martedì, Giugno 28, 2022

Come va l’industria degli elettrodomestici italiani

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Dal 2011 Candy chiudeva i bilanci in rosso. L’azienda di elettrodomestici, nata nel dopoguerra per la produzione di lavatrici, ha rivisto l’utile nei conti dell’anno scorso: 12 milioni di euro. Anche le passività sono rientrate, da 30 milioni a 2,2 milioni. Beppe Fumagalli, amministratore delegato ed erede della dinastia dei fondatori, è convinto di poter raddoppiare in cinque anni il fatturato. Dal miliardo di euro del 2016 a due miliardi entro il 2021.

Il manager ha stilato un piano in quattro fasi per rilanciare una società che ha attraversato anni di buio pesto: crescere in Europa, acquisire quote di mercato in Russia e Medio oriente, vendere almeno 4 milioni di lavatrici in Cina in tre anni e investire 105 milioni di euro nelle ricerca di nuovi elettrodomestici. Nelle scorse settimane la famiglia Fumagalli, che controlla il gruppo, ha approvato anche un prestito da 70 milioni di euro. La società di analisi Gfk ha riconosciuto a Candy una delle crescite più galoppanti in Europa.

Oggi ha una quota di mercato del 5% e l’ad vuole raddoppiare almeno nel segmento delle lavatrici.

Nonostante i positivi risultati nelle vendite, le ferite della crisi bruciano ancora. Fumagalli dichiara ufficialmente come Candy sia “uno dei simboli dell’italianità”, ma negli anni la produzione è stata delocalizzata a spron battuto, dalla Turchia alla Cina. “Abbiamo fortemente delocalizzato negli anni passati. Purrtroppo, dico io, anche se ora la situazione è stabile”, ammette Fumagalli.

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Mentre nel quartier generale di Brugherio, cittadina in provincia di Monza che ha dato i natali a Candy, l’ultimo piano di tagli al personale è stato frenato solo dalla firma di un contratto di solidarietà. Si prevedevano 373 esuberi, per due anni sono stati congelati.

Anche sulla Electrolux pende la spada di Damocle della fine degli ammortizzatori sociali nel 2018.E al momento i livelli di occupazione non sono saturi. Ci sono più persone rispetto ai livelli di produzione”, spiega Roberta Roncone, la sindacalista che segue Electrolux per la Fim Cisl. Electrolux è uno dei colossi degli elettrodomestici prodotti in Italy. Nel 2014, però, la crisi esplode e 1.200 posti di lavoro rischiano di saltare.

I nomi di potenziali compratori si rincorrono nei corridoi del ministero dello Sviluppo economico, che interviene nella partita, ma nessuno si fa avanti. Alla fine si giunge all’accordo, che tiene in piedi i cinque stabilimenti del gruppo svedese in Italia. Ritualmente fa capolino interessato a valorizzare un pezzo della compagnia. “Di recente si parlava della Seleco, che fa televisori. Voleva investire nella reindustrializzazione dell’area di Pordenone, assorbendo 70-80 lavoratori. Doveva presentare un piano entro luglio, ma non si è più saputo nulla”, osserva Roncone.

La mossa di Seleco avrebbe fatto comodo alle trattative dei sindacati con l’azienda. Se a Pordenone la produzione si mantiene a un buon livello, a Solaro, in Brianza, lo stabilimento arranca. Il rischio è che la dirigenza di Electrolux dichiari esuberi, quando finiranno i sussidi dello Stato. Per questo, secondo i sindacati, l’intervento di Seleco arrivava al momento opportuno: assumendo dipendenti in Friuli, liberava caselle da compensare con i livelli occupazionali di Solaro. Le storie di Seleco ed Electrolux si intrecciano dal 1984, quando la prima nasce come costola dell’allora Zanussi elettronica assorbita dalla compagnia svedese.

Il valore aggiunto del settore elettrodomestico nell'Europa a 28 (Ceced)Il valore aggiunto del settore elettrodomestico nell’Europa a 28 (Ceced)

Da decenni i produttori italiani di elettrodomestici soffrono la crisi. Nel suo ultimo rapporto di settore Ceced, l’associazione di categoria a livello europeo, stima che tra il 2008 e il 2014 il giro d’affari dell’industria italiana dell’elettrodomestico sia crollato del 27% a 8,6 miliardi di euro. In media, l’Europa a 28 ha perso il 16%, ma l’Austria ha ceduto il 31%, Regno Unito e Grecia il 32%, la Spagna il 34%, la Svezia (paese natale di Electrolux) il 59%, l’Olanda il 63%. Secondo Eurostat, però, l’Italia è il secondo Paese per valore aggiunto dall’industria degli elettrodomestici: 1,9 miliardi di euro, dietro i 3,1 miliardi della Germania.

In Italia gli addetti del settore sono circa 35mila, su un totale comunitario di 200mila, con uno stipendio medio di 28mila euro annui, vicini ai 29mila della media Ue. È un dato significativo, visto che la media europea tiene conto di buste paga pesanti come i 49mila della Germania, i 47mila dell’Olanda, i i 43mila dell’Austria e i 42mila della Svezia, contro i 7.400 della Lituania, i 6mila della Bulgaria, i 5.700 della Romania e i 3.500 della Lettonia. Se si prende il grafico dei Paesi in cui la produzione cresce e quelli in cui crolla, salvo la Germania, le posizioni sono invertite. È l’effetto della delocalizzazione, che ha tenuto nei Paesi d’origine i quartier generali con le dirigenze dai salari d’oro e assunto altrove le tute blu.

