Zombieland doppio colpo non cambia la ricetta del primo film

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Non ci sono dubbi che il tempo sia passato dal primo Zombieland. Lo sappiamo noi, lo sanno i filmmaker e lo sanno i personaggi che lo riconoscono in una serie di divertenti riferimenti. All’epoca del primo film Jesse Eisenberg non aveva recitato in The Social Network, Emma Stone non era ancora Emma Stone (quindi non aveva nemmeno ancora vinto un Oscar) e solo Abigail Breslin era più nota di adesso. Woody Harrelson invece era, rimane e probabilmente sempre sarà, Woody Harrelson. Il film ha quindi l’incredibile grazia di non alterare gli equilibri che tanto funzionavano tra personaggi perché sono stati alterati i pesi dei singoli attori. La mescolanza di azione e umorismo è esattamente quella e anche il tipo di ironia. L’idea è di raddoppiare e aumentare tutto quello che andava bene (come per qualsiasi sequel) ma il risultato è un prolungamento di ciò che andava bene più che un raddoppio. Che comunque è più di quanto fosse lecito attendersi.

Sono passati 10 anni dall’invasione zombie del primo film e ovviamente i morti viventi sono ancora lì, solo che alcuni si stanno facendo più resistenti, così che l’abilità e la sicurezza nell’ucciderli maturata dai personaggi non sfianchi l’azione perché quelli di nuova generazione tornano a metterli alla prova. Non è però certo per l’azione che Zombieland si è guadagnato un sequel ma per quella maniera sfacciata di fare ironia sui film, su se stesso e mettere in scena il mondo dello spettacolo tramite una strana lente zombie. Chiunque abbia visto il primo non a caso ricorderà la partecipazione di Bill Murray, che qui ritorna in una maniera strana e decisamente meno clamorosa. Il punto di questo viaggio è un altro, quello che avrebbe potuto spingere i protagonisti di un cartone Disney: recuperare una di loro, entrata nell’adolescenza e fuggita con un ragazzo.

Per aggiungere ironia ad ironia è fuggita con una specie di hippie post-apocalittico, cosa che manda su tutte le furia Tallahassee (Woody Harrelson) che ormai la percepisce come una figlia. Dall’altra parte la coppia composta da Eisenberg e Stone entra in una tipica crisi nel momento in cui lui le chiede di sposarla. Ed è qui che entra il personaggio che salva il film, Zoey Deutch, nei panni di una bionda in tuta rosa completamente svampita e sopravvissuta 10 anni chiusa in una cella frigo. È leggera, di certo poco furba e tutta ninnoli e sorrisi (ma anche una certa fame di sesso dopo 10 anni di reclusione). L’idea è di contrapporla alla donna forte, sveglia e indipendente di Emma Stone e la cosa funziona a molti livelli diversi. Non solo a lei sono lasciate le gag migliori (o almeno quelle che non si è preso Woody Harrelson) ma ha anche l’arco più interessante e meno prevedibile.

Quel che non va proprio sono gli zombie, sempre più un pretesto sempre meno un dettaglio serio del film. Zombieland doppio colpo, come il precedente, non è un vero zombie-movie ma sostanzialmente una storia on the road, trae la sua forza dallo spostamento e dall’incontrare personaggi diversi in situazioni diverse. Non a caso forse il momento migliore è quello che coinvolge Rosario Dawson e Luke Wilson (anche se la gag è copiata da L’alba dei morti dementi). È nel mettere quei protagonisti in diverse situazioni solo per pochi minuti e far scontrare le loro personalità con tanti muri differenti che il film trae la sua forza. Prima gli zombie erano un buon condimento, ora nemmeno quello, sono un peso che ci portiamo dietro e in cui Zombieland doppio colpo crede molto poco. Non c’è mai senso di rischio, non sono mai protagonisti e anche nello showdown finale l’impressione è che entrino in scena il meno possibile.

Non è un dettaglio, per un film simile, sbagliare l’azione ma è anche vero che Ruben Fleischer (alla regia) e Dave Callaham, Rhett Reese e Paul Wernick (alla sceneggiatura) rischiano così poco, hanno ambizioni così medie e fanno promesse così scarse che alla fine il risultato riesce facilmente a superare le aspettative dello spettatore per come sono state impostate all’inizio. Zombieland doppio colpo è in effetti un film d’intrattenimento non perfetto ma soddisfacente, che sa quali sono i propri punti di forza e non ha timore di lavorare quasi solo su quelli tralasciando il resto.

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