Wired Trends 2020 – Insurance: le assicurazioni stanno per entrare nella rivoluzione digitale

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(foto: Senia Ferrante)

Sono tre le ragioni principali che stanno cambiando il mondo delle assicurazioni: i nostri stili di vita, perché per esempio ci sono sempre meno automobili di proprietà, il lavoro, con tutto ciò che ne deriva in termini di welfare, e infine le nuove tecnologie, perché intelligenza artificiale, big data e internet delle cose consentono (o consentiranno) al comparto insurance di essere più capillare, con offerte personalizzate e non più solo per categorie. Sono queste le consapevolezze, insieme al fatto che l’allungamento della vita media incida sempre più sui sistemi previdenziali, da cui ha preso il via l’atto finale degli otto eventi dei Trends 2020: un palinsesto creato da Wired Italia e da Ipsos per discutere le tendenze già in atto e gettare uno sguardo alle prospettive per l’anno in arrivo.

Nell’auditorium del Milano Luiss Hub for makers and students il primo ospite a salire sul palco è stato Nicola Neri, Ceo di Ipsos. “Abbiamo chiesto alle persone quale sia il loro interlocutore preferito per sottoscrivere i prodotti previdenziali, ha raccontato, “e le risposte nettamente maggioritarie ancora oggi sono state le compagnie di assicurazioni al 29% e le banche al 27% (anche perché un altro 34% sono i ‘non so’, ndr)”. Dati indicativi soprattutto se pensiamo a quanto negli ultimi anni, grazie alla tecnologia, il mondo sia in generale cambiato: “se guardiamo a quello che è successo in altri mercati, e soprattutto alle aspettative delle persone che vedono i mutamenti hi-tech in moltissimi ambiti, possiamo immaginare che anche qui presto in futuro ci saranno ulteriori evoluzioni, ha commentato Neri.

Il collega Luca Comodo, che in Ipsos è Public Affair Director, ha posto al centro della discussione il problema delle prospettive della previdenza. “Ci sarà un problema di sostenibilità, ha esordito, “perché nel 2050 avremo nei Paesi Ocse avremo 58 pensionati ogni 100 lavoratori, mentre in in Italia il rapporto sarà addirittura di 1 a 1″. Questo spiega come mai, proprio nell’ottica di bilanciare il sistema, c’è stata una spinta verso la previdenza complementare. “Tuttavia questa forma previdenziale non sta decollando, e il trend in atto finirà per impattare negativamente sul futuro dei giovani”, ha spiegato Comodo.

Molti i dati rilevanti presentati: solo il 2,4% delle abitazioni è coperto per i rischi da catastrofi naturali, eppure gli italiani hanno speso nell’ultimo anno 107 miliardi di euro nelle sole lotterie legali (a cui andrebbe aggiunto il sommerso) ma solo 17 nelle assicurazioni, se si escludono dal computo quelle obbligatorie delle automobili. “Manca l’idea di affrontare la previdenza come un percorso strutturato, ha commentato Comodo. “Metà degli italiani sono disposti ad assicurarsi per le cose più gravi, ma ci si attende un servizio flessibile, personalizzato e mirato sulle attese degli utenti. La costruzione di una cultura assicurativa è fondamentale soprattutto nel contesto odierno, in cui stiamo vedendo crollare i pilastri del welfare”. Come è stato ribadito, però, questa cultura difficilmente nascerà come frutto di sforzi individuali, ma necessiterebbe di una risposta più sistemica, che coinvolga tanto la politica quanto gli stakeholders del comparto.

La rivoluzione digitale, storia alla mano, ha iniziato a interessare le assicurazioni da un paio d’anni a questa parte. “Inutile nascondere che il mondo assicurativo è indietro”, ha chiarito Simone Ranucci Brandimarte, presidente e co-fondatore di Yolo. “La rivoluzione che è arrivata 20 anni fa nel commercio, e 10 anni fa nelle banche, qui sta arrivando solo in questo momento”.  I numeri infatti parlano di appena uno 0,8% dei prodotti assicurativi distribuiti digitalmente, di cui il 95% per le automobili, ma allo stesso tempo le previsioni sono di crescita di un fattore 40 nel prossimo decennio. “Abbiamo una duplice opportunità, sia dal punto di vista tecnologico sia perché il mercato italiano che è sotto-assicurato, ha aggiunto.

Come dare concretezza, dunque, a questa opportunità? “Non è un tema di canali distributivi ma di offerta: il cliente digitale ha le esigenze tipiche del commercio elettronico, ossia il fare tutto subito, ovunque, con un’offerta in linea con le proprie esigenze e con una comunicazione in stile social”, ha risposto Ranucci Brandimarte.
Possiamo quindi pensare a prodotti qualitativamente nuovi, come polizze orarie, giornaliere o a weekend, possiamo immaginare abbonamenti stile Netflix in cui al posto della rata annuale o semestrale sia previsto un pagamento mensile, e avremo polizze istantanee, disponibili subito, pay per use e anche in formato micro. “Senza dimenticare che il fenomeno dell’open banking andrà ad aumentare il processo di trasformazione digitale di tutto il comparto”, ha concluso.

“Oggi le compagnie assicurative possono sopravvivere solo se continuano a cambiare e a innovare”, ha proseguito sulla stessa linea Gianluca Lorenzi, Head di Reale Lab 1828. E ha aggiunto, riprendendo il Ceo Laurence D. Fink del fondo assicurativo BlackRock, che il cliente oggi vuole aziende con una visione di lungo periodo, anche attente alla sostenibilità in tutti i suoi significati. “Solo in questo modo si può garantire un futuro: parlando di tecnologia e intelligenza artificiale su una scala di tempo di 15-20 anni, che senso ha assicurare una vettura quando c’è la guida autonoma o se siamo a pieno titolo in un sistema di sharing economy?”, ha posto come domanda aperta. “E poi, devo assicurare la vettura, l’algoritmo, la persona o che altro?”.

