Disegnano sardine all’asilo nido: dov’è il problema?

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Il quartiere della Maddalena, nel centro storico di Genova, una volta era la strada del commercio: pescivendoli, macellai, drogherie, vetrai, fabbri. Per fare le compere in Maddalena ci si muoveva da tutta Genova, e la zona ha mantenuto memoria del passato anche grazie al nome di alcuni suoi vicoli, come Via dei Macelli o Vico del Ferro.
Negli ultimi vent’anni, però, la zona della Maddalena è diventata anche zona di racket, spaccio e prostituzione: fenomeni che – complici anche le serrande dei negozi sempre più abbassate – sono in aumento e diffusione costante.
Cinque anni fa, il Comune ha restaurato una palazzina della zona della Maddalena per farne un asilo nido.
Dato in gestione ad una cooperativa sociale, la scuola ha iniziato ad aprire le porte ai bambini, fornendo un servizio sia ai piccoli iscritti, sia al quartiere, con l’apertura della loro biblioteca e progetti di accoglienza e integrazione.
Nel frattempo, la nuova Giunta di centrodestra veniva eletta anche grazie agli slogan legati alla sicurezza e alla “tolleranza zero”, che avrebbero dovuto ripulire i vicoli scacciando mafiosi e spacciatori.

Dal 2017 ad oggi, la situazione della Maddalena non è in alcun modo migliorata e, se possibile, è invece peggiorata, mentre l’asilo nido di Vico Rosa continua a rappresentare un faro nel buio, insieme alla rete di negozi, spazi educativi e poli culturali che ogni giorno combattono per migliorare la vivibilità della zona. Ma da ieri, l’asilo nido Vico Rosa,  è al centro di una bufera politico- mediatica.
Il nido ha avviato fin dall’apertura un rapporto molto stretto con i genitori dei bambini frequentanti, dandosi spesso appuntamento per partecipare ad attività extrascuola. Tra queste attività, anche molte manifestazioni a difesa dei diritti civili e dell’ambiente, come i Fridays for Future, o il corteo dell’8 marzo.

Anche a novembre, i genitori che pensavano – in piena autonomia – di portare i figli alla manifestazione delle sardine, hanno proposto di costruire uno dei tanti ponti tra la vita al nido e quella del mondo all’esterno. Hanno quindi condiviso con le educatrici una proposta, inviata a tutti via WhatsApp: far disegnare dei pesci ai bambini, il giorno dopo. Sardine, ovviamente, ma anche eventualmente tonni o balene.
Chi fosse andato in manifestazione, avrebbe poi potuto portare con sé il pesce disegnato a scuola.
Peccato che la vicenda, data in pasto ai giornali, al web e poi arrivata in consiglio comunale, abbia fatto pensare alla Lega che ci fosse qualcosa da andare ad indagare, scatenando un putiferio che potrebbe apparire molto funzionale a chi vuole nascondere l’incapacità del Comune di rispondere ai bisogni della zona dove sorge il nido.

Perché, in questa storia, alla fine, c’è poco da commentare: i bambini hanno disegnato delle sardine a scuola. Quelli che sono poi andati in manifestazione con i genitori li hanno portati con sé, gli altri li hanno portati a casa e messi nel cassetto dei disegni.  Dov’è la notizia? Dov’è lo scandalo? Ma se anche fosse successo (e non è successo) che ai bambini venisse raccontato all’asilo il senso della manifestazione delle sardine, non ci sarebbe stata in ogni caso alcuna ragione per convocare la coordinatrice pedagogica in Comune per chiarimenti.

Perché i bambini non vivono in una bolla di vetro: apprendono valori e disvalori dalle persone che li circondano e riceveranno, per tutto il periodo della formazione, input discordanti l’uno dall’altro, da tutte le persone con cui avranno relazione, dalla tv, dai video su youtube, dalle chiacchiere sugli autobus.
Si formeranno, come tutti ci siamo sempre formati, proprio all’interno di questo dialogo tra pensieri diversi, a volte opposti. Da grandi, forse condivideranno le idee dei genitori, e forse no. Ma saranno persone complete se avranno ascoltato voci diverse, rinforzando la propria identità proprio grazie allo scambio o allo scontro.

Per questo suona particolarmente surreale e comica l’affermazione di oggi di Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato, che – commentando questa non notizia – ha parlato di: “(…) cattivi maestri che fanno politica dalla cattedra”.
Surreale perché il vicepresidente del Senato della Repubblica dovrebbe ben sapere che, per un insegnante, esprimere le proprie idee in classe è un’attività assolutamente lecita, garantita dall’articolo 33 della Costituzione, dove si parla di “Libertà di insegnamento”.

Comica, poi, perché questa vicenda riguarda un asilo nido: uno spazio educativo nel quale – data l’età dei bambini – non esiste alcuna cattedra, e dove lavorano degli educatori, non dei maestri. Né quelli bravi né quelli “cattivi”.

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