Ecco come Enel ha coltivato le nuove startup dell’energia

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Innovazione  e sostenibilità: grazie a questa formula, sintetizzata nel concetto di ‘Innovability’, Enel è diventato uno dei gruppi industriali più aperti alla contaminazione con realtà diverse e più attento nel cercare e favorire l’interazione con le giovani aziende.

Un modello di impresa ‘aperto’, che riprende l’approccio dell’open innovation per creare un ecosistema in cui con la società collaborano attivamente clienti, dipendenti, inventori, fornitori e, soprattutto, startup.

Anche il ‘papà’ dell’open innovation, Henry Chesbrough, professore ad Harvard e Berkeley, ha scritto un caso su di noi, che ha chiamato From A Monopoly Power To An Open Power”, racconta Ernesto Ciorra, che in Enel è responsabile proprio della funzione Innovability.

Intercettare le startup

Assieme al capo di Enel Italia, Carlo Tamburi, Ciorra ha partecipato a Milano all’evento Leading the Energy Revolution, organizzato dall’azienda per presentare a un pubblico di investitori e addetti ai lavori alcune delle startup più interessanti cresciute grazie alle risorse della rete degli Enel Innovation Labs, nati a fine 2016 proprio per intercettare le realtà imprenditoriali ad alto potenziale tecnologico e aiutarle a trasformare le loro idee in soluzioni di business.

La ratio che sta dietro al progetto, secondo Ciorra, è la convinzione che per essere sostenibili occorre innovare costantemente, e che ogni innovazione deve, a sua volta, essere sostenibile nel lungo periodo per portare valore. “Per innovare – dice il manager – non si può pensare di essere i migliori e poter fare tutto da soli, e oggi chi non innova chiude. Questo piano è nato per diretta iniziativa dell’ad Francesco Starace, che è il vero responsabile della trasformazione di Enel in una società sostenibile e innovativa”.

Ernesto Ciorra (al centro), Direttore Funzione Innovability di Enel (Foto: Enel)

La rete degli hub d’innovazione

A delineare il successo del progetto sono i numeri: grazie ai dieci Innovation Hub, in questi tre anni Enel ha analizzato oltre 6.500 startup, attivato più di 250 progetti per testare e sviluppare le soluzioni proposte, e scalato sui propri business a livello globale 50 aziende, “diciassette delle quali italiane”, racconta Ciorra, “e sette che, grazie al sostegno di Enel, hanno raggiunto un valore che supera i 100 milioni di euro”.

Il fulcro della rete è in Italia, con i tre hub aperti presso i laboratori del gruppo: a Catania per le energie rinnovabili, a Pisa per la generazione termica e a Milano per le smart grid e la digitalizzazione delle reti. A questi i si affianca poi il laboratorio di Vallelunga, fin provincia di Roma, focalizzato sull’individuazione di soluzioni per la mobilità elettrica. Gli altri poli sono a Boston, San Francisco e Tel Aviv – tre dei più importanti centri di innovazione globale – e in alcuni dei principali paesi in cui opera il gruppo: in Spagna (a Madrid), Russia, Cile e Brasile.

L’idea – ha spiegato Ciorra durante la presentazione – è che se da un lato andiamo a trovare le startup ‘fighe’ lì dove sono loro, dall’altro le invitiamo a casa nostra, cioè nei nostri hub in Italia e all’estero. E allo stesso modo, siamo disponibili a ricevere le loro idee con la massima apertura e flessibilità: possono contattarci direttamente per mail o su LinkedIn, oppure raccontarci la loro idea a margine di un evento, e noi diamo a tutti un feedback: anche se questo è negativo, sappiamo quanto riceverlo sia comunque importante per un imprenditore”.

Collaborazione virtuosa

Le startup che collaborano con Enel hanno accesso al know-how del gruppo e la possibilità di sviluppare e testare le proprie soluzioni in laboratorio per poi metterle in pratica. Inoltre, se le imprese hanno necessità di finanziamenti, Enel Innovation Hubs attiva la propria rete di fondi di venture capital e banche, a cui si aggiunge il sistema di acceleratori, incubatori e fornitori nel caso in cui occorra il supporto per industrializzare soluzioni non ancora mature e garantire il migliore sviluppo della tecnologia.

Tra le aziende selezionate in questi anni, e che si sono presentate al pubblico milanese, ci sono iGenius, una delle giovani imprese italiane di maggior successo nel campo dell’intelligenza artificiale, che aiuta manager e operatori delle centrali elettriche a monitorare gli impianti e intervenire rapidamente grazie a una piattaforma di data intelligence con cui si può interagire in linguaggio naturale – come con un assistente vocale.

M2D, che fornisce soluzioni basate sull’automazione e il machine learning per i droni che lavorano negli impianti rinnovabili. Ermes Cyber Security, che offre una protezione avanzata contro tutti quei pericoli del web che prendono di mira i dipendenti e che non possono essere protetti dagli strumenti esistenti. E Aton Energy, che produce sistemi di accumulo di energia modulari, flessibili e connessi.

Obiettivo crescita

L’obiettivo dichiarato di Enel è far crescere queste realtà e trasformarle in scale-up. Con un approccio diverso rispetto a quello di altre compagnie: il gruppo energetico, infatti, non investe nelle aziende comprandone delle quote, e non richiede loro di firmare accordi di esclusiva. “Non poniamo nessun vincolo alle startup”, spiega ancora Ciorra. “Chiediamo soltanto di dare la precedenza a noi, se offriamo loro tanto lavoro, lasciando l’assoluta libertà di cercare altri clienti”.

Le startup vengono da noi e vogliono lavorare con Enel”, conclude il manager “perché l’azienda ha un ‘sense of purpose’ ben definito: siamo costantemente alla ricerca di soluzioni che ci aiutino nel nostro business, come è ovvio, ma soprattutto che rendano migliore il mondo”.

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