Il Congresso americano ha svelato i capi di imputazione di Trump

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(foto: Mark Makela/Getty Images)

La commissione giustizia della Camera ha formalizzato i capi di imputazione nei confronti del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, accusandolo di abuso di potere e ostacolo al Congresso. Lo stesso che dovrà decidere se portare a termine o meno il processo di impeachment , e cioè se rimuovere o no il tycoon dal suo ruolo. “Ha ignorato e ferito gli interessi della nazione”, scrive la commissione, controllata in maggioranza dai democratici, nei due articoli della procedura di impeachment.

Trump avrebbe quindi usato la sua carica per benefici personali e allo stesso tempo avrebbe bloccato le indagini sul suo presunto illecito. Secondo alcuni media americani – come The Hill – le due accuse sarebbero troppo “vaghe” e non rispetterebbero “gli standard costituzionali per un impeachment”. “Non vi è alcuna prova di illeciti da parte del presidente”, ha commentato invece in una nota la Casa Bianca, replicando alle accuse dei democratici e specificando che Trump parteciperà al “processo farsa in Senato”.

Abuso di potere

Uno dei due articoli si riferisce alle pressioni che Trump ha fatto sul presidente ucraino Volodymir Zelensky affinché venisse aperta un’indagine su Joe Biden, ovvero il suo possibile avversario alle elezioni presidenziali del 2020, in modo da avere materiale con cui metterlo in cattiva luce davanti agli elettori. In sintesi, Trump avrebbe usato una serie strumenti – fra cui l’invito a cena alla Casa Bianca al presidente ucraino e la minaccia di bloccare gli aiuti militari al paese per circa 400 milioni di dollari – atti a soddisfare i suoi interessi personali.

Ostruzione al congresso

Un’altra accusa mossa sempre dai democratici è quella che Trump ha compiuto azioni volte a ostacolare le indagini del processo per impeachment, rifiutandosi essenzialmente di collaborare e definendo più volte il tutto “una caccia alle streghe”, come ha twittato anche dopo gli ultimi sviluppi. Lo stesso Trump non ha mai testimoniato in Aula.

 

Cosa accade adesso?

Nei prossimi giorni la Commissione giustizia voterà la richiesta di rinvio a giudizio. Poi, entro Natale, tutta l’aula – in maggioranza democratica – dovrà pronunciarsi. In questo caso sarà molto probabile che il giudizio sia positivo e Trump diventi il terzo presidente nella storia recente a essere sottoposto al processo del Senato, dopo Richard Nixon e Bill Clinton. L’impeachment prevede infatti una prima fase con testimonianze e analisi degli atti alla Camera (quella che si sta concludendo adesso) e, se votata dall’aula, la messa in stato d’accusa con un dibattimento vero e proprio al Senato, che ha il potere di rimuovere il presidente dall’incarico.

Non c’è alcun crimine” – ha detto il deputato Gop Dough Collins, che fa parte della commissione Giustizia – “è tutta una questione di tempistica e calendario perché i democratici non riescono ad accettare che Trump sia presidente degli Stati Uniti e soprattutto perchè non hanno un candidato”. Il processo in Senato si terrà molto probabilmente nei primi mesi del 2020, quando anche i dem dovranno eleggere il loro candidato alle prossime elezioni. Tuttavia, la possibilità di farlo decadere qui si complica: al Senato infatti la maggioranza è repubblicana (53 seggi) e servono in due terzi dei senatori concordi. I democratici si fermano a 45 più 2 senatori indipendenti. Guardando ai precedenti, il processo durò 184 per Richard Nixon nel 1974 anche se lo stesso si dimise prima di essere incriminato. Per Bill Clinton, invece – fra il 1998 e il 1999 – passarono 127 giorni e il processo si concluse con l’assoluzione del Senato.

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