Dickinson, il biopic che trasforma la poetessa Emily in un’eroina dei nostri tempi

0
59
Questo post è stato pubblicato qui

Hope is the thing with feathers (“La speranza è un essere piumato“): è il verso più famoso della ricchissima produzione in rima di Emily Dickinson, probabilmente la più suggestiva e prolifica poetessa mai vissuta. La serie che prende il suo nome e che ha debuttato assieme a For All Mankind e altre sulla nuova app di video on demand Apple Tv+, è un biopic in salsa teen incentrato sugli anni dell’adolescenza della schiva autrice che si auto impose una vita in reclusione fino alla morte, avvenuta nel 1886. Dickinson segue l’esistenza di una versione della poetessa – molto lontana da quella che è stata la riservata e pragmatica Emily della realtà – spumeggiante e intraprendente. Teenager piena di speranze e ambizioni, Emily conduce un’esistenza fin troppo tranquilla per la sua natura irrequieta. A frustrarla, un padre severo e una madre all’antica che non ammettono l’emancipazione femminile, un fratello che non apprezza o sfrutta abbastanza i privilegi del suo genere, e una sorella la cui massima ambizione è maritarsi.

La prima stagione, composta di dieci episodi (una seconda è stata già messa in produzione da Apple), introduce il personaggio eponimo e i suoi familiari, la sua migliore amica Sue e l’emblematico Death, allegoria della fascinazione macabra e sensuale che Emily ha nei confronti della morte e della sua compagna più stretta, la passione erotica. La Emily Dickinson impersonata da Hailee Steinfeld, attrice e cantante candidata all’Oscar da giovanissima per il western Il Grinta, vive nel XIX secolo ma è un’adolescente tipica del XXI; Dickinson è un period ameno, una serie teen moderna nelle tematiche, nei personaggi, nella confezione ma trasportata un paio di secoli indietro. Ideata dalla sua creatrice Alena Smith per il pubblico delle Millennial, può risultare irritante se si considera la scarsa aderenza al personaggio di riferimento. In questo risulta quasi dissacrante, ma la vitalità della protagonista e l’originalità della messa in scena fanno accantonare le invettive dopo un paio di episodi.

Tutta la serie gira intorno al carisma e alla bravura della sua protagonista; la Steinfeld è una forza della natura come il suo personaggio: esuberante e ironica, egocentrica eppure egoista, empatica e tuttavia ignara delle cose del mondo, vitale eppure attratta dalla morte, innocente e provocante, è un personaggio magnetico e perturbante. La sua voglia di vivere e trovare il suo posto nel mondo sfidando una società (e una famiglia) che trova le sua istanze artistiche ridicole e sconvenienti sono coinvolgenti proporzionalmente alla risolutezza e alla veemenza con cui Emily si impone. Quello che vediamo è un personaggio magico, una sorta di role model per le coetanee di duecento anni dopo.

L’adattamento della biografia operato dalla sceneggiatrice rielabora in modo fantasioso dettagli biografici importanti, a partire dalla relazione profonda e strettissima tra Emily e Sue. Gli scambi epistolari tra le due, affettuosissimi, nella serie si concretizzano in effusioni fisiche: la poetessa è sì interessata all’amore, ma sempre trascendendo le convenzioni dell’epoca. Audace ed eccentrica, si fa amare subito senza diventare leziosa o sopra le righe. Dickinson, come accennato, deve molto alla sua interprete ma nel cast si distinguono anche i bravissimi Jane Krakowski (Ally McBeal) e Toby Huss (Halt and Catch Fire) nei panni dei genitori.

Anche la confezione di Dickinson è pregevole, specialmente nelle scenografie, nei costumi e nelle musiche che corredano gli incontri onirici e tra Emily e la Morte: dal Massachusets dove ha vissuto ed è morta la protagonista si viene catapultati a New Orleans, in un turbinio opulento e sensuale di magia e mistero. La colonna sonora, composta da canzoni contemporanee sempre a target teen, ci ricorda costantemente che questo è uno show per giovani, una storia che gli adulti non possono comprendere veramente. Ma possono apprezzare comunque, specialmente se sono abbastanza saggi da ignorare il rumore degli ingranaggi della produzione. Se si vuole imputare un difetto a Dickinson, è infatti quello di risultare troppo costruita a tavolino: tutto è studiato per irretire il pubblico delle teenager, tutto è accattivante e irresistibile per le millenial. Tra le produzioni della piattaforma esordiente di Apple Tv+ era una di quelle meno attese, ma probabilmente è anche quella più riuscita.

The post Dickinson, il biopic che trasforma la poetessa Emily in un’eroina dei nostri tempi appeared first on Wired.