Su Amazon i venditori potranno cancellare da soli i “cloni” pirata dei loro prodotti

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Consegne per Amazon (Bartek Sadowski/Bloomberg)
Consegne per Amazon (Bartek Sadowski/Bloomberg)

Eliminare con un clic tutti i prodotti “tarocchi” venduti illegalmente in ecommerce: da oggi è possibile farlo sugli store europei di Amazon con il programma Project Zero, che consente ai brand di rimuovere direttamente i prodotti falsi in vendita online. È il terzo e ultimo passo dell’omonima strategia complessiva lanciata a inizio anno dal colosso di Seattle per azzerare la merce “pirata” sulla piattaforma che nel portale italiano conta 250 milioni di prodotti divisi in 20 categorie. Due le altre iniziative già messe in campo: Brand Registry, per il riconoscimento dei “fake” grazie a tecnologie di machine learning e Transparency, un sistema di codici univoci per garantire la tracciabilità del prodotto.

Il problema

La contraffazione causa nel complesso perdite annuali per 60 miliardi di euro nell’Unione europea e l’Italia ne risulta particolarmente colpita, con vendite perse per 10,5 miliardi, pari al 10,1% del totale in 11 settori economici, secondo un report dell’Ufficio comunitario per la proprietà intellettuale (Euipo). Il fenomeno coinvolge anche il commercio online in tutto il mondo e la stessa Amazon l’aveva riconosciuto tra i propri fattori di rischio nel report annuale inviato alla Sec (la Consob americana) a inizio 2019.

“Potremmo anche non essere in grado di impedire ai venditori sul nostro store o tramite altri store di vendere merci illegali, contraffatte, pirata o rubate, messe in commercio con modalità illegali o non etiche”, si leggeva a fine gennaio in un documento ufficiale. Con l’aumento delle vendite attraverso terze parti, i rimborsi previsti dalla “Garanzia dalla A alla Z” avrebbero potuto aumentare i costi influenzando l’operatività, “danneggiando i nostri affari o la nostra reputazione”.

Una questione di sicurezza anche dal lato brand, come nel caso Birkenstock, che nel 2018 ha deciso di ritirare le proprie scarpe da Amazon, a causa delle troppe imitazioni presenti sulla piattaforma online. Ancora più recente è il caso di alcuni editori americani che hanno citato in giudizio Amazon per alcuni libri illeggibili o piratati messi in vendita direttamente o attraverso terze parti, come emerso da un’inchiesta del New York Times .

Brand in prima linea

Ora Amazon coinvolge i brand nella lotta alla contraffazione sulla sua piattaforma. Il programma Project Zero, già attivo negli Stati Uniti, ha raccolto l’interesse di 3mila aziende. Negli ecommerce di Italia, Regno Unito, Francia, Germania e Spagna parte come iniziativa pilota, con la partecipazione di 15 marchi europei, fra multinazionali del luxury e piccole imprese (come i cuscini da viaggio Trtl e il gioco Cards against humanity). Project Zero funziona su invito, si viene ammessi dopo una lista d’attesa e “offre ai brand la possibilità senza precedenti di controllare e rimuovere direttamente offerte dai nostri store”, spiega Dharmesh Meta, vice presidente di Amazon Worldwide Customer Trust and Partner Support.

Come funziona Project Zero

Una volta loggati, i titolari dei brand possono eliminare i prodotti “fake” eventualmente presenti sugli store di terze parti in soli tre passaggi.

Il primo è la ricerca degli articoli attraverso diverse chiavi: nome del prodotto, del brand, codice Asin, una url, oppure un file jpeg con l’immagine dell’oggetto intero, un dettaglio o il logo stesso. In quest’ultimo caso, la ricerca tramite lo “smile” di Amazon ha dato come risultato una lista di articoli che presentano proprio il simbolo in questione.

Amazon Project Zero: un articolo trovato e scelto tramite il jpeg del logo "smile"
Amazon Project Zero: un articolo trovato e scelto tramite il jpeg del logo “smile”

Una volta selezionato il prodotto sospetto, il sistema chiede di inserire informazioni aggiuntive come i diritti di proprietà che si ritengono violati e il numero dell’ordine di acquisto eventualmente effettuato come test di prova.

Amazon Project Zero, la seconda fase richiede di inserire dati aggiuntivi dopo aver selezionato un prodotto sospetto
Amazon Project Zero, la seconda fase richiede di inserire dati aggiuntivi dopo aver selezionato un prodotto sospetto

Dopo aver cliccato su “remove counterfeit”, compare la schermata finale con il messaggio “Success!” e un link che rimanda alla pagina per verificare lo stato di tutte le pratiche di rimozione e la possibilità di avviare una nuova ricerca.

Amazon Project Zero: la schermata finale, dopo aver inviato la segnalazione per un sospetto prodotto contraffatto
Amazon Project Zero: la schermata finale, dopo aver inviato la segnalazione per un sospetto prodotto contraffatto

Ogni azione effettuata dai brand con questa modalità “self service” viene memorizzata in un sistema di protezioni automatiche, per consentire all’intelligenza artificiale di individuare autonomamente potenziali prodotti contraffatti. “Per ogni prodotto sospetto che un brand rimuove dal nostro negozio, Amazon blocca o rimuove proattivamente più di 500 offerte”, spiegano da Seattle.

Il sistema è in grado di raffinarsi sempre di più grazie all’invio costante di informazioni ottenute proprio dalla conoscenza che le aziende hanno della loro proprietà intellettuale e dei dettagli più utili individuare le versioni contraffatte dei loro prodotti.

Machine learning

Le protezioni automatiche sono un pilastro centrale del progetto, e vengono già utilizzate per il servizio gratuito Brand Registry da 130mila marchi in tutto il mondo. La scansione degli store avviene in modo continuo e autonomo sugli oltre 5 miliardi di prodotti nuovi che vengono caricati ogni giorno. Il sistema può prevedere e prevenire problemi monitorando anche account o Ip sospetti, e “ha ridotto del 99% i casi di sospetta infrazione dei diritti di proprietà fra i marchi iscritti”, spiega Amazon. In particolare, “Project Zero ha bloccato oltre 65 milioni di offerte sospette, prima che un cliente li vedesse”.

Tracciabilità dei prodotti

“Transparency” è l’iniziativa più recente messa in campo da Amazon per tracciare i prodotti con un codice univoco, applicato dai brand iscritti a Project Zero su ogni singola unità messa in vendita sul portale. Il codice è scansionabile con un’app disponibile per ora solo negli Stati Uniti, dove sono oltre 4mila i marchi aderenti. “Finora i brand iscritti a Project Zero non hanno nemmeno utilizzato lo strumento per la rimozione self-service dei prodotti contraffatti sui loro prodotti tracciabili perché la combinazione delle protezioni automatiche e della tracciabilità ha contribuito a portare le contraffazioni a zero”, spiega Dharmesh Meta.

Per proteggere i clienti da frodi e abusi, Amazon dichiara di aver investito oltre 400 milioni di dollari in personale e programmi di machine learning e data science, nel 2018. Il 99,9% delle pagine visualizzate dai clienti non ha mai ricevuto una segnalazione per potenziali violazioni di prodotti contraffatti – conclude Meta -. È un’alta percentuale, ma con Project Zero possiamo sempre migliorarla portandola a zero”.

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