Il valore del segmento smart nei diversi componenti della categoria elettrdomestici (Ceced)Il valore del segmento smart nei diversi componenti della categoria elettrdomestici (Ceced)

La media dell’Italia, al contrario, rispecchia la tenuta di alcuni impianti di produzione, nonostante le sferzate della crisi. Whirlpool ha spostato il quartier generale italiano dalla storica sede di Comerio, in provincia di Varese ed eredità della Ignis, all’area di Expo. Il trasloco degli uffici e dei 600 dipendenti che vi lavorano fa parte di un piano di 500 milioni di euro di investimenti destinati al Belpaese. Nello stabilimento di Electrolux a Susegana, in Veneto, il primo di giugno la rappresentanza sindacale ha appeso un manifesto in cui si annuncia che gli operai torneranno a lavorare otto ore e che dopo le ferie si prevedono sabati di straordinario, visto che la produzione di frigoriferi dovrebbe raggiungere 830mila unità rispetto alle 820mila inizialmente previste.

Gli sconti fiscali per chi compra elettrodomestici hanno dato fiato al settore. Il bonus elettrodomestici è il cugino di quello per i mobili. Se si ristruttura una casa, lo Stato rimborsa fino al 50% dell’importo per l’acquisto di apparecchi di classe non inferiore alla A+ (A per i forni). La detrazione vale per una spesa massima di 10mila euro, che deve essere effettuata durante l’anno. Quando il governo ha deciso di prorogare la misura, i produttori hanno tirato un sospiro di sollievo. Alla fine dello scorso, tirando le somme degli affari, Ceced Italia scrive che l’elettrodomestico in Italia “conferma nel 2016 il buon andamento dello scorso anno e si avvia al 2017 con la prospettiva di un mercato nazionale, che potrà essere vivace grazie anche alle incentivazioni per l’acquisto mobili” e auspica “iniziative a supporto dei prodotti smart, quelli tecnologicamente più avanzati, che incominciano ad affermarsi sul mercato”.

Oggi la sfida è sull’elettrodomestico smart. Candy ha avviato tre anni fa il piano strategico per gli apparecchi intelligenti. Oggi l’azienda ha 200mila clienti connessi in wifi ai propri apparecchi, che nel 2019 dovranno diventare 1,5 milioni. L’ultimo nato è il forno Watch&touch, che si comanda a distanza e contiene un ricettario in video da consultare. Fumagalli spiega che il gruppo ha partecipato “a un bando di Regione Lombardia sugli elettrodomestici connessi perché vogliamo connettere lo stabilimento di Brugherio con i fornitori. Lo abbiamo vinto e siamo stati selezionati. È un progetto da 5 milioni di euro, di cui tre milioni li mette la Regione”.

In parallelo, in Cina Candy punta ad affermarsi nel segmento delle lavatrici, che sono il suo cavallo di battaglia. L’azienda ha siglato un accordo con il colosso orientale Hefei Meiling per vendere in tre anni quattro milioni di unità. Le lavatrici, d’altronde, sono il veicolo più diffuso per far esplodere la rivoluzione intelligente. Ceced Europa calcola che tra il secondo trimestre del 2015 e lo stesso periodo del 2016, le vendite di apparecchi smart nel vecchio continente sono quasi triplicati, da 88 milioni di euro a 225 milioni. E la fetta maggiore della spesa è per le lavatrici, che valgono più del 60% del totale tra otto categorie di apparecchi.

Anche Whirlpool sta scommettendo le sue carte sugli elettrodomestici intelligenti. A settembre il colosso lancerà nei negozi italiani la collezione W, nata dalla collaborazione di tutti gli uffici di design del gruppo. I prodotti sono stati presentati in anteprima a Castiglione di Sicilia, alle pendici dell’Etna, dove Whirlpool ha riunito i rappresentanti delle catene di distribuzione. La lavatrice della serie è la prima in Europa ad avere il cassetto del detersivo sulla sommità dell’apparecchio e non frontalmente e con una ricarica si assicura fino a 50 cicli di lavaggio.

I tecnici di Whirlpool hanno insistito sulle funzionalità smart degli elettrodomestici, con cui si comunica tramite un’applicazione sul cellulare. La app permette alla lavatrice di memorizzare gli stili di lavaggio o di spedire al forno le ricette che si vogliono realizzare. Tuttavia, se si vuole scegliere in quale momento conviene far partire la lavastoviglie per risparmiare sulla bolletta, il consumatore deve impostare i dati a mano. “Ci aspettiamo che in un prossimo futuro le società elettriche possano fornire questa informazione via web, nel qual caso la app si aggiornerebbe automaticamente”, spiegano dall’azienda.

La spinta del mercato italiano all’elettrodomestico smart ha convinto Accenture ad aprire a Milano il suo quarto centro Acin, una sorta di showroom delle tecnologie del gruppo da mostrare a potenziali clienti e investitori. Nel frattempo la direzione generale Connect della Commissione europea sta mettendo a punto un’etichetta di sicurezza per gli apparecchi connessi, sulla falsariga di quella energetica. L’obiettivo è orientare i clienti a comprare elettrodomestici dalle difese più robuste, per impedire che il contagio di virus informatici si propaghi attraverso le reti di frigoriferi, lavatrici e forni.

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