Le leggende metropolitane sull’ora legale

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1917, la United Cigar Stores Company, come altri commercianti si schiera a favore dell’ora legale (David Pollack/Corbis via Getty Images)

È arrivato quel momento dell’anno. Dopo aver goduto con l’ora legale di un’ora di luce in più nella bella stagione, tra sabato 26 e domenica 27 ottobre siamo obbligati a riportare le lancette indietro fino all’ora solare. Non si può sfuggire. I più saggi avranno evitato di aggiornare l’orologio della macchina, e tutti ora possiamo consolarci potendo dormire un’ora in più, ma a primavera si ricomincerà, e il giochino delle lancette non è senza inconvenienti.

C’è una speranza all’orizzonte. Finalmente anche in Europa si sta facendo strada l’idea di seguire l’esempio della maggior parte del pianeta e abbandonare questo rito. Da quando siamo nati ci è stato presentato come una misura di risparmio energetico, e forse lo abbiamo accettato per questo, illudendoci che un minimo sforzo individuale portasse grandi benefici collettivi. Ma non è così, di certo non lo è più ora. E il prezzo da pagare, cioè due volte l’anno uno sfasamento di un’ora rispetto a quello a cui siamo abituati, è più alto di quello che sembra. Un punto fermo è che nessun medico raccomanderebbe un’ora di sonno in meno, che non si può semplicemente recuperare sei mesi dopo. Diversi studi hanno inoltre associato l’ora legale ad aumenti di incidenti stradali, infarto e ictus. Anche se è molto difficile stabilire una relazione causa-effetto in questo tipo di indagini, i rischi per la salute e la collettività sembrano superare molto i benefici accessori, come una possibile riduzione del crimine, o un effetto benefico sulla depressione. A questo si possono aggiungere complicazioni e costi legati all’aggiornamento dell’ora in tutto il paese: anche coi computer, rimane un’incombenza burocratica nazionale e internazionale, visto che paesi diversi cambiano l’ora in giorni diversi, senza contare i fusi orari.

Ma come è nato tutto questo? Bisogna prima sfatare una paio di leggende metropolitane.

Colpa di Ben Franklin

Benjamin Franklin, intellettuale e patriota americano, è spesso indicato come l’inventore dell’ora legale. La realtà è un po’ diversa: è molto probabile che Franklin, vedendo come siamo ridotti ora a discuterne, si sarebbe fatto una risata. Nel 1784 Benjamin Franklin era ambasciatore americano in Francia. Da marzo di quell’anno faceva parte, assieme a Antoine Lavoisier e altri dotti, di una commissione istituita dal Re Luigi XVI per indagare su Franz Mesmer, il medico inventore del magnetismo animale, ma questa è un’altra storia. Nonostante i suoi molteplici incarichi, nell’aprile di quell’anno trovava il tempo di scrivere una lettera anonima al Journal de Paris, che fu pubblicata nella sezione economia. La modesta proposta di Franklin era che i francesi cominciassero ad alzarsi prima, molto prima del solito, sfruttando la luce solare per lavorare, in modo che le faccende parigine non si prolungassero inutilmente nella notte, rendendo necessario un consumo enorme di candele e olio. Come molto di quello che scriveva Franklin era una satira, ed era anche piuttosto riconoscibile.

foto: Archive.org

Lo scritto proseguiva con i calcoli del risparmio e le proposte per svegliare i parigini al mattino, tra cui i cannoni. Decisamente Franklin non ha inventato l’ora legale.

