ma ho creato una sceneggiatura originale perché sentivo che questo era un lavoro diverso e aveva bisogno di un percorso diverso“.
C’è effettivamente un cambio di tono molto radicale dai mie precedenti lavori. You Are the Apple of My Eye è stato scritto e prodotto in un momento della mia vita positivo e spensierato, ma in questi ultimi anni ho attraversato un periodo molto difficile e problematico e scrivere Mon Mon Mon Monsters mi ha aiutato, è stato il mio percorso di guarigione“. Non stupisce che il film sia il prodotto di un doloroso percorso interiore. Mon Mon Mon Monsters, infatti, in modo irriverente e a volte farsesco, affronta dei disagi adolescenziali molto seri, e pur essendo spesso comico è in realtà intriso di dolore.
Ko ha avuto la geniale trovata di inserire nella storia due feroci mostri mangiatori di uomini per catalizzare l’attenzione sulle dinamiche di branco, etica, colpa e redenzione. “Il film ha bisogno di un mostro cattivissimo, per mettere in luce i veri mostri. I mostri del mio film hanno un’etica nella loro mostruosità che li tiene al di sopra degli altri personaggi. In questo film ho introdotto degli elementi irreali e surreali per poter parlare meglio di una realtà importante“. Il bullismo è la realtà importante a cui Ko si riferisce e purtroppo anche i condizionamenti del gruppo che possono spingere la vittima a diventare a sua volta tormentatore.
C’è un po’ della mia esperienza personale in questo film. Ho trovato particolarmente difficili gli anni in cui ero a scuola, avevo tante ansie, soprattutto rispetto ai rapporti e alle dinamiche sociali di gruppo“. Ko continua citando un ricordo doloroso. “A scuola mi ero unito ad un gruppo di ragazzi che facevano delle cattiverie ad un nostro compagno di classe. Io in realtà non ho mai fatto nulla, ma mi divertivo e non li fermavo. Poi pochi anni fa abbiamo formato una chat per ricordare i tempi di scuola e tutto ci sembrava così roseo e divertente. Quando una sera il compagno che trattavamo male mi telefonò per affrontarmi, è stata un’esperienza dolorosissima. Continuava a chiedermi il perché e io non sapevo rispondere. Ho auto paura che potesse fare un gesto disperato quella notte e ho continuato a pensarci mentre giravo il film“.
Ko ringrazia più volte la sua produttrice per l’opportunità di ‘redenzione’ che gli ha offerto. Angie Chai, la produttrice, ci racconta ridendo che è stata un po’ raggirata da Ko. “Quando mi ha approcciato per Mon Mon Mon Monsters, mi ha detto che sarebbe stato un film low budget, addirittura girato da smartphone. Conoscendo il grande talento di Ko, ho accettato volentieri pensando che oltre all’ottimo prodotto avrei anche avuto un buon profitto. Ma Ko ha cambiato idea molto presto e abbiamo finito per spendere 30 volte il budget iniziale. Ma mi sono fidata di lui e ne è valsa la pena!“. Lo può ben dire: Mon Mon Mon Monsters, oltre ad essere un film fresco, originale e brillante, è anche tecnicamente raffinato e molto moderno.
Ma chiediamo all’attrice Eugenie Liu di raccontarci la sua esperienza, sicuramente la più bizzarra. Eugenie è infatti una bellissima ‘idol’ di serie televisive. Giovanissima e dai lineamenti delicati, è irriconoscibile nel film perché interpreta il terribile mostro. “Tutti mi dicevano che ero pazza ad accettare e che non aveva senso come mio primo ruolo cinematografico perché sarei stata truccata in maniera irriconoscibile”, rivela l’attrice. “Ma io ho amato l’idea fin dall’inizio ed ero emozionatissima che Ko avesse chiesto a me di ricoprire quel ruolo. È stata una sfida difficile, molto fisica e faticosa. Solo di trucco ci volevano due ore prima e due ore dopo ogni ripresa e quando si girava portavo delle lenti a contatto che mi rendevano completamente cieca. Conservo ancora pagine e pagine di appunti sui suoni che dovevo produrre. Ko mi ha aiutata molto e mi ha consigliato di cercare di vivere come un ‘mostro’ per sentirmi più nella parte. Mi ha detto di non lavarmi i capelli e di non farmi la doccia per quanto potessi resistere ed è stata un’esperienza interessantissima e mi sono divertita tantissimo“.
L’affiatato gruppetto si è poi avviato alla conferenza stampa, moderata da Kevin Ma (una vecchia conoscenza dei ‘netizen’, ora webmaster di Asiaincinema.com e collaboratore del FEFF), dove Giddens Ko ha parlato ai ragazzi delle scuole di cinema, confessando che come prossimo progetto vorrebbe realizzare un finto musical. Cosa intendesse per ‘finto’ non era molto chiaro a nessuno, ma a questa rivelazione la produttrice ha dato il suo appoggio incondizionato ed Eugenie Liu si è fatta assicurare una parte. E con la promessa di presentarlo a Udine in un paio di anni i tre ospiti si sono congedati.

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