5 ragioni per conoscere il fumettista Igort

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Napoli, si avvicina l’estate, è tempo di Comicon. La più importante fiera di fumetti del Sud Italia è in corso in questi giorni (25-28 aprile) e reca con sé una carrellata di interessanti novità per gli amanti dei fumetti, dei manga, dei giochi e annessi e connessi. Tra le più attese vi è l’anteprima cinematografica dei primi 6 minuti del film 5 è il numero perfetto, esordio alla regia di Igort, al secolo Igor Tuveri.

Il lungometraggio racconta le vicende di Peppino Lo Cicero (Toni Sorvillo), un guappo della Napoli anni ’70, ormai ritirato a vita privata. Quando però suo figlio cade vittima di un tradimento, Peppino torna in pista e dinanzi a lui si apre una strada sanguinosa di vendette e revolver. Il film, che vede anche la partecipazione di Valeria Golino, si ispira all’omonima graphic novel scritta e disegnata dallo stesso Igort (Coconino Press, 192 euro, 18 euro.

Igort, classe 1958, è uno dei grandi maestri del fumetto d’autore italiano, ma è anche molto di più. Musicista, regista, sperimentatore, la sua carriera e la sua attività hanno lasciato un’impronta enorme nell’editoria italiana dei fumetti. Ecco 5 ragioni per cui è un delitto non conoscerlo.

5. È stato uno dei protagonisti della scena indie italiana degli anni ’80

La carriera di Igort parte in sordina in uno dei periodi di maggior fervore per il fumetto indie tradizionale, quello delle fanzine e delle avanguardie artistiche, quando farsi distribuire e conoscere era un bel problema per i fumettisti esordienti, decenni prima che il web aprisse le porte agli aspiranti artisti offrendo loro sogni di immediata ed evanescente popolarità. Dalla storica rivista underground Frigidaire alla francese Métal Hurlant (ispiratrice della statunitense Heavy Metal), Igort si fa notare grazie alla capacità di unire una linea pulita e rigorosa alla sperimentazione grafica.

Nel 1983 fonda il collettivo avanguardista Valvoline, che troverà casa nella rivista Alter Alter di Rizzoli, e darà origine a spinoff e iniziative artistiche come il musical teatrale Melodico Moscovita del gruppo Slava Turdu!!. Cantautore, lo stesso Igort, che negli anni ’80 e ”90 non abbandona mai la propria vocazione musicale oltre che pittorica, pubblicando albi da solista con lo pseudonimo Radetzky e gli isotopi o Los Tres Caballeros. Igort non resta fermo, fonda case editrici (Dolce Vita, Fuego, Due, Black), pubblica in Italia e in Francia, per approdare infine a mete lontanissime dagli esordi. 

4. È uno dei pochi autori occidentali ad aver disegnato manga per il Giappone

Tanti autori europei o statunitensi si sono appropriati (o hanno scimmiottato, a seconda dei risultati) dello stile dei manga, dopo il loro boom di popolarità in occidente, soprattutto a partire dagli anni ’90. Igort ha seguito un percorso diverso. Affascinato dalle stampe giapponesi, da quel mondo di “segni apparentemente semplici che celavano una sapienza misteriosa”, come lui stesso li definisce, prende contatti con la casa editrice Kodansha, li corteggia, li convince di essere stato, in una vita precedente, giapponese. Inizia una collaborazione non facile, con i ritmi imposti dalla rigorosa disciplina del lavoro giapponese che fanno sudare il giovane Igort, con un editor che non fa alcuno sconto per la provenienza “occidentale” del disegnatore e le differenze culturali. Ma è anche una collaborazione duratura e fruttuosa, che nell’arco di oltre 15 anni vede l’autore produrre diverse opere di rilievo non solo per Kodansha ma anche per altre riviste e case editrici di rilievo come Magazine House Tokyo e Hon Hon Do, per poi firmare una storia a 4 mani con il musicista premio Oscar Ryuichi Sakamoto.

3. Ha esposto alla biennale di Venezia 

Il successo internazionale vale a Igort una serie di riconoscimenti e collaborazioni anche nel campo del design. È il 1992 quando disegna uno Swatch bestseller illustrandone il quadrante con Yuri, un ragazzo a bordo di una bizzarra nave volante: le influenze giapponesi sono evidenti, il personaggio diventa poi in Giappone il protagonista di una serie di storie brevi. I disegni di Igort conquistano così il design, il suo tratto si ritrova su stoffe e vestiti, tappeti, giocattoli, sculture. Da qui l’invito da parte del regista Pedro Almodovar e Christian Leigh ad esporre alla Biennale di Venezia nel 1994, dove partecipa con le sue opere al fianco di altri artisti contemporanei come Warhol e Koonz nella mostra I will love you more than my own death.

2. È tra gli esponenti di spicco del graphic journalism

La produzione “matura” di graphic novel di Igort è contrassegnata dalla svolta del graphic journalism con la serie dei Quaderni: i Quaderni giapponesi Coconino Press(, 176 pp, 19 euro) e I Quaderni giapponesi 2: il vagabondo dei manga (Oblomov edizioni, 181 pp, 20 euro), in realtà quasi un graphic diary, in cui Igort racconta e ricorda la propria esperienza giapponese e il proprio amore per il Sol Levante; i Quaderni ucraini (Coconino Press, 192 pp, 18,50 euro) e i Quaderni russi (Coconino Press, 176 pp, 18,50 euro), un doppio reportage sulle tracce di Anna Politkovskaja (la giornalista russa impegnata sul fronte dei diritti umani, assassinata nell’ottobre 2006) e nei Paesi dell’ex-unione sovietica, tra Ucraina, Russia e Siberia, dove l’autore ha vissuto e raccolto testimonianze dirette per quasi due anni. La trilogia si conclude con Pagine Nomadi (Coconino Press, 176 pp, 16 euro), dove Igort racconta con documenti inediti i retroscena delle sue ricerche nell’ex-Urss.

1. Ha lasciato un segno nell’editoria italiana dei fumetti

Dopo aver sperimentato con le produzioni indipendenti, nel 2000 Igort fonda, insieme al compianto Carlo Barbieri, la Coconino Press, destinata a diventare un caposaldo dell’editoria di fumetti di qualità  e a far conoscere al pubblico italiano grandi maestri internazionali quali Jiro Taniguchi e Manu Larcenet. Nel 2009 la casa editrice viene rilevata dal gruppo Fandango e nel febbraio 2017 Igort, dicendosi non più in grado di svolgere il propri lavoro “senza ingerenze”, “sereno”, abbandona la nave per cercare nuovi lidi e nuovi avventure. Non ci mette molto: nel maggio dello stesso anno diviene direttore editoriale della nuova Oblomov, parte del gruppo editoriale La nave di Teseo di Elisabetta Sgarbi. E nel 2018 assume un altro incarico di rilievo: quello di direttore editoriale di Linus, storica rivista italiana del fumetto d’autore.

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