La lobby degli agricoltori

Negli Stati Uniti, la credenza più diffusa sull’origine dell’ora legale è che sia nata per beneficiare gli agricoltori. Leggenda vuole che anticipare di un’ora le attività di un fattoria durante la bella stagione sarebbe in qualche modo benefico. Per esempio, sarebbero migliori le primizie raccolte prima che la rugiada sia evaporata. In realtà questo è il genere di frottole con cui negli Stati Uniti, intorno alla Prima guerra mondiale, si è cercato di convincere gli agricoltori della necessità dell’ora legale. Ma questi ultimi per la maggior parte non hanno abboccato, e anzi hanno dato battaglia, a volte ingigantendo i problemi che avrebbe provocato loro. Nel libro Spring Forward: The Annual Madness of Daylight Saving Michael Downing (Tuft University) ne parla in termini di conflitto città-campagna: gli agricoltori non erano assolutamente avvantaggiati dal giochino con le lancette, che vedevano come un’imposizione da parte delle città. Non è chiaro come sia nata la leggenda che incolpa gli agricoltori, l’ipotesi di Downing è che questi fossero talmente battaglieri sul tema che loro malgrado si sono ritrovati associati alla cosa che più detestavano.

La cospirazione di Halloween

Un altra storia curiosa, sempre statunitense, è decisamente in tema. Solo che questa volta non è una leggenda, anche se una leggenda c’entra: quella delle caramelle avvelenate ad Halloween. A metà anni ’80 il panico per il sadismo associato a dolcetto e scherzetto era alle stelle, e si temeva per gli affari. Secondo Downing la lobby delle caramelle, assieme ad altri gruppi, voleva recuperare le perdite cercando di convincere il Congresso ad allungare il periodo dell’ora legale in modo da comprendere Halloween: in teoria, un’ora in più di luce per mettere al sicuro i bambini. Alla fine Reagan, nel 1986, stabilì un’ora legale di 7 mesi, che comprendeva anche Halloween. Sarebbe fuori luogo chiamarlo complotto: si trattava di una coalizione per estendere l’ora legale e la National Confectioners Association (lobby delle caramelle) avrebbe investito solo 200 dollari, e abbandonato gli sforzi dopo il 1984, secondo quanto dichiarato dal portavoce al New York Times. Si può anche dubitare del ritorno economico, ma è un fatto che l’associazione raccontò al Congresso esattamente quello che scrive Downing: serviva un’ora in più ad Halloween per proteggere i bambini.

Ora legale per cosa?

La storia di Halloween per lo meno suggerisce che come non c’entrano gli agricoltori, non c’entra nemmeno il risparmio energetico. Nei vari paesi, ognuno con la sua storia, la manipolazione delle lancette è diventa soprattutto una questione politica ed economica. Il primo a proporre il meccanismo, questa volta in modo serio, fu l’entomologo neozelandese George Vernon Hudson alla fine dell’800. Aveva un’ottima ragione: voleva più tempo per cercare insetti, ma disse che ne avrebbero beneficiato anche gli altri hobby. Poco dopo, in maniera indipendente, l’imprenditore britannico William Willett fece una proposta analoga. La motivazione era sempre godere del bel tempo per attività ricreative: come Vernon, fu ignorato. Solo con la Prima guerra mondiale Germania e Austria applicarono per la prima volta l’ora legale, ma per risparmiare carbone.

L’esempio fu seguito da altri paesi, ma in genere fu abbandonato dopo la guerra. Tornò durante la Seconda guerra mondiale, e da allora è stata adottata e abbandonata in diversi paesi, non senza aspre discussioni. Attualmente è in uso prevalentemente in Europa e Stati uniti. Russia e altri hanno abolito il cambio, stabilendo l’ora legale in via permanente. Non è chiaro se l’esperimento bellico abbia funzionato per il carbone, ma ora la realtà sembra più vicina alle idee di Hudson e Willett. Perché nonostante i proclami, le analisi indicano che il risparmio energetico, quando c’è (molto dipende dalla geografia), è irrisorio e non ne giustifica l’uso. Quell’ora di luce in più, invece, sarebbe favorevole per il commercio al dettaglio, il turismo, e tutti i settori legati alle attività all’aperto, e questo spiega gli sforzi di lobbying. Ora finalmente, se tutto andrà come annunciato, dovremo cambiare forzatamente le lancette solo altre 3 volte, se decideremo di tenere l’ora legale permanentemente, 4 volte se decideremo di tenere l’ora solare.

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