Qualche bufala sulle banane

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(foto: Robleto/Flickr)

Per via della sua (bassa) dose di radioattività e della sua provenienza spesso da altri continenti, la banana è spesso protagonista di notizie tendenziose o campate in aria. Da alcuni giorni, in particolare, tanto in Europa quanto negli Stati Uniti stanno circolando alcune bufale legate alla sicurezza alimentare delle banane, che vorrebbero in qualche modo invitare i consumatori a prestare attenzione a quali varietà comprano e mangiano.

Tutte e tre le false storie raccolte qui sotto potrebbero essere catalogate alla voce allarmismi ingiustificati perché, oltre a riportare notizie che non esistono, si basano su idee scientifiche infondate o non veritiere. In tutti i casi, inoltre, si può parlare di doppia bufala, perché l’aspetto fake riguarda sia la notizia particolare sia il quadro generale in cui vengono inserite. Ma andiamo con ordine.

1. Banane naturali vs banane all’etilene

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L’immagine che accompagna la bufala su banane e maturazione

Secondo un post che sta circolando su Facebook (soprattutto in lingua inglese), esisterebbe un semplice test visivo per distinguere le banane che hanno seguito “un processo naturale di maturazione” da quelle che invece sono state sottoposte a trattamenti di “maturazione chimica artificiale”. Il test si baserebbe, in particolare, sull’analisi della colorazione della parte esterna (la buccia) e del collo (detto anche peduncolo, o più volgarmente picciolo): un collo ancora verdastro associato a una buccia con chiazze marroni o nere indicherebbe un processo artificiale di maturazione, mentre un collo già virato verso un giallo molto scuro combinato con chiazze marroni più diradate sarebbe segno di una maturazione priva di trattamenti.

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L’anatomia della banana

Anche se, con opportune immagini a supporto, la teoria potrebbe sembrare ragionevole, in realtà ci sono due problemi di fondo che la rendono falsa. La doverosa premessa è che le macchie marroni sulla buccia sono dovute all’azione dell’etilene, che funge da ormone vegetale e determina gli step successivi di maturazione del frutto, nonché il suo sapore. L’etilene viene già naturalmente prodotto dalla pianta del banano ma, nel caso in cui la maturazione non sia ancora completa al momento del distacco del frutto dalla pianta, esistono dei trattamenti specifici nei quali le banane vengono mantenute in apposite camere contenenti tracce di gas di etilene per completare la maturazione. Tutto ciò, comunque, non riguarda solo le banane.

Il primo difetto della teoria del riconoscimento è che, come sottolineano gli esperti (inclusi quelli appena interpellati da Snopes), non esiste attualmente alcuna analisi che possa permettere di distinguere una banana maturata con gas etilene somministrato dall’uomo da una che è giunta fino a maturazione completa sulla pianta. Ciò vale sia per un test semplice come quello visivo, sia per qualunque altro possibile testo chimico-biologico: a oggi, capire a posteriori con buona confidenza quale tipo di maturazione sia avvenuta è impossibile.

L’altro problema, ancora più radicale, è che di fatto sugli scaffali dei supermercati e dei venditori ortofrutticoli tutte le banane sono state trattate con etilene artificiale (ovviamente, dal punto di vista chimico, nulla cambia rispetto all’etilene naturale). Per chi volesse approfondire, qui c’è una lunga inchiesta di National Geographic che racconta per filo e per segno tutto ciò che accade alla banana dalla pianta al consumatore. In sintesi, sia per ragioni logistiche di trasporto sia per motivi estetici, le banane vengono raccolte molto prima di completare la maturazione, quindi tutte quante subiscono poi procedimenti di maturazione indotta prima di essere messe in vendita.

Se dunque capita di vedere banane dalla colorazione e dalla chiazzatura differente, tra le mille ragioni possibili non va inclusa quella del trattamento con etilene. Salvo casi molto specifici – come ad esempio essere nel paese di coltivazione – la distinzione proposta dal test non esiste affatto.

2. Banane contaminate con virus zika

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L’immagine che accompagna la bufala su banane e virus zika

In base a ciò che è scritto in un articolo online da un paio d’anni, ma che ha ripreso a circolare abbondantemente questo mese, i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) negli Stati Uniti avrebbero emesso un alert di sicurezza dopo aver identificato delle banane contaminate con il virus Zika all’interno di un trasporto transoceanico proveniente dall’Ecuador. L’accaduto avrebbe dunque sollevato molte preoccupazione per la salute dei consumatori di banane, oltre che in senso generale per il contenimento dell’epidemia virale.

Per smontare questa bufala è sufficiente una semplice verifica: i Cdc non hanno mai emesso un simile allarme, né ora né mai. E il sito che ospita l’articolo, Breaking 13 News, è noto per essere un rilanciatore abituale di fake news.

Ma anche senza aver fatto questo controllo puntuale, basterebbero le attuali conoscenze scientifiche per smontare questa teoria allarmistica. Il contagio del virus Zika, infatti, avviene prevalentemente tramite la puntura di zanzara. In altri casi si è visto che la trasmissione può essere possibile con un rapporto sessuale, oppure anche tra una madre incinta e il proprio feto. Non si sono prove, invece, che il virus possa trasmettersi tramite contatto con un oggetto o con l’ingestione di cibo, quindi se anche fossero state trovate “banane infette con il virus Zika” non ci sarebbe alcun pericolo. Da ultimo, ma non per importanza, l’immagine utilizzata per affiancare la bufala mostra una semplice banana marcia, anche perché non esiste alcun caso in cui Zika abbia infettato e fatto ammalare una banana o un qualsiasi altro frutto.

3. Le banane all’hiv

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L’immagine che accompagna una delle bufale su banane e hiv

Ritorna periodicamente da alcuni anni una versione storica della falsità precedente, la capostipite di tutte le bufale sulle banane, che ha come unica differenza la sostituzione del virus Zika con quello dell’hiv. Anche qui valgono le stesse identiche considerazioni: non è mai stato emesso alcun allarme in proposito, e in più la trasmissione del virus dell’immunodeficienza umana non può avvenire tramite l’ingestione di cibo. Sia questa bufala sia la precedente, poi, al di là dell’allarmismo infondato sembrano nascondere un vago atteggiamento razzista.

Come fatto notare già da diversi siti anti-bufala nel corso degli anni (Butac, Bufale.net, Pagella politica), spesso l’allarmismo sulle banane all’hiv è stato accompagnato da diffamazioni o grossolane imprecisioni scientifiche. In uno dei più recenti esempi della bufala (link alterato qui) si attribuisce l’allarme alla dottoressa Carissa F Etienne, che è effettivamente un’addetta dell’Organizzazione mondiale della sanità per il continente americano. Inoltre in molti casi si legge del “batterio dell’aids”, quando invece si tratta di un virus del genere Lentivirus.

Una leggenda metropolitana dura a morire

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(foto: Dominique Archambault/Flickr)

A completare questa breve rassegna della disinformazione sulle banane, citiamo un grande classico: mangiare la punta della banana, ossia la parte all’estremità opposta rispetto al picciolo, sarebbe nocivo per la salute. Se è vero che spesso la punta risulta annerita a causa delle caduta del fiore, e che l’annerimento a volte può estendersi anche a parte della buccia e della polpa, non esiste alcuna evidenza scientifica che quella parte della banana possa far male. L’imbrunimento, infatti, non è causato dalla presenza di batteri, parassiti o sostanze tossiche, ma semplicemente dall’azione di alcuni enzimi che non compromettono la commestibilità del frutto ma determinano solo un difetto estetico.

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