mercoledì, Giugno 29, 2022

Fatti da parte Mummia, c’è Tom Cruise

Must Read

Questo articolo è stato pubblicato da questo sito

[embedded content]

Non sono grandi anni per il cinema d’azione americano.
Mentre quello asiatico, nonostante non abbia disponibilità di denaro inferiori, continua a preferire l’azione dal vivo e i veri atleti come protagonisti, Hollywood vive un rapporto complicatissimo con la computer grafica, ne usa in abbondanza sia per film immensi dal costo spropositato sia per scene che (apparentemente) non ne avrebbero bisogno, ma dall’altra parte rimpiange moltissimo gli anni in cui non c’era e occorreva fare tutto dal vero.
La mummia, nonostante avrebbe beneficiato di venti minuti in meno, mostra una delle migliori vie di mezzo tra il necessario ritocco e l’indispensabile concretezza, cioè la definizione di film d’azione moderno. E lo fa, ancora una volta, sul corpo resistente ad ogni invecchiamento di Tom Cruise.

Nonostante il protagonista di La mummia dovrebbe essere la mummia, in realtà è Tom Cruise. E per fortuna.
A 54 anni Cruise continua ad essere l’unico attore d’azione a sfidare l’età senza fare nessuna ironia, senza tenere conto dell’anagrafe, senza mostrare in alcun modo il passare del tempo.

Mentre i suoi coetanei o quelli più anziani di lui abbracciano i segni del tempo e li sottolineano nei loro film per dare ai personaggi l’aria di chi sfida anche gli acciacchi, lui no. In uno sforzo di rimanere davvero eternamente giovane, che è sempre più ammirabile al passare degli anni, Cruise regala a La mummia la consueta dedizione e anche grazie a questo, il film è uno dei migliori pacchetti di azione, avventura ed esotismo visti negli ultimi anni.

Leggi anche

L’horror ovviamente non c’entra più nulla. Siamo all’alba di un nuovo universo condiviso (sempre se l’incasso lo consentirà), cioè di una serie di film che la Universal vuole realizzare a partire dalle sue proprietà intellettuali classiche (l’uomo lupo, Dracula, Frankenstein, il mostro della laguna nera, il dr. Jekyl e mr. Hyde e per l’appunto la mummia), un film a testa tutti connessi tra di loro come quelli Marvel e DC. Del resto anche negli anni ‘30 dopo i singoli film sono cominciati ad uscire i vari Frankenstein contro l’uomo lupo e via dicendo.
Per il momento però (e fino all’ultima scena) questo è un film di Tom Cruise, in cui il villain è una mummia millenaria risvegliata per errore proprio da lui, militare a caccia di tesori in Iraq (che poi era l’antica Mesopotamia come ricorda un cartello iniziale).

Un film di Tom Cruise vuol dire un film fatto di stunt realizzati per la maggior parte dal vero (almeno quando riguardano lui) e uno in cui l’eroe non è per nulla al passo con i tempi ma fieramente anacronistico.
C’è un momento in cui è particolarmente evidente, quando nel battibecco con l’archeologa che lo accompagna alla scoperta della tomba/prigione della mummia viene svelato che i due già si conoscono, poche sere prima hanno condiviso una notte d’intimità e lei, per fargli male, dice davanti ad altri che sono stati “15 secondi non memorabili”. Lui fa la faccetta. Risate. In un film moderno sarebbe finita lì e si sarebbe passati ad altro. Ma non in uno con Tom Cruise. Una scena dopo, in un dialogo privato, lui le chiederà come mai ha mentito sottolineando che invece era durato molto di più e lei ne era stata molto soddisfatta. Non sia mai.

Nessuno più intende il protagonista maschile in questo modo: un uomo vero che deve dimostrare di esserlo in tutti i modi, che non ha nemmeno un difetto nella lunga lista di obblighi di gender. Soprattutto nessuno alla sua età continua ad impegnare il proprio fisico in questa maniera fino a che davvero non sembra passato un anno da Mission: Impossible 2.
La Mummia beneficia non poco da tutto ciò e specie nella prima parte, che oscilla tra Indiana Jones e Uncharted, con una lieve preferenza per il secondo a giudicare dai meccanismi delle trappole e da come vengono attivati ma anche proprio da come è vestito Tom Cruise.

Chiunque nutrisse davvero dei dubbi sulla capacità che ancora ha quest’attore di animare da sé un intero film (e qui lo aiuta non poco Alex Kurtzman, regista che capisce bene il potenziale che ha a disposizione) può guardare anche solo la scena in assenza di gravità, girata davvero in assenza di gravità, andando in picchiata con un aereo. Ci sono voluti 64 ciak per farla bene e si vede, perchè alla fine Tom Cruise e Annabelle Wallis hanno una scioltezza senza pari nel muoversi a gravità 0. Cose del genere, messe tutte insieme, fanno effettivamente un film d’avventura, lo rendono concreto.

[embedded content]

Non è infatti la mummia e la sua maledizione (abbastanza generiche), non è Russell Crowe nei panni del dr. Jekyll (interessante ma insufficiente) e nemmeno la scena in cui vediamo nel suo ufficio indizi degli altri mostri a dare anima ad un primo capitolo di universo condiviso (pura accademia in anni di cinefumetti), ma la maniera in cui la sua azione è interpretata, in cui il protagonista sembra subirla sul proprio corpo e rialzarsi, in cui fatica ad uscire indenne da ogni sequenza. Come già capito con l’Iron Man di Jon Favreau è la spinta propulsiva che un film riesce a dare e le promesse che questa implica, quel che anima un intero universo.

Vuoi ricevere aggiornamenti su questo argomento?

Segui

- Advertisement -spot_img
- Advertisement -spot_img
Latest News

L'Alfa Romeo Giulia in 11 film polizieschi

L'Alfa Romeo Giulia nasce nel 1962, nel pieno del boom economico italiano del Dopoguerra. È una berlina elegante con...
- Advertisement -spot_img

More Articles Like This

- Advertisement -spot_img