Le regole per “offrire” bitcoin e criptovalute

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(Foto: S3studio/Getty Images)

Una delle più significative applicazioni della tecnologia digitale al settore finanziario è legata alla diffusione delle cosiddette criptovalute, o valute virtuali. Tra le prime monete virtuali a essere state sviluppate la più nota è senza dubbio il Bitcoin, creato nel 2009 da un anonimo inventore, conosciuto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, allo scopo ufficiale di alleggerire le transazioni finanziarie e commerciali dai pesi e dai rischi collegati alle società d’intermediazione commerciale, ma nella realtà con il fine di consentire operazioni di acquisto/vendita in maniera veloce, poco costosa e soprattutto anonima.

Il fenomeno ha ormai assunto dimensioni tali, anche sul piano economico, che non è possibile stabilire con precisione quante siano le criptovalute attualmente in circolazione. Su CoinMarketCap, uno dei principali siti che monitorano il mercato delle criptovalute, ne sono censite più di 2000.

È poi di pochi mesi fa la notizia che anche Facebook ha deciso di coniare una sua moneta virtuale, denominata Libra, con la quale a quanto pare sarà possibile, a partire dal 2020, non solo pagare e scambiare denaro sui social network di proprietà, ma in tutto il web. Per chi voglia conoscere i punti di forza e le criticità della nuova moneta lanciata da Zuckerberg, rimandiamo all’articolo pubblicato su Altalex dal titolo Libra, la nuova criptovaluta di Facebook: svolta epocale?.

Vediamo più da vicino come funzionano questi nuovi strumenti, quali sono i rischi e le opportunità legate alla loro diffusione, e come sono regolati sul piano normativo.

Come funzionano le criptovalute

Le principali caratteristiche comuni alle valute virtuali sono:
* un insieme di regole (detto “protocollo”), cioè un codice informatico che specifica il modo in cui i partecipanti possono effettuare le transazioni;
* un “libro mastro” o registro distribuito (distributed ledger – Dlt – o blockchain) che conserva in modo immodificabile la storia della transazioni;
* una rete decentralizzata di partecipanti che aggiornano, conservano e consultano la distributed ledger delle transazioni, secondo le regole del protocollo.

Le caratteristiche delle Dlt o blockchain sono ora codificate anche a livello normativo. Il Decreto semplificazioni (decreto legge n. 135/2018, convertito in legge n. 12/2019), all’art. 8-ter, così definisce le tecnologie basate su registri distribuiti: “Le tecnologie e i protocolli informatici che usano un registro condiviso, distribuito, replicabile, accessibile simultaneamente, architetturalmente decentralizzato su basi crittografiche, tali da consentire la registrazione, la convalida, l’aggiornamento e l’archiviazione di dati sia in chiaro che ulteriormente protetti da crittografia verificabili da ciascun partecipante, non alterabili e non modificabili”.

Moneta virtuale vs moneta tradizionale

Le funzioni tipiche delle monete aventi corso legale sono essenzialmente le tre seguenti:
* misura del valore dei beni e dei servizi (unità di conto);
* mezzo di pagamento comunemente accettato;
* deposito di valore.
Rispetto alle monete tradizionali, le criptovalute non sembrano adatte a fungere da unità di conto, data la loro estrema volatilità (i prezzi delle valute virtuali sono infatti soggetti a fluttuazioni molto ampie, anche in tempi molto ravvicinati). Dubbia è anche la loro capacità di assolvere alla funzione di riserva di valore, perché quanto più saranno utilizzate per pagare beni o servizi, tanto più aumenterà il loro valore. Verosimilmente, invece, le criptovalute potranno assolvere sempre più a una funzione di scambio.
Per approfondire i rapporti di analogia e differenza tra le criptovalute (in particolare i bitcoin) e la moneta tradizionale consigliamo la lettura su Altalex dell’articolo I bitcoin e la moneta.

L’emissione di criptovalute: le Ico

Per il lancio sul mercato di nuove criptovalute si ricorre solitamente alle Ico (acronimo di Initial coin offering), una modalità di crowdfunfding analoga alle più note Ipo (Initial public offering – offerta pubblica iniziale). Al posto degli strumenti finanziari tradizionali (azioni, obbligazioni ecc.), l’Ico comporta l’emissione di cosiddetti coin o token digitali, offerti agli investitori che li acquistano contro cash (euro, dollaro ecc.) o, più spesso, criptovalute.

A differenza delle Ipo, le Ico sono decentralizzate (non esiste un organismo centrale che le gestisce) e non sono regolamentate.
La creazione, l’emissione e il trasferimento di token avviene per mezzo della tecnologia Dlt. Una volta emesse, le valute virtuali possono essere acquistate o vendute su una piattaforma di scambio (exchange platform) utilizzando denaro avente corso legale (es. euro, dollari, ecc.). Le piattaforme di scambio non sono attualmente regolamentate, per cui in caso di contenzioso o fallimento non è prevista una tutela legale specifica per gli investitori-risparmiatori.

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