Le leggende metropolitane in Italia

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Prima delle fake news erano le leggende metropolitane. Entrambe le espressioni, infatti, sono state usate per descrivere qualunque tipo di falsità entrasse in circolazione nel dibattito pubblico. Eppure, almeno per quanto riguarda le leggende metropolitane, esiste una definizione pratica abbastanza precisa e condivisa (a livello tecnico le cose sono più complesse). Le tipiche leggende metropolitane (o contemporanee, o moderne, visto che non sempre sono ambientate in grandi città) sono narrazioni di (presunti) eventi accaduti ai giorni nostri.  La natura apocrifa di queste storie, però, spesso può essere svelata anche da un superficiale fact-checking.  Per quanti siano a conoscenza della storia, che viaggia molto per passaparola (per i folkloristi Foaf, friend of a friend), i dettagli rimangono sfuggenti: nomi, cognomi, luoghi, date. Più sinteticamente, alla maniera di Jan Brunvand, professore e pioniere del loro studio, le leggende metropolitane sono “storie improbabili raccontate come vere”. 

9788867058297_0_0_0_75Cacciatori di leggende
Queste storie, nel nostro paese, sono ben rappresentate e dal 1990 esiste un centro per la loro raccolta: il Ceravolc, Centro per la raccolta delle voci e leggende contemporanee. Il lavoro del Ceravolc è ben conosciuto dai folkloristi che studiano queste leggende, e ha incassato l’apprezzamento dello stesso Brunvand, soprannominato Mr leggenda metropolitana. Il promotore del centro, Paolo Toselli, per alcuni anni ha pubblicato un notiziario sulle leggende contemporanee chiamato Tutte storie (oggi liberamente scaricabile), e nel 1994 ha pubblicato per Sonzogno La famosa invasione delle vipere volanti….e altre leggende metropolitane dell’Italia di oggi. Assieme a Il bambino è servito (1991) di Cesare Bermani e altre opere, è stata una delle prime raccolte di leggende contemporanee del nostro paese.

Ora, dopo aver rinnovato anche il sito del Ceravolc, il libro è tornato con una nuova edizione aggiornata pubblicata da Ledizioni. Quali sono, allora, le leggende metropolitane diffuse nel nostro paese? E che cosa ci raccontano di noi?

Made in Italy
Anche se non è sempre facile stabilirlo, di alcune leggende l’Italia può vantare i natali. Un esempio è proprio quello delle vipere lanciate nei boschi dagli elicotteri degli ambientalisti. Sembra che tutto sia nato come scherzo goliardico a metà degli anni ’70 a Reggio Emilia. I giornali ricevettero una serie di comunicati firmati dall’inesistente Gruppo Ripristino Ambiente Selvaggio, che annunciavano il lancio di vari animali selvaggi (tra cui vipere) contro i cacciatori. E i giornali naturalmente ne parlarono, prima quelli locali e poi quelli nazionali. I comunicati non citavano aerei o elicotteri ma usavano l’espressione lanciare, usata nel gergo tecnico dei ripopolamenti. È plausibile che l’idea delle vipere usate contro i cacciatori, unita a questo particolare, abbia acceso la miccia dell’immaginazione. Il Gras si perse nella memoria, sostituito da associazioni esistenti come il Wwf, e comparvero aerei e elicotteri dediti al loro lancio. Visto che la leggenda apparve in Francia negli stessi anni, ed è difficile seguirne il percorso, Toselli specifica che non si può avere l’assoluta certezza della nostra paternità, ma sembra ragionevole.

Un’altra leggenda tutta nostra è quella della famigerata fontana di Craxi, cioè quella di Piazza Castello a Milano. Smontata per i lavori della metro nel 1959, sarebbe riapparsa negli anni ’80 ad Hammamet, a decorare i giardini del latitante in Tunisia. La fontana era rimasta in un magazzino comunale ma, essendo i lavori della metro finiti da un pezzo e perse le tracce della fontana, con tangentopoli la fantasia cominciò a viaggiare. Dal marzo del 2000 la fontana è tornata al suo posto, e non è mai stata in Tunisia.

Oppure ancora la strana disavventura della coppia perugina con un uovo di cioccolato, oggetto di una pubblicazione accademica e recentemente ricordata proprio qui su Wired. Un esempio storico è invece Pippo, l’aeroplano conosciuto nel nord Italia durante la seconda guerra mondiale, di cui si è occupato lo storico Cesare Bermani in Spegni la luce che passa Pippo (Odradek, 1996). Pippo, si diceva, di notte avrebbe bombardato ogni luce, e senza preavviso, e lo si poteva riconoscere dal caratteristico rumore. A seconda dell’area geografica poteva essere sia un nemico crudele che un difensore, ma sempre chiamato con lo stesso nome, Pippo.

Variazioni su tema
Ma la maggior parte delle leggende sono variazioni sul tema di motivi antichi, e spesso universali. Come le fiabe, spesso hanno elementi umoristici, pruriginosi o macabri, ma quasi sempre racchiudono un insegnamento morale o un avvertimento.  Per esempio le storie sugli amanti incastrati sono ben rappresentate nel nostro paese, e anche oggi capita di leggerne su giornali. I dettagli cambiano, anche molto, ma la radice della storia è sempre la stessa. La prima traccia scritta della leggenda risalirebbe addirittura al medioevo. Nel libro del 1372 Livre pour l’enseignement de ses filles du Chevalier de La Tour Landry, che l’autore Geoffroy IV de la Tour Landry scrisse come manuale per le sue figlie, due amanti vengono puniti da Dio in persona per avere fatto sesso sull’altare di una chiesa. Questa leggenda, come a volte accade, è stata presa sul serio da qualche scienziato. Dal XIX secolo le riviste mediche cominciarono a parlare di penis captivus come se si trattasse di una precisa condizione medica.  Ma ammesso che, per una serie di circostanze (es. vaginismo), due amanti necessitino di aiuto per separarsi, la quantità di casi segnalati ogni anno nel mondo supera di gran lunga la manciata di quelli effettivamente verificati.

