Cosa pensa Mark Zuckerberg della libertà di parola

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Mark Zuckerberg (foto: Justin Sullivan/Getty Images)

Mark Zuckerberg sale in cattedra nelle aule della Georgetown University a Washington e parla di Cina e libertà di parola. In un momento di continue tensioni per via degli attacchi al progetto Libra, il fondatore di Facebook ha parlato a studenti e giornalisti dei rischi che vede all’orizzonte per quanto riguarda le libertà individuali, anche nelle democrazie occidentali. Inoltre, come riporta il Telegraph, fa sapere di essere intenzionato a cessare ogni tentativo di estendere il social network nel mercato cinese.

La messa al bando di Facebook in Cina risale circa al 2009, quando la piattaforma era stata disabilitata e censurata definitivamente nel Paese asiatico con l’accusa di aver fomentato alcune rivolte. Ma nel suo discorso, Zackerberg difende l’operato della sua creatura dicendo che a guidarlo è sempre stata la volontà di difendere la libertà di espressione, anche in ambito politico, nonostante i recenti attacchi relativi a fake news e disinformazione.

Nelle sue dichiarazioni il patron di Facebook non si fa nemmeno scrupoli ad attaccare direttamente la concorrenza. “Dieci anni fa la maggior parte delle piattaforme internet erano americane. Oggi, sei su dieci delle principali piattaforme sono cinesi. La stessa cosa sta accadendo nei social media. Mentre i nostri servizi come WhatsApp sono usati dai contestatori e dagli attivisti in tutto il mondo grazie ai sistemi di codifica e alla protezione della privacy, su TikTok, l’app cinese, qualsiasi riferimento a quelle proteste è censurato, anche negli Stati Uniti. È questo l’internet che vogliamo?”, si legge nelle parole riportate da The Verge.

Il riferimento diretto è alle proteste di Hong Kong e al caso dei post su Facebook e Twitter manipolati dal governo cinese per screditare i manifestanti. E in questo discorso in difesa delle libertà, Zuckerberg affronta anche l’attualità interna agli Stati Uniti, dicendo che la tutela della libertà di espressione deve vincere su qualsiasi tipo di restrizione, anche se si tratta di disinformazione.

Insomma, “magari è falso, ma farò in modo che tu possa dirlo comunque”. Questa sembra essere la posizione ufficiale del social network espressa dal suo fondatore, il quale sembra anche affermare che con una simile posizione debbano fare oggi i conti le democrazie occidentali se vogliono davvero essere alternative a sistemi eccessivi di censura.

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