La strana storia dell’Isetta elettrica (e del perché non la guideremo mai)

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La Isetta originale. Credit: Thesupermat – Opera propria CC BY-SA 3.0

La Iso Rivolta Isetta è una vetturetta degli Anni ’50, con le originali forme concepite da Ermenegildo Preti e Pierluigi Raggi, prodotta tra il 1953 ed il ’56 dalla italiana Iso di Bresso e, successivamente, tra il ’55 ed il ’62, su licenza dalla tedesca Bmw. Complessivamente vennero prodotti 160mila esemplari.

Realizzata per rispondere alle esigenze e priorità della popolazione italiana di potersi spostare tramite un mezzo di locomozione che fosse economico, molto più di un’automobile, la peculiarità principale della Isetta era quella di privilegiare il comfort e l’abitabilità in un corpo vettura di dimensioni molto contenute. Il risultato ottenuto è quello di una vettura di derivazione motociclistica con la presenza di un unico portellone frontale, incernierato da un lato, che costituiva praticamente l’intero muso.

Prendendo ispirazione dal progetto della Isetta, un’azienda svizzera ha così deciso di riproporlo in versione elettrica. L’idea è venuta a Oliver e Merlin Ouboter, proprietari, insieme al fondatore Wim Ouboter, dalla Micro Mobility Systems, l’azienda svizzera attiva dagli Anni ’90 nella produzione di monopattini e ideatrice della vettura.

La Microlino, questo il nome della Isetta elettrica, è stata concepita tra il 2015 ed il 2016 e mostrata per la prima volta al Salone di Ginevra 2016. Oltre alle forme dell’originale Isetta, la Microlino riprende anche l’insolita porta anteriore per l’accesso all’abitacolo. Ovviamente le dimensioni rimangono compatte: lunghezza di 2,43 metri, larghezza di 1,50 metri e altezza di 1,46 metri. Lo spazio interno è sufficiente per ospitare due adulti.

L’azienda svizzera è riuscita a ottenere l’omologazione della Microlino come quadriciclo pesante. Due le versioni disponibili: una con batteria da 8 kWh, sufficiente a percorrere fino a 120 km, e una con batteria da 14,4 kWh, in grado di raggiungere l’autonomia di 215 km. A spingerla troviamo un motore da 20 CV con una coppia di 110 Nm, un’accelerazione di 5 secondi da 0 a 50 km/h e una velocità massima di 90 km/h. I prezzi di partenza è di 12mila euro.

La Microlino immersa in un contesto urbano

La Microlino, complici le sue forme simpatiche, è riuscita a raccogliere circa 8mila prenotazioni.

I primi problemi

Originariamente, a costruire la vettura, doveva essere l’imolese Tazzariazienda specializzata in auto elettriche nonché partner della svizzera Micro-Mobility. Tuttavia la Tazzari, nel dicembre del 2018, annuncia la vendita di tutta la divisione del ramo aziendale delle microcar elettriche alla tedesca Artega, costruttore di auto sportive con sede a Delbrück, Germania. La Tazzari nel frattempo aveva già realizzato i veicoli preserie e, ad inizio 2019, era stata prevista la partenza produttiva in Germania presso lo stabilimento Artega.

La qualità…scadente

La data di inizio della produzione, complice un passaggio delle consegne dalla Tazzari alla Artega più lento del previsto, non è stata rispettata. A maggio 2019 viene quindi fissato un nuovo avvio della produzione ma, anche in questo caso, viene disatteso. Questa volta però a far nuovamente slittare la produzione, stando ad alcune indiscrezioni, ci sarebbero problemi ben più profondi. Infatti, la svizzera Micro-Mobility lamenta una scarsa qualità dei prototipi assemblati dall’Artega, che potrebbero essere stati causati da un’esigenza della compagnia tedesca di contenere i costi al fine di rendere profittevole la vendita della vetturetta.

La Microlino nella colorazione blu

Qui nasce il duro scontro tra la Artega e la svizzera Micro-Mobility. Scontro che finisce in tribunale. Infatti, la compagnia tedesca, stanca dei continui rallentamenti alla produzione causati dalla Micro, decide di fare di testa sua producendo un clone della Microlino chiamato Karolino. Si tratta di una vetturetta del tutto identica alla Microlino, che differisce soltanto per alcuni miglioramenti apportati all’efficienza del motore elettrico. I piani originari della Artega, che ritiene di avere tutti i diritti contrattuale per procedere da sola, prevedevano la presentazione all’imminente Salone dell’auto di Francoforte.

Interviene il tribunale

Ovviamente gli svizzeri non ci stanno e quindi decidono di fare causa al tribunale di Monaco di Baviera. Fino ad ora la battaglia legale vede primeggiare gli svizzeri, infatti il tribunale tedesco blocca la pubblicità e la produzione della Karolino, che a questo punto non sarà presentata al Salone di Francoforte. Ma le cause contro la Artega sono due, una riguarda appunto la Karolino e l’altra chiede un risarcimento dei danni a causa di presunte violazioni contrattuali.

Sicuramente nelle prossime settimane ne sapremo di più ma resta da capire che fine faranno le prenotazioni di quasi 15mila clienti che hanno prenotato la vettura.

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