L’Italia ha avuto anche una sua versione dei coccodrilli/alligatori nelle fogne, tradizionalmente associata alla città di New York. Ma le storie di mostri sotterranei sono probabilmente qualcosa di ancestrale, e da noi invece dei rettili, abbiamo messo i roditori. Da metà degli anni ’80, in concomitanza con il disastro Chernobyl, si sono diffuse storie su un topo di 25-50 chili che frequentava Napoli e dintorni. A volte questo supertopo (noto come Capo topo), creato dalle radiazioni, era cieco e/o bianco: un altro tratto, spiega Toselli, in comune con le leggende degli alligatori. Il fatto che un ratto (e non un topo) possa raggiungere dimensioni ragguardevoli, e la confusione con le nutrie, potrebbe aver alimentato la leggenda.

Leggende e razzismo
Scrive Toselli: “Come sappiamo tra i temi prevalenti delle leggende c’è lo straniero, l’altro, il diverso, colui di cui conosciamo poco o nulla. E sicuramente la figura del “cinese” in Italia incarna perfettamente questo “topos” che favorisce la proliferazione di svariate narrazioni leggendarie”

E in effetti in Italia le leggende metropolitane sui cinesi sono ben rappresentate, e sono tutte sono esplicitamente razziste. Dalla carne di cane dei ristoranti, ai rapimenti per traffico d’organi, fino al fatto che non morirebbero mai. Ma sono probabilmente i rom quelli più bersagliati nelle nostre leggende. Tutti qui sanno che sono dediti a rubare bambini, e in particolare sarebbero le  donne perpetrare il crimine, occultandole sotto la loro ampia sottana. Poi abbiamo la demenziale storia, alimentata dalle nostre forze dell’ordine, dei segni sul campanello.

Media cacciatori o propagatori di fake news?
Leggendo il libro di Toselli ci si rende conto, una volta di più, di quanto siano surreali alcune posizioni sulle cosiddette fake news. Infatti, se le leggende metropolitane tenderebbero a nascere spontaneamente, le fake news (che non sono certo una novità) possono essere deliberatamente create per vari motivi. Ma i due fenomeni si compenetrano e hanno molte affinità, tra cui i canali di diffusione. Si parla di post-verità come se sia esistita un’età dell’oro dell’informazione, ma di questo Eden distrutto da internet e dai social media, non sembra sia rimasta traccia. E di certo non in Italia, dove le leggende metropolitane continuano a diventare notizie.  Prendiamo le bufale sui bambini rapiti dai rom: di rapimenti mai avvenuti ne hanno parlato i principali quotidiani, e basta fare un giro sui loro motori di ricerca per trovare facilmente notizie, anche recenti, che fantasticano dei segni degli zingari.

Non si tratta, quindi, solo riempire periodi di notizie lente quando non esistevano i siti dei quotidiani e le loro colonne di destra, come forse è accaduto con le vipere a altri casi. Nel bel mezzo della psicosi per l’epidemia hiv/Aids, per esempio, le leggende italiane si sono propagate grazie a giornali e televisione, piuttosto che nonostante essi. Un altro caso interessante riguarda certe notizie che uscivano mentre l’Italia era scossa dallo scandalo Tangentopoli.

Apparentemente, non c’era giorno senza che in un bar, in un ristorante o in un altro esercizio, il socialista di turno fosse accolto da accese proteste di impiegati e avventori e costretto alla fuga. Addirittura, si parlava di attracchi rifiutati alle lussuose imbarcazioni che alcuni di questi possedevano, o di sbarchi sforzati da traghetti. È assolutamente vero che ci sono stati alcuni casi documentati di politici affrontati dalla folla (basta pensare alle monetine su Craxi), ma i giornali pubblicarono per veri tutta una serie di racconti ai limiti della credibilità che dipingevano il politico di turno in fughe rocamboleschi per sottrarsi alla vergogna. Nonostante le smentite (in molti casi il politico nemmeno si trovava sul presunto luogo dell’aggressione) i racconti proseguivano e, anche se ne parlava il giornale, erano solo voci non verificate. E questo mese nella cronaca si parlava, per l’ennesima volta, di una presunta rapina con l’ipnosi.

Come scrive Toselli sul rapporto tra leggende metropolitane e media:

“Storie come queste sono probabilmente sempre esistite, ma mentre nei secoli scorsi circolavano in un’area ristretta, tramite un sistema di tradizione orale, oggi si nutrono e viaggiano anche sui canali dei media internazionali. Anzi i “narratori” di queste storie citano il resoconto giornalistico di simili episodi a sostegno della loro indiscutibile realtà.”

Mentre la Commissione europea lancia anatemi contro le fake news prodotte dai russi (rigorosamente su internet), e finanzia con (pochi) soldi un bizzarro piano per combatterle in vista delle elezioni europee, potrebbe valere la pena aprire i libri di storici e folkloristi sulle leggende metropolitane.

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