venerdì, Maggio 24, 2024

5 miti da sfatare sull’estate al mare

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L’estate è cominciata ed è meglio ricordare alcune bufale che circolano sulla vita da spiaggia. Eccone 10, tra meduse, creme solari e caldo

L’estate (almeno quella astronomica) è cominciata. Con il solstizio del 21 giugno, infatti, si entra ufficialmente nel periodo estivo e le vacanze si fanno sempre più vicine. Pronti a lunghi bagni in mare e a pisolini sotto le fronde? Per placare la vostra voglia di viaggiare e prepararvi alle tanto agognate ferie abbiamo deciso di raccogliere alcuni dei miti più radicati che riguardano la spiaggia.

1. Pipì e meduse(Foto: Getty Images)

(Foto: Getty Images)

Si tratta di una leggenda metropolitana che va avanti da decenni (e che vi avevamo già raccontato): secondo il mito, fare pipì sulla puntura di una medusa riuscirebbe ad alleviare il dolore e ridurre l’irritazione (Lo si vedeva anche in una vecchia puntata di Friends). L’ammoniaca contenuta nell’urina, secondo questa teoria, sarebbe in grado di neutralizzare il veleno della medusa. Peccato che non sia vero e, anzi, l’imbarazzante procedura potrebbe peggiorare la situazione.

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Piuttosto la soluzione migliore sarebbe anzitutto sciacquare la parte con acqua di mare (meglio evitare quella dolce) e rimuovere con pinzette o una semplice tesserina di plastica i tentacoli eventualmente rimasti attaccati alla pelle.

Per diminuire il dolore, invece, si dovrebbe conoscere il tipo di medusa, ma più in generale, secondo una rassegna pubblicata nel 2013 da ricercatori italiani e statunitensi su Marine Drugs, la soluzione migliore sarebbe usare analgesici (orali o topici), bicarbonato, acqua calda, ghiaccio o – solo per alcuni tipi di meduse – il comune aceto.

2. Si può fare il bagno dopo mangiato?mare

Genitori e nonni ce lo dicevano sempre da bambini: meglio attendere almeno tre ore dopo il pasto, prima di buttarsi nuovamente in acqua. Dopo una abbondante porzione di parmigiana di melanzane (da evitare in generale, visto il caldo estivo) secondo la saggezza popolare non sarebbe il caso di entrare in mare o in piscina, perché la differenza di temperatura potrebbe bloccare la digestione, scatenare un malore e rendere più probabile un annegamento.

Ma la saggezza popolare, in questo caso, non va molto d’accordo con la medicina. Lo ricordano anche i pediatri di Uppa: non esistono prove scientifiche che dimostrino una correlazione tra bagno dopo mangiato e persone che affogano. L’unica situazione eventualmente rischiosa riguarda il brusco impatto di acqua fredda sul viso. “In questi casi si scatena una violenta reazione nervosa riflessa che rallenta la frequenza cardiaca e abbassa la pressione arteriosa per cui, se il tutto dura più di qualche secondo, il cervello va in blocco e si affoga anche in pochi centimetri di acqua“, scrivono i pediatri. Basta quindi l’accortezza di bagnarsi gradualmente, lasciando modo al corpo di abituarsi alla temperatura. Ed evitare di bere alcolici, uno dei fattori che più sono responsabili dell’annegamento.

3. Perché in estate fa più caldo
santa lucia
Sembra molto facile: in estate fa più caldo perché il nostro pianeta è più vicino al Sole. E invece no, in realtà nel periodo estivo la Terra si trova (almeno per quanto riguarda l’emisfero in cui ci troviamo) nel tratto del suo percorso più distante dalla nostra stella. Le diverse stagioni e le conseguenti variazioni di temperatura, infatti, non dipendono dal tragitto che la Terra compie attorno al Sole, ma piuttosto dall’inclinazione dell’asse terrestre.

