Il Financial Times e l’articolo su Giuseppe Conte

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Giuseppe Conte (foto: Jacopo Landi/NurPhoto via Getty Images)

Il Financial Times ha scoperto che, poco prima di essere nominato primo ministro, Giuseppe Conte ha fornito una consulenza legale a un gruppo di investitori tra i quali figurava anche un fondo finanziato dalla segreteria di stato del Vaticano, il dicastero della Curia romana che coordina gli uffici della Santa Sede ed è coinvolto in un’indagine su una serie di operazione finanziarie sospette che ha portato alle dimissioni di cinque dirigenti.

Il fondo in questione è la Athena Global Oppurtunities, gestita dal finanziere italiano Raffaele Mincione. Il fatto che Conte avesse lavorato per Mincione era già noto per via di un’inchiesta di Repubblica, ma finora non era mai emerso il ruolo della segreteria nella vicenda che risale al 2018 e riguarda una disputa per il controllo di Retelit, una società italiana di telecomunicazioni.

La consulenza di Conte

Un anno fa Retelit era contesa tra Fiber 4.0, un consorzio controllato al 40% da Athena Global Opprtunities e già proprietaria del 9% di Retelit, e un’altra cordata di investitori composta da un fondo tedesco e da un’azienda di stato libica. Fiber 4.0 voleva tentare la scalata e portare e portare alla guida della società Mincione, che vi aveva investito circa 200 milioni di dollari, soldi che il Financial Times ha scoperto provenire dalla segreteria di stato del Vaticano. Il consorzio era però stato sconfitto in un voto degli azionisti e aveva assunto Conte per capire se era possibile rovesciare il voto.

Conte ha fornito la sua consulenza il 14 maggio del 2018. Nel documento, l’allora avvocato scriveva che sarebbe stato possibile annullare il voto solo se il governo avesse utilizzato il golden power, uno strumento grazie al quale l’esecutivo può impedire agli attori stranieri di prendere il controllo di società italiane ritenute di importanza strategica.

Allora Conte era un docente e un avvocato, anche se faceva già parte della squadra di governo del Movimento 5 stelle. Un mese dopo quella lettera, il governo ha però deciso di esercitare il golden power, così come lui aveva suggerito: una decisione di cui Repubblica aveva riferito e che aveva evidenziato un possibile conflitto di interesse.

La reazione del premier

Conte, che aveva negato ogni responsabilità a questo proposito già un anno fa, ha respinto nuovamente le accuse. Poco dopo la pubblicazione dell’articolo del Financial Times, la presidenza del Consiglio ha diramato una nota per precisare che Conte non era a conoscenza del fatto che alcuni investitori facessero riferimento a un fondo sostenuto dal Vaticano e non ha preso parte al Consiglio dei ministri in cui si è deciso di far ricorso al golden power per Retelit. “Si fa presente che in quell’occasione il presidente Conte era impegnato in Canada per il G7”, si legge nel comunicato. “Conte non ha mai incontrato né conosciuto il sig. Mincione”.

Lo stesso Mincione ha detto al Financial Times di non aver mai incontrato Conte e ha definito la sua nomina a primo ministro una “sfortuna”, perché non ha cambiato la sua situazione. Il quotidiano ha anche parlato con Gianluca Ferrari del fondo di investimento tedesco che ha vinto il controllo di Retelit. Ferrari ha detto che secondo lui un conflitto d’interesse c’è, e episodi come questo rischiano di danneggiare la fiducia che gli investitori ripongono nel sistema-paese.

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