Gli adulti criticano Greta Thunberg perchè sono adulti

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Oggi milioni di persone, perlopiù teenager, hanno riempito le piazze di tutto il mondo per la terza giornata di sciopero per il clima, dopo quelli di marzo e maggio. L’iniziativa è nata nell’estate del 2018, quando una ragazza svedese di 16 anni iniziò una protesta davanti alla scuola per sensibilizzare i suoi compagni e gli abitanti della sua città sugli effetti tragici del cambiamento climatico. Oggi quella ragazza, Greta Thunberg, è alla guida di un movimento internazionale di protesta che continua a rafforzarsi e lei stessa è diventata una delle persone più influenti del mondo.

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Greta Thunberg, con la sua determinazione ma anche con la sua semplicità, ha acceso i riflettori su un tema di cui fino a oggi si preferiva non parlare, il climate change.  Eppure, a sorpresa ma forse no, Greta è un personaggio che divide. Davanti a milioni di persone che la ringraziano per il suo lavoro e la seguono, ce ne sono altri milioni imbrigliati in quel festival di dietrologie e complottismi che purtroppo contraddistinguono la nostra vita di tutti i giorni. Prendiamo l’Italia: i capobranco di questo contro-movimento non sono necessariamente trumpiani convinti o aficionados salviniani, gente insomma che nel 2019 continua a considerare il cambiamento climatico come una leggenda e che non perde occasione di twittare appena c’è una giornata di freddo. Al contrario, gli anti-Greta sono perlopiù adulti navigati, in certi casi intellettuali, politicamente eterogenei.

Certo, c’è il solito Vittorio Feltri che titola sui Gretini e che sostiene che “la gente segue le sue teorie astruse perché crede solo alle balle”. Ma nel suo caso, si sa, l’obiettivo è provocare, probabilmente crede all’1% delle cose che dice. Virando su personaggi meno eclettici, ecco l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che ha voluto ridimensionare l’importanza politico-sociale di Greta Thunberg: “se uno pensa che sia un fatto spontaneo e naturale, forse non ha idea di quale macchina politica e mediatica sta dietro Greta, con un investimento di capitali straordinario alle spalle”. O Giuliano Ferrara, che ha confessato di detestare “la figura idolatrica di Greta, aborro le sue treccine e il mondo falso e bugiardo che le si intreccia intorno”. Spostandoci più a sinistra, invece, ecco Massimo Cacciari che ha denunciato che “se continuiamo ad affrontare i problemi alla Greta siamo fritti. Siamo all’ideologia dell’incompetenza”. A queste voci più note, si sommano poi gli attacchi di migliaia di altre persone sui social, dagli utenti comuni ai più noti Gemitaiz e Rita Pavone.

Ma perché tutta questa gente ce l’ha con una ragazza che grazie al suo attivismo ha dato una sveglia al pianeta Terra su quello che è Il tema del presente, per poter avere un futuro, e cioè la lotta al cambiamento climatico? Certamente c’è la solita logica sessista, quella che ha già travolto negli scorsi mesi Carola Rackete e che porta a ridimensionare ogni donna che si dimostra ribelle, forte, leader. Ma soprattutto, nel caso di Greta Thunberg c’è il fattore età. In molti la chiamano bambina, puntando il dito contro l’ingenuità delle sue parole, la superficialità delle sue analisi, l’inconsistenza intellettuale dei suoi follower rappresentati perlopiù da teenager. Ed è proprio qui che sta l’errore. Chi più delle nuove generazioni deve avere a cuore il tema dell’ambiente? Nessuno, perché quel futuro grigio che si prospetta per il pianeta sarà il loro futuro. Un futuro che gli sta sfuggendo di mano a causa delle scelte fatte dalle generazioni precedenti e che loro vogliono riprendersi.

I ragazzi in piazza, il loro simbolo Greta Thunberg, rivendicano un diritto alla vita, alla salute, all’esistenza dignitosa che altri provando a togliergli. Feltri, Ferrara, Cacciari e tutti quegli adulti che criticano l’attivista svedese e il suo movimento sono abbastanza avanti negli anni da essere sicuri di non subire sulla propria pelle gli effetti dei cambiamenti climatici. Il loro discorso ha allora una connotazione elitaria, di chi osserva dall’alto il problema, consapevole che in fondo non lo riguarda. Di chi, soprattutto, è incapace di comprendere l’importanza di ogni attivismo sul tema, di qualunque sesso, colore ed età esso sia.

Lo faccio perché voi adulti state cagando sul mio futuro”, scrisse Greta Thunberg agli albori della sua protesta, nell’estate del 2018. Se la prendeva con gli adulti, appunto, e aveva già capito il nocciolo del problema.

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