L'asse di rotazione della Terra e il piano dell'orbita non sono perpendicolariL’asse di rotazione della Terra e il piano dell’orbita non sono perpendicolari

L’asse attorno a cui la Terra ruota su se stessa, infatti, è inclinato di circa 23 gradi rispetto al piano che il pianeta descrive intorno al Sole, come si vede dalla figura in alto: se la linea immaginaria che passa tra polo Sud e Nord fosse perpendicolare, tutte le aree della Terra riceverebbero durante l’anno la medesima quantità di luce. L’inclinazione dell’asse, invece, determina una differenza nella quantità di luce che i due emisferi (boreale e australe) ricevono e una conseguente alternanza di periodi di maggiore freddo e caldo. Durante l’estate boreale, per esempio, il nostro emisfero è inclinato verso il Sole, è colpito dai suoi raggi più direttamente e quindi fa più caldo, mentre nello stesso momento l’emisfero australe, dove è inverno, ha un’inclinazione opposta e dunque vi fa più freddo. Il ragionamento inverso si può fare per l’inverno boreale e l’estate australe.

4. Che cos’è il fattore di protezione solare?(foto: Getty Images)

(foto: Getty Images)

È quel numeretto cui tutti fanno attenzione quando si sceglie una crema solare: due cifre che dovrebbero orientraci verso una protezione più o meno forte. Ma cosa rappresenta davvero il fattore di protezione solare o Fps? Generalmente si crede che metta in relazione il tempo che impieghiamo a scottarci con o senza il filtro protettivo della crema. Basta un esempio: se generalmente impiegheremmo 10 minuti a scottarci, con un fattore di protezione 15 saremmo in grado di tutelarci per 150 minuti, 2 ore e mezza (si moltiplica 15 per 10). Peccato che la vicenda non sia davvero così semplice.

Il numero della protezione solare, infatti, è collegato alla percentuale di un tipo di raggi ultravioletti (gli Uvb) che vengono filtrati dalla crema. Con una protezione 15, per esempio, vengono assorbiti o riflessi circa il 93% degli Uvb, mentre uno schermo 30 protegge solo fino al 97%. Come potete vedere, al raddoppiare dell fattore l’effetto di protezione non aumenta di molto. È per questo che in Europa si parla di creme solari con Fps superiore a 50 come di schermi 50+ e non esiste più la protezione totale: mettere un fattore più alto sarebbe ingannevole per il consumatore. Quando scegliete una crema solare, inoltre, fate attenzione non solamente all’Fps relativo agli Uvb, ma controllate che schermi anche dai raggi ultravioletti A (gli Uva). E, qualsiasi sia la vostra carnagione, spalmatevi sempre, spesso e abbondantemente.

5. Che cosa significa affogare(foto: Getty Images)

(foto: Getty Images)

Persone che si sbracciano convulsamente, facendo rumore e alzando schizzi d’acqua. Così il cinema e la televisione mostrano spesso la scena in cui qualcuno affoga. Ma anche in questo caso la finzione esagera parecchio la realtà. Ciò che accade mentre una persona non riesce più a stare a galla, infatti, dipinge un quadro molto diverso. Un conto infatti è il momento in cui qualcuno si sente in pericolo e riesce ad attirare l’attenzione, un altro invece riguarda la situazione in cui si sta davvero affogando.

In questo caso, si tratta di un avvenimento più veloce e silenzioso. Nei 20-60 secondi prima di affogare, infatti, scatta una reazione istintiva e il nostro corpo cerca di respirare l’aria in ogni modo possibile. In generale cominciano una serie di movimenti laterali delle braccia, per cercare di tenere la testa fuori dall’acqua, mentre proprio il capo viene reclinato all’indietro per evitare che la bocca e il naso vengano sommersi. Le gambe, invece, restano quasi immobili. Si tratta di una situazione facilmente fraintendibile, proprio perché non appariscente, ma che bagnini e guardiaspiaggia sono addestrati a individuare.

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