Daphne Caruana Galizia e il giornalismo, mestiere sempre più a rischio

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Uno degli uomini d’affari più importanti di Malta, Yorgen Fenech, è stato arrestato a bordo del suo yacht mentre cercava di lasciare l’isola. Fenech è amministratore delegato del Tumas Group, società attiva nel campo del gaming, direttore generale della centrale elettrica a gas di Malta e proprietario della società con sede a Dubai 17Black. Un uomo potente, su cui una persona stava indagando per portare a galla un giro di corruzione e affari sporchi con membri dell’esecutivo che lo coinvolgeva.

Photo credit should read MATTHEW MIRABELLI/AFP via Getty Images

Quella persona era Daphne Caruana Galizia, la giornalista uccisa nell’ottobre del 2017 con un attentato dinamitardo mentre si trovava nella sua auto. La giornalista aveva individuato nella 17Black il veicolo usato dall’imprenditore per pagare tangenti a due membri del governo maltese: il ministro Konrad Mizzi e il capo di gabinetto Keith Schembri. La scorsa settimana era stato arrestato Melvin Theuma, individuato come l’intermediario tra i killer esecutivi della donna e il mandante, che restava ignoto. Il premier maltese Muscat aveva promesso la grazia per l’uomo, in caso avesse fatto il nome di chi stava sopra di lui ed è così che si è arrivati alla chiusura del cerchio, con l’arresto di Yorgen Fenech. Nelle stesse ore della confessione dell’arresto del suo intermediario, peraltro, Fenech si era dimesso dalle sue cariche presso il Tumas Group, una prova ulteriore del suo coinvolgimento nella faccenda.

Da due anni si cercava la verità a proposito dell’omicidio di una persona, la Galizia, che è stata uccisa per un’unica colpa: la sua testardaggine nel denunciare il marcio della politica e dell’imprenditoria locale. La giornalista aveva lavorato sui Panama Papers, denunciando i loschi affari del primo ministro Muscat, ma anche quelli di altri esponenti politici, di diverse banche e anche di aziende della piccola isola del Mediterraneo. Si era occupata del nuovo iter della vendita dei passaporti, un modo per favorire i giri di riciclaggio in cui le realtà politiche ed economiche locali erano coinvolte. E ogni volta finiva per ritrovarsi sola, con l’archiviazione delle accuse, la scomparsa delle prove e le denunce che non colpivano i corruttori, ma lei in quanto “diffamatrice”.

Prima di morire, Daphne Caruana Galizia aveva già ricevuto altre intimidazioni. Minacce di morte, un attentato alla porta della casa, l’uccisione dei suoi cani. L’attentato dinamitardo che le ha tolto la vita è la conseguenza del suo essere stata abbandonata, o peggio considerata un nemico di Malta, perché ne sottolineava tutte le problematiche. La giornalista è diventata un simbolo nell’isola, in Europa e nel mondo perché quello che le è successo non è stato un evento eccezionale, ma la triste consuetudine. Secondo un rapporto dell’Unesco, tra il 2014 e il 2018, c’è stato un aumento del 18% nel numero di giornalisti uccisi nel mondo e il 55% degli omicidi ha avuto luogo in “Paesi in pace”.

Come Malta, appunto, ma anche come la Slovacchia, dove l’anno scorso il giornalista Ján Kuciak è stato assassinato assieme alla sua fidanzata, mentre investigava su un sistema di frodi fiscali di imprenditori locali collegati alla politica del Paese. Sono solo due dei casi che ci ricordiamo meglio, perchèé avvenuti nel nostro cortile di casa. Ma dal 2006 al 2018 sono stati ben 1.109 i giornalisti assassinati nel mondo. La colpa è sempre la stessa, la ricerca ossessiva di una verità che cozza con un mondo sempre più imbrigliato nelle maglie della post-verità.

Il fatto che le Daphne Caruana Galizia aumentino nel mondo spaventa, ma non è casuale. Basta guardare in casa nostra, dove chi è costretto a trascorrere la sua quotidianità con la scorta – da Roberto Saviano a Federica Angeli, passando per molti altri – viene troppo spesso dipinto come un privilegiato che campa sulle spalle dei cittadini. E viene trattato da capro espiatorio di non si sa quali mali, piuttosto che da eroe. Pochi giorni fa Mario De Michele, direttore della testata online Campania Notizie, è stato oggetto di una pioggia di proiettili mentre si trovava in macchina. Per puro caso, è ancora vivo. De Michele da qualche tempo sta lavorando ad alcune inchieste giornalistiche scomode, che riguardano la camorra ma soprattutto i legami di essa con alcuni imprenditori della zona di Aversa. Come per Daphne Caruana Galizia e Ján Kuciak, la volontà è quella di denunciare il marcio che permea il tessuto economico di una terra complessa.

Con lui e con molti altri giornalisti non si può fare l’errore che è stato fatto con chi oggi ha pagato con la vita il suo lavoro. L’arresto del mandante dell’omicidio della giornalista maltese è una buona notizia in questa situazione, perché se da una parte dimostra che per quanto si possa essere soli nelle proprie inchieste, alla fine la verità viene comunque a galla, dall’altra ci obbliga a tornare a parlare di quell’omicidio, della sua brutalità e dell’assenza di una protezione a quella che, prima ancora che giornalista, era una cittadina. Tutto questo deve essere un monito per le istituzione a preoccuparsi di chi, in Italia come altrove, vive nella sua stessa condizione di minacce e intimidazioni. Per un’unica colpa, fare il proprio lavoro di giornalista.

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