La sinistra britannica ha di nuovo grossi problemi di antisemitismo

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(foto: Darren Staples/Getty Images)

Il rabbino capo del Regno Unito, Ephraim Mirvis, ha detto che il leader dei Labour Jeremy Corbyn non merita di diventare primo ministro. In un editoriale pubblicato dal Times, il capo della comunità ebraica ortodossa britannica dal 2013 ha spiegato che Corbyn ha trascurato le accuse di antisemitismo che da molti anni circolano attorno a esponenti e funzionari del partito laburista. Secondo il Telegraph si tratta della prima volta che un’autorità spirituale nazionale interviene così apertamente nel corso di una campagna elettorale, quella in vista delle prossime elezioni del 12 dicembre.

Un nuovo veleno ha preso piede nel Labour ed è stato approvato dai vertici del partito”, ha detto Mirvis invitando gli elettori a seguire la propria coscienza e andare contro una leadership labourista. Per il rabbino capo è infatti in ballo “lo spirito del paese” e, proprio per questa ragione, ha deciso di intervenire pubblicamente con un attacco a dir poco clamoroso, ripreso da tutta la stampa britannica. Tuttavia non si tratta della prima volta che Corbyn riceve un’accusa simile, anche se, a tre settimane dal voto, le ultime parole potrebbero avere un impatto sull’esito elettorale.

I motivi dell’accusa

Il tema dell’antisemitismo non è, come si accennava, nuovo ai Labour. Anzi, è una delle principali critiche che è stata rivolta a Corbyn sin dall’inizio della sua leadership. L’accusa principale è che proprio lui abbia coperto diversi membri del partito che avrebbero sostenuto senza mezzi termini tesi antisemite. Dal canto suo, Corbyn ha più volte ripetuto che fra le fila dei laburisti non si tollerano discriminazioni, razzismo e antisemitismo, ma per molte persone, incluso il rabbino, non è stato fatto abbastanza. Di recente, poi, molti deputati e sostenitori laburisti di origine ebraica hanno deciso di lasciare il partito dando proprio come motivazione quella di sentirsi discriminati, al punto che una commissione parlamentare ha aperto un’inchiesta sull’antisemitismo nel Labour.

Seppur Corbyn abbia ammesso che il partito è stato lento nel fronteggiare la questione antisemita, definendola “un vero problema, le sue posizioni nel tempo non sono cambiate. Il leader laburista è nettamente schierato a favore della Palestina nel conflitto israelo-palestinese e non fa mistero delle sue posizioni anti-israeliane. Nel 2009 aveva invitato alcuni membri di alcuni gruppi politici palestinesi a parlare in parlamento nel Regno Unito. Si trattava di Hamas, considerata un’organizzazione terroristica in buona parte dell’Occidente.

I tanti casi di antisemitismo

Fra le tante segnalazioni e discussioni avute in merito alla questione dall’elezione di Corbyn a capo del partito fino ad oggi, vale la pena ripercorrere qualche episodio su cui Corbyn è passato sopra. Era il 2015 quando Alan Bull, candidato laburista al consiglio di Peterborough aveva scritto in un post su Facebook, pubblicato in un gruppo privato, che “l’olocausto era una bufala”. Nel 2016 il Partito Laburista aveva poi sospeso, in attesa di indagini, 56 membri per affermazioni tacciate di essere antisemite. Nel 2016, dopo diversi casi del genere, Corbyn si era rivolto allora all’autorevole avvocato Shami Chakrabarti per investigare le accuse fra le fila del partito e quello che emerse fu “un’evidente presenza di mentalità ignoranti”, citando le sue parole.

La scorsa estate, poi, un’inchiesta della Bbc ha riaperto una ferita mai sopita. Il documentario in questione, trasmesso in televisione, si basava su oltre trenta fonti anonime che accusavano il Labour di aver insabbiato prove a favore di una presenza antisemita nel partito, o comunque di non aver condannato gli accusati. Anche se poco dopo una nota del Labour ha smentito e negato tutto, molti sono tornati all’attacco al punto che Corbyn ha parlato di un complotto ai suoi danni. Di recente, inoltre, il Jewish Chronicle, più importante giornale ebraico d’Inghilterra, l’ha preso in giro usando il suo slogan “per i tanti non per i pochi” (For the many, not the few); il giornale ha titolato “For the many, not the Jews“, ovvero per i tanti, ma non per gli ebrei.

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