5 ragioni per conoscere Ed Brubaker

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Quasi in sordina, Panini Comics ha portato in Italia I miei eroi sono sempre stati tossici (72 pp, 13 euro) di Ed Brubaker e Sean Phillips, uno dei casi editoriali del 2019. Questa storia, ambientata nello stesso universo della serie hard boiled Criminal ma ampiamente autonoma e autoconclusiva, si è aggiudicata il premio come Best new graphic album agli Eisner Award di quest’anno, ed è candidata anche agli Harvey Awards come miglior fumetto del 2019.

La graphic novel narra la storia di Ellie, da sempre affascinata dagli eroi romantici e dannati: musicisti, attori, scrittori perseguitati dalla scimmia della droga, come la madre, morta tossicodipendente. In una clinica di disintossicazione, Ellie troverà forse la salvezza dalla sua pericolosa ossessione, o forse un altro tipo d’amore, non meno pericoloso.

L’arrivo in Italia di questa graphic novel rappresenta un’ottima occasione per scoprirne lo sceneggiatore. Ecco 5 buone ragioni per cui vale la pena leggere e scoprire Ed Brubaker.

5. Perché si è fatto la gavetta

La carriera di Brubaker è iniziata dal basso, con dei lavoretti presso una serie di case editrici indipendenti americane, ma il suo valore di sceneggiatore è stato evidente sin da subito. Il suo serial An accidental death su Dark Horse Presents, scritto nel 1993, si è aggiudicato due nomination agli Eisner Awards; non male, per un autore ancora ai primi passi della sua carriera. Nel 1997, il triangolo amoroso narrato in At the seams, pubblicato per Alternative Comics, è stato nominato agli Ignatz Awards, gli Oscar del fumetto indie.

4. Perché è riuscito a resuscitare Bucky senza far arrabbiare i fan di Capitan America

Per più di 13 anni Brubaker si è fatto le ossa scrivendo storie di supereroi Dc e Marvel Comics; un lungo periodo che, a suo dire, lo ha lasciato sfinito e svuotato. Ma che ci ha regalato una serie di perle come il ciclo del processo e della morte di Capitan America, forse uno dei migliori dedicati a Steve Rogers nell’ultimo decennio, e di Winter Soldier, in cui lo sceneggiatore riesce in un compito apparentemente impossibile: riportare in vita uno dei due “morti inviolabili” dei fumetti Marvel, Bucky Barnes (l’altro è lo Zio Ben di Spider-Man, per chi se lo stesse chiedendo), in un modo che non solo non ha suscitato le ire dei fan, ma ha dato vita a uno dei personaggi più interessanti del Marvel Cinematic Universe.

3. Perché i suoi personaggi fanno scelte sbagliate e ne pagano le conseguenze

Dopo il periodo trascorso scrivendo storie di supereroi, Ed Brubaker ha abbandonato senza troppi rimpianti il mondo delle tutine in spandex e dei lieti fine forzati, ricominciando a scrivere storie di persone forse non comuni, ma sicuramente non immacolate.

Nel mondo di Criminal, e nelle altre serie firmate da Brubaker, i protagonisti commettono spesso errori terribili, o si macchiano di delitti senza speranza di redenzione, per poi pagarne le conseguenze. Come succede in The fall, in cui un commesso si trova decisamente nei guai dopo aver usato una carta di credito fasulla; o in Kill or be killed (Oscar Ink, 128 pp, 19 euro), in cui un ragazzo sopravvive miracolosamente a un tentativo di suicidio e deve pagare il proprio debito con il diavolo, uccidendo altre persone. Finito quindi il tempo degli eroi senza macchia e senza paura come il buon vecchio Steve Rogers; bentornati criminali, reietti, tossici.

2. Perché ci ha regalato la prima stagione di Westworld

Non tutti gli appassionati di fumetti, e non tutti i fan della serie tv, sanno del coinvolgimento di Ed Brubaker nella sceneggiatura della prima stagione di Westworld, la serie tv Hbo che ha ridato vita al genere western in un contesto cibernetico che avrebbe lasciato Philip K Dick con il sorriso sulle labbra.

Comunque, i fan dei fumetti qui hanno avuto la meglio, perché dopo quasi un anno di faticoso lavoro sulla serie, in quello che inizialmente doveva essere un impegno di soli 3-4 mesi, Brubaker ha abbandonato la sala degli sceneggiatori di Westworld per tornare a dedicarsi ai suoi amati fumetti.

1. Perché è il maestro del fumetto hard-boiled contemporaneo

Omicidi, amori tormentati, atmosfere noir, dialoghi serrati, trame avvincenti quanto un film d’azione ma mai insulse. C’è poco da fare: che si parli di Capitan AmericaDaredevil o Batman, di Criminal o di Dissolvenza a nero (miniserie ambientata negli anni ’40, vincitrice di un Eisner Award nel 2016), Brubaker è il maestro del fumetto hard-boiled contemporaneo.

Un autore imperdibile per tutti gli amanti del genere, e per chiunque voglia esplorare mondi a tinte fosche affollati di personaggi carismatici.

 

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