mercoledì, Gennaio 26, 2022

Università italiana tra le più care in Europa (e con poche borse di studio)

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Entro metà settembre saranno circa 270mila gli studenti che si immatricoleranno presso gli atenei italiani (dati Miur relativi alle immatricolazioni 2014/2015). Come attesta uno degli ultimi rapporti della Fondazione Res, il numero di immatricolazioni è sceso del 20% in dieci anni (2004/2005-2014/2015), dato che trova conferma anche nel fatto che  l’Italia è tra i fanalini di coda per numero di laureati in UE (24%) rispetto alla media Ocse (37%).

Per chi decide di immatricolarsi non solo c’è anche il danno, ma pure la beffa: l’Italia, con Olanda e Regno Unito, possiede uno dei sistemi universitari più cari d’Europa e nel contempo non garantisce ai propri studenti un numero di borse di studio adeguato. Si registrano rilevanti differenze nell’importo delle tasse tra Nord e Sud: gli atenei delle regioni settentrionali possono esigere fino a 1300 euro di tasse, mentre al Sud la media non supera i 500 euro annui.

Come spiega l’ultimo rapporto Anvur, solo il 20% degli studenti italiani riescono a beneficiare di una borsa di studio, mentre per il restante 80% non c’è alcuna forma di sostegno economico.

Ci sono però anche alcune buone notizie: mentre lo scorso anno il Fondo di finanziamento ordinario delle università (FFO) diminuiva, in termini reali, del 22,5%, quest’anno è stato rimpinguato con 223 milioni di euro, che verranno erogati entro il 30 di settembre. I fondi verranno incrementati in modo strutturale a partire da quest’anno e ad assicurarseli saranno le regioni che investiranno maggiormente sul diritto allo studio, con un meccanismo variabile incrementale.

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Una novità importante, se si considera che uno studente su 4 non può ricevere una borsa di studio per mancanza di fondi. Questo permetterà anche di abbattere il numero degli idonei senza borsa, un problema tutto italiano. Non si può ignorare, in questo contesto, la posizione di diverse università italiane che nel tempo hanno stabilito delle rette che – per legge- si possono definire illegittime. I “Limiti alla contribuzione studentesca” sono stabiliti all’art. 5 del d.P.R. n. 306/1997: le tasse pagate dallo studente non possono superare il 20% dell’importo del finanziamento ordinario dello Stato ovvero il budget erogato alle Università a mezzo FFO. Se le tasse universitarie superano questo limite sono illegittime: un caso tra i molti ha riguardato nel 2010 l’Università di Pavia, che è stata condannata a rimborsare 8 milioni di euro di tasse pagate in eccesso. Ma l’elenco delle università che negli anni hanno imposto tasse troppo alte comprende l’Insubria di Varese, l’Università di Bologna, quella di Milano e Milano Bicocca, l’ateneo padovano, quello veronese e altri ancora.

Per gli studenti però ci sono anche buone notizie: da poco è entrata in vigore la No tax area, in fase di adozione in diversi atenei italiani, che stabilisce che tutti gli studenti con un Isee inferiore ai 13mila euro saranno esentati dal pagamento delle tasse universitarie.

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