L’altro contributo centrale che Lorenzi ha portato alla discussione è sul senso stesso di innovazione, da intendersi sì come atto creativo, ma che si muove all’interno di una macchina ben collaudata, ossia con la presenza di una serie di predisposizioni. “Perché una compagnia assicurativa come la nostra dovrebbe acquistare una piattaforma di car sharing?  Perché se si vuole assicurare qualcosa di simile in futuro, dobbiamo capire come funziona. Stesso discorso per una startup che consegna a domicilio i medicinali, o per una società che fa assistenza con il carro attrezzi replicando il modello di Uber”.

La parte più complicata nel processo di evoluzione del settore insurance pare non essere tanto l’innovazione in sé, quanto il cambiamento culturale da indurre e stimolare in realtà aziendali di grandissime dimensioni. “Ecco perché Reale Lab 1828 si è dotata di una struttura più orizzontale, circolare e comunicativa. Ci piace dire che abbiamo un’organizzazione a gomitolo, ma il punto fondamentale è abbandonare la classica e tradizionale struttura a silos”, ha concluso Lorenzi.

A far capire la straordinaria complessità, sia aziendale sia normativa, nella quale le assicurazioni si stanno muovendo per abbracciare la rivoluzione digitale ci ha pensato Stefano Micheli, Partner eTeam Leader del Focus team assicurazioni, BonelliErede. “L’attività di offrire un prodotto assicurativo è regolamentata e affidata a compagnie o intermediari con specifiche caratteristiche”, ha spiegato.

Il che, nella pratica, significa per esempio che far comparire un’offerta assicurativa sullo schermo interno all’abitacolo di un’automobile è un’operazione tecnicamente banale ma legalmente molto ardua. “Bisogna capire, per cominciare, se chi lo sta facendo sia un soggetto autorizzato e quindi giustamente sottoposto alla vigilanza”, ha chiarito Micheli. “La soluzione in questo caso può essere installare un’app sul sistema di infotainment del veicolo, il cui gestore non sia né la compagnia assicurativa né la casa automobilistica, ma un intermediario organizzativo dello stesso gruppo”.

Temi, questi, che meriterebbero di essere affrontati già a livello di impostazione dei progetti di innovazione. “La domanda da porsi è chi beneficerà dell’attività intellettuale collegata agli investimenti in innovazione”, ha aggiunto Micheli. “Se c’è un progetto così innovativo da aprire un nuovo mercato, o un nuovo segmento di mercato, occorre stare attenti alla proprietà intellettuale: da un lato si deve evitare di creare un monopolio, ma dall’altro bisogna capire in che misura permettere di beneficiare della tecnologia anche a soggetti esterni al gruppo iniziale che ha fatto l’investimento”. E a questo si somma la necessità di capire se l’attività in questione sia già regolamentata o meno, e se sì chi possa svolgerla con le dovute autorizzazioni.

Valutazioni come queste si applicano ad esempio nell’ambito dei big data, come sul palco ha raccontato Marco Giorgino, direttore dell’Osservatorio Polimi Open finance & insurance. “Nessuno può smentirci se diciamo che i dati sono sempre stati presenti nel mondo assicurativo”, ha esordito. “Nelle assicurazioni le black box sono installate da tempo, eppure questi dati non vengono utilizzati nemmeno per definire il prezzo delle polizze”. La sfida più grande di questa fase storica, dunque, non sta nel raccogliere le informazioni, ma nell’estrarre valore identificando i dati più rilevanti in ottica imprenditoriale. “Sempre nell’ambito delle regole e della compliance, serve un’attività più creativa, con una visione più business driven per fare soldi”, ha sintetizzato Giorgino.

Tra gli esempi più vicini alla sensibilità delle persone c’è ad esempio l’ambito della liquidazione dei sinistri. “Avere dei processi digitalizzati che consentano di avere meccanismi più semplici con tempi più rapidi e a costi più contenuti è fondamentale”, ha ribadito Giorgino. “E le startup, che in molti casi sono orientate su intelligenza artificiale, big data e blockchain, hanno proprio questa peculiarità”. Infine, si è discusso di come la digitalizzazione stia rompendo le filiere e faccia saltare alcuni passaggi della catena, mettendo anche a rischio alcune figure professionali. “Per questo la politica dovrebbe intervenire per favorire la riqualificazione. Oggi il mondo delle imprese chiede all’università di dare competenze che è effettivamente in grado di fornire, ma non nei numeri di cui il mercato avrebbe bisogno”, ha concluso.

Tra i numerosi spunti scaturiti dai talk sul palco, che in parte anticipano quelli del numero invernale del magazine di Wired appena uscito in edicola e dedicato alle Visioni 2020, si è parlato anche di propensione al risparmio, di gestione sinistri, di modelli distributivi geolocalizzati e dell’impatto dello screening genetico sul comparto assicurativo. Qui invece trovate ciò che è emerso dagli altri sette eventi del palinsesto creato da Wired e a Ipsos, dedicati rispettivamente al retail, all’energia, alla trasformazione digitale, ai media, al lavoro, alle telecomunicazioni, e alla cybersicurezza.

Wired Trends 2020
In collaborazione con Ipsos

Official Partner: Reale Mutua

Main Partner:
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Supporting Partner:
ItaliaCamp | Urban Vision

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