Guantanamo è la prigione che costa di più al mondo

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Alcune celle a Guantanamo (foto: Joe Raedle/Getty Images)

Il dibattito sul futuro di Guantanamo, il carcere di massima sicurezza statunitense aperta nel 2002 all’indomani degli attacchi alle Torri gemelle per volere dall’amministrazione Bush ed entrato nell’immaginario collettivo come un luogo nel quale i detenuti sono sottoposti ad abusi e torture, si arricchisce di un nuovo elemento.

Un’inchiesta coordinata del New York Times e del Pulitzer Centre on Crisis Reporting – un’organizzazione no-profit che offre supporto economico ed editoriale ai giornalisti che vogliono far luce su storie poco conosciute – ha scoperto che soltanto da settembre 2017 a settembre 2018 sono stati spesi 540 milioni di dollari (circa 490 milioni di euro) per far funzionare la struttura. È una media di 13 milioni di dollari per ogni detenuto.

Il costo è superiore a quello del Supermax, il famigerato carcere di massima sicurezza in Colorado, dove la spesa per ogni detenuto si aggira intorno ai 78mila dollari, è aumentato rispetto al passato – nel 2013 superava di poco i 454 milioni di dollari – e non ha eguali nel mondo. I giornalisti hanno stimato che, da quando è stato aperto nel 2002, gli Stati Uniti hanno dovuto spendere circa 7 miliardi di dollari, 2 dei quali dal 2014 in poi. Un’inchiesta di Npr, il network radiofonico statunitense, parla di un numero leggermente più basso: 6 miliardi.

Le voci di spesa

Ci sono diverse ragioni che spiegano un costo così elevato. Innanzitutto, Guantanamo è una struttura molto grande: ci sono tre edifici carcerari, due sedi centrali, almeno tre cliniche, due compound dedicati agli incontri tra detenuti e carcerati, una sala per le udienze e un tribunale dove si svolgono i processi.

Ci lavorano più di duemila persone tra agenti penitenziari, membri della Guardia costiera che pattugliano il mare – Guantanamo si trova sull’insenatura omonima, nella punta sud-est dell’isola di Cuba – oltre a dottori, psicologi, ingegneri e analisti d’intelligence. Visto che la maggior parte di loro è costretta a vivere sull’isola, il dipartimento della Difesa copre anche i costi di vitto e alloggio – che sono esclusi dal bilancio di qualsiasi altra prigione federale dove gli impiegati sono pendolari che vanno al lavoro ogni giorno.

Inoltre, ogni volta che c’è un’udienza bisogna organizzare il trasferimento di avvocati, giudici e materiale. Un solo viaggio con un charter del Pentagono costa circa 80mila dollari: nel 2008 ne sono stati effettuati circa 52. A tutte queste voci si somma anche un altro costo: quello per trasferire sull’isola l’attrezzatura per fare esami più approfonditi e il personale specializzato per la chirurgia vertebrale che manca a Guantanamo.

I detenuti ancora internati

Il costo economico, oltre che umano, di Guantanamo è uno dei motivi per cui persone – come il democratico eletto al Congresso americano Adam Smith – vogliono chiudere la prigione. Sembra però che la prigione resterà aperta ancora a lungo. L’opinione pubblica è infatti contraria al ricollocamento dei detenuti in altre strutture all’interno degli Stati Uniti e Donald Trump ha detto che spera di mandarci ancora più “brutti ceffi”.

Al momento a Guantanamo ci sono circa 40 detenuti tra i quali Khalid Sheikh Mohammad che è considerato la mente degli attacchi alle Torri Gemelle dell’11 settembre. In tutto, si stima che siano stati incarcerati 770 uomini di nazionalità straniera e che il periodo di maggior affollamento sia stato nel 2013, quando nel carcere si trovavano 677 persone. Durante gli anni alla Casa Bianca, George W. Bush ne ha scarcerati 540, che sono stati spesso rimpatriati nei loro paesi d’origine; Barack Obama altri 200.

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