L’innovazione di un’azienda passa per l’apertura alle influenze esterne

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Per fare innovazione, e ripensare in profondità alcuni paradigmi, l’autarchia non basta. Ecco perché è maturata la consapevolezza, in particolare nelle grandi aziende, della necessità di tenere aperto un canale verso l’esterno con cui confrontarsi, attingere soluzioni e portare nel proprio perimetro nuovi approcci ai problemi e alle opportunità. Ma in che modo farlo? Il tema del contributo esterno alle fonti di innovazione è stato al centro del terzo Deloitte Innovation Meetup promosso da Deloitte Officine Innovazione in collaborazione con Wired.

Il report Deloitte sull’innovazione in Europa afferma che per un’azienda su tre (tra le 760 sondate in 16 paesi) le influenze esterne sono più importanti per innovare rispetto alle capacità interne, mentre la restante quota ritiene che gli input che arrivano da fuori contano quanto quelli interni. Più in generale però “il potenziale di collaborazione con partner esterni per condividere le conoscenze, tenersi al passo con le novità, espandere la presenza sul mercato e offrire competenze complementari appare sottoutilizzato in Europae “le aziende europee non si sono ancora rese conto dell’importanza degli ecosistemi” .

Come osservato anche da Giulia Silenzi, senior manager di Deloitte Officine Innovazione, a pesare molto, sulla bilancia degli apporti esterni, sono ancora i workshop con esperti del proprio settore (amatissimi nel Regno Unito), l’analisi delle attività social, gli acceleratori di impresa mentre più complesso resta il ricorso a investimenti e acquisizioni di startup. Secondo Silenzi, “la ricetta è smitizzare la relazione tra corporate e startup, renderla concreta e semplice facendo lavorare i soggetti intorno a un tavolo a un progetto comune, puntando ai fattori di convergenza, mettendo costantemente in discussione i temi degli uni e dell’altra”.

L’approccio su cui lavorare è essenzialmente quello culturale, perché, lo confermano le aziende, la resistenza alla promozione dell’innovazione si radica nella conservazione attitudinale; ma anche la mancanza di competenze tecniche, di fornitori di tecnologie per la formazione e l’implementazione dei tool conta.

È un tema che può facilmente comprendere Chiara Russo, cofondatrice e Ceo di Codemotion, la community che aggrega 500mila sviluppatori in Europa a cui garantisce aggiornamento, crescita e opportunità professionali, oltre che la presenza a eventi dove possono confrontarsi anche i grandi player tech del segmento. Ma anche le aziende hanno in Codemotion un punto di riferimento. Come spiega la manager infatti “tre sono le nostre linee di business: marketing, hiring e formazione. Due diventeranno predominanti pensando alla scalabilità dell’azienda: abbiamo ricevuto offerte per acquisizione ma oggi ci concentriamo sulla crescita e sul raggiungimento di una leadership europea”. 

Reduce da un round di finanziamento di due milioni e mezzo di euro, Codemotion si sta concentrando “sullo sviluppo della piattaforma online con cui ingaggiamo la nostra community ogni giorno, ma vogliamo accelerare anche dal punto di vista dell’internalizzazione”. I servizi di Codemotion sono presenti anche in Spagna, Germania e Olanda. Oltre a confrontarsi con la community costantemente, la piattaforma fondata da Chiara Russo e Mara Marzocchi aiuta le aziende a promuovere le tecnologie o ad assumere gli sviluppatori, ma, riflette Russo, “se sull’hiring abbiamo vari competitor, il nostro approccio non è trovare gli sviluppatori, semmai è aiutare gli sviluppatori a trovare per loro il miglior lavoro possibile”.

La mancanza di competenze tecniche è un tema che esiste, non a caso si parla di tech vacancies, ma l’innovatrice ribalta il punto di vista, partendo dalla stessa esperienza di Codemotion: “Molti sono interessanti al posto fisso, non a sperimentare in una startup, dove tu stesso puoi essere imprenditore. Noi oggi siamo in cinquantacinque e assumiamo neo laureati, ma c’è una forte attenzione al lavoro fisso e stabile piuttosto che a entrare in una startup”. Russo, formazione da ingegnere informatico, per lanciare Codemotion, ha personalmente lasciato il lavoro precedente, davanti al canonico bivio tra fare della sua passione un hobby o restare con un piede nella vita precedente. E agli startupper dà un consiglio semplice: “Non bisogna fare troppe cose in parallelo ma focalizzarsi. Quello che siamo stati realmente capaci di fare è stato costruire un team che lotta con noi sempre”.

 

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