Farsi insultare da un robot non è un’esperienza piacevole

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(foto: Getty Images)

Un insulto è un insulto, non c’è niente da fare. Ferisce i nostri sentimenti, ci infastidisce, anche se a lanciarlo è un robot. A sostenerlo è un piccolo studio della Carnegie Mellon University – presentato alla conferenza internazionale Ieee su robot e comunicazione interattiva umana tenutasi in India -, che ha messo in evidenza come giocare contro un umanoide programmato per denigrare l’avversario umano incida negativamente sulle prestazioni del secondo. Si tratta – dicono gli autori – di uno dei primi studi sull’interazione umano-robot in un contesto in cui non collaborano, con l’obiettivo di approfondire le dinamiche che potrebbero presentarsi in situazioni reali, quando le macchine ci affiancheranno.

Quaranta persone (anche esperti del settore) hanno partecipato a un test che prevedeva di giocare contro il robot Pepper a Guards and Treasures, un gioco di strategia ispirato al duopolio di Stackelberg (un modello economico che prevede una sfida tra una società leader, che muove per prima, e una subalterna, che muove per seconda).

Pepper, però, poteva essere programmato per insultare il suo avversario durante la partita (con frasi del tipo “Devo dire che sei un giocatore terribile” e “Il tuo modo di giocare è diventato confuso”), oppure per elogiarlo. E i ricercatori erano curiosi di scoprire come avrebbero reagito i giocatori.

Ciò che è emerso è che le prestazioni degli umani durante il gioco risentivano dei commenti di Pepper: in media chi riceveva insulti raggiungeva punteggi inferiori rispetto a chi invece veniva incoraggiato dal robot. E questo nonostante i partecipanti fossero tutti consapevoli che la macchina era stata programmata per dire certe cose.

Anche se si tratta di un piccolo studio, l’approccio utilizzato è interessante e approfondisce una questione che, con il progressivo ingresso delle macchine nella nostra quotidianità, diventerà di primaria importanza per i programmatori, ossia come l’essere umano reagisce alle comunicazioni con i robot. Il prossimo passo – anticipano gli esperti – sarà studiare le reazioni umane alle comunicazioni non verbali dei robot.

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