Da finto spot dello Zoo di 105 a vera azienda: storia degli orologi Fumagazzi

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Orologi (Getty Images)
Orologi (Getty Images)

L’idea è arrivata in autostrada, ovviamente ascoltando la radio e i conduttori dello Zoo di 105. “Mandavano in onda le finte pubblicità degli anni Ottanta, quelle che prendono in giro i primi spot delle tv commerciali. Dopo aver ascoltato il claim degli orologi Fumagazzi, ‘solo per bravi ragazzi’, ho deciso di agire”, racconta Giorgio Pertusati, imprenditore e co-fondatore insieme a Riccardo Maria Manterio, bancario con esperienza nel mondo informatico, degli Orologi Fumagazzi, tra le pochissime imprese al mondo nate dopo che è andato in onda il loro spot pubblicitario.

Nel giro di tre settimane Pertusati e Manterio, protetti dall’alias dei fratelli Fumagazzi, hanno messo in piedi una piccola azienda di orologi: hanno registrato domini web e marchio, poi hanno contattato degli artigiani veneziani che con gli ingranaggi ci sanno fare e ora mettono tutto in vendita sulla sua piattaforma ecommerce.

“I ragazzi dello Zoo” – racconta Marcello Fumagazzi, nickname di Pertusati – “all’inizio l’hanno presa bene: quando è nato il sito ho scritto alla redazione e quel giorno la trasmissione è stata aperta con noi”. In onda è continuato ad andare il finto spot e i contatti sul sito sono schizzati. “Loro stavano spingendo una giostra della quale solo noi conoscevamo le potenzialità”, sottolinea Pertusati. “Abbiamo intercettato un’onda, ci siamo accorti di un’opportunità: quando siamo stati contattati dal manager della trasmissione abbiamo chiesto di lasciarci fare. Fino ad allora, sul nostro sito lo Zoo di 105 non era nemmeno citato e nessuno poteva dimostrare che stessimo sfruttando il loro brand”.

Ora è stato “trovato un terreno comune di intesa”, spiega l’imprenditore. Il nome della celebre trasmissione radio compare sulla homepage degli Orologi Fumagazzi e le anteprime dei modelli viaggiano tra le storie di Instagram del team dello Zoo di 105: “Abbiamo carta bianca sul prodotto, non c’è stato alcun contratto e non sono in società: per Mediaset (proprietaria di Radio 105 ndr) Fumagazzi è un esperimento sociale di marketing”. 

A 15 giorni da Natale sono stati venduti 1.500 Orologi Fumagazzi, fa sapere Pertusati, ma la sensazione è che sarebbero stati molti di più se solo ci fossero state le giuste scorte di magazzino: “Saremmo arrivati tranquillamente a 5mila”, dice. Nel frattempo qualche altro modello è stato aggiunto e sono stanno comparendo nello store i primi modelli da donna, anche se il co-founder lascia trapelare la volontà di chiudere tutto dopo San Valentino: “Un caso resta un caso solo se nasce e finisce in un tempo breve”.

La lezione di Cacao Meravigliao

Non è la prima volta che in Italia un finto spot genera un’idea di impresa. “Trent’anni fa” – ricorda Pertusati – “toccò a Cacao Meravigliao: Renzo Arbore in una delle sue geniali trasmissioni trasmetteva la pubblicità di questo brand inesistente… fino a quando qualcuno non lo ha fatto davvero, senza riuscire però a raccogliere grandi successi”.

La differenza ora è che gli orologi possono avere un valore economico molto più alto rispetto al cacao – listino dei Fumagazzi varia tra i 150 e i 1.500 euro – e che grazie all’ecommerce e alla produzione su prenotazione un’idea di business diventa meno rischiosa e più remunerativa: già ora il fatturato previsionale potrebbe sfiorare i 500mila euro.

Gli artigiani veneziani che abbiamo ingaggiato lavorano per molti brand famosi”, rivela Marcello. “Noi ci affidiamo a loro e ci appoggiamo alla loro piattaforma online per vendere i Fumagazzi: contiamo già adesso un migliaio di prenotazioni e dobbiamo ancora partire davvero”.

Entrambi i fondatori hanno un lavoro e carriere avviate, il sogno più che guadagnare è fare rumore e scrivere un pezzo di storia del marketing: speriamo che possa esserci un prima e un dopo Fumagazzi. Così come oggi ci si ricorda di Cacao Meravigliao, la speranza è che in futuro si possa pensare alla nostra avventura quando si ascolta uno spot di fantasia in radio o in tv”. Una storia – come da claim – di ‘bravi ragazzi’ diventati imprenditori e di orologi Pataaak o Topalopa venduti in tutta Italia per prendersi in giro senza scherzare troppo.   

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