Quanti like e profili falsi puoi comprare con 300 euro

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KRAKOW, POLAND – 2018/12/28: Social media logos are seen on an android mobile phone. (Photo by Omar Marques/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)

Nonostante i continui controlli e i blocchi di massa, i principali social network non riescono ad arginare il fenomeno dei like comprati dagli utenti per manipolare la popolarità di un post. A portare nuovamente l’argomento “like fasulli comprati” sotto i riflettori è lo Strategic Communications Centre of Excellence della Nato che in un rapporto ha dimostrato come, con una piccola somma di denaro, chiunque può usufruire dei servizi di un’azienda che fornisce like e commenti fake creati da bot.

I ricercatori dell’organizzazione indipendente, che fornisce consulenza alla Nato, ha testato la capacità dei social network di bloccare le campagne che influenzano l’andamento dei post pagati. Per farlo hanno sfruttato 11 società russe e 5 europee che vendono falsi like e commenti sui social media. Con circa 300 euro i ricercatori sono stati in grado di acquistare oltre 3.500 commenti, 25mila like, 20mila visualizzazioni e 5mila follower. Gli acquisti sono stati poi applicati a profili comuni e a quelli di personalità politiche come Margrethe Vestager, vice presidente della Commissione europea alla guida dell’Antitrust continentale, o come Věra Jourová, vice presidente della Commissione Europea per i valori e la trasparenza, su circa un centinaio di post in totale su Facebook, Instagram, Twitter e YouTube.

Dopo quattro settimane dall’acquisto, i ricercatori hanno riscontrato che circa l’80% dei dati falsi era ancora visibile. A questo punto i ricercatori hanno identificato quasi 20mila account che sono stati utilizzati per manipolare le piattaforme e hanno segnalato un campione ai moderatori. Ma tre settimane dopo, oltre il 95% degli account segnalati era ancora attivo online.

Trascorriamo così tanto tempo a pensare a come regolamentare le società di social media, ma non tanto a come regolamentare l’industria della manipolazione dei social media”, ha affermato al New York Times Sebastian Bay, uno dei ricercatori che ha lavorato al rapporto: “Dobbiamo considerare se questo è qualcosa che dovrebbe essere permesso ma, forse di più, dobbiamo essere molto consapevoli che tutto ciò è ampiamente disponibile”.

I social network si sono comportati in maniera differente. Twitter che ha identificato e rimosso più degli altri i profili fasulli. YouTube si è dimostrato il meno reattivo nella rimozione degli account non autentici, ma allo stesso tempo è il più costoso da manipolare. Facebook è stato il migliore a bloccare gli account falsi ma non molto efficiente nell’eliminazione dei contenuti fake e dei like acquistati e infine Instagram si è dimostrato il più facile ed economico da manipolare.

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