Siamo ancora (almeno) a un secolo dalla parità fra uomini e donne

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(foto: Getty Images)

Neanche fra cent’anni ci sarà una vera parità di genere fra uomini e donne nel mondo. O meglio, ci vorrà almeno un secolo per colmare questo divario, come riporta il Global Gender Gap Report 2020 pubblicato annualmente dal World Economic Forum. Seppur la fotografia globale migliori leggermente – nel 2018 si parlava di 108 anni necessari: ora, per la precisione, di 99,5 – i progressi sono ancora troppo lenti. Il rapporto ha analizzato 153 paesi e i loro rispettivi progressi verso la parità di genere nei campi dell’economia, dell’istruzione, della scienza e della politica. In termini generali è, per il 14esimo anno consecutivo, l’Europa occidentale la parte del mondo più vicina a chiudere il divario.

I paesi più virtuosi

Per l’undicesimo anno consecutivo svettano nella classifica l’Islanda – decretato il paese più gender-equal, ovvero con un compimento più alto (l’87,7 per cento) della parità di genere – e i suoi vicini. Le nazioni che seguono sono essenzialmente del nord Europa: basti vedere che di seguito ci sono la Norvegia e la Finlandia (dove è stata eletta la premier più giovane al mondo, qualche giorno fa) e la Svezia. Nelle prime dieci posizioni troviamo anche il Nicaragua, la Nuova Zelanda, l’Irlanda, la Spagna, il Ruanda e la Germania. Impressionante è anzitutto l’avanzata spagnola, dato che il paese iberico in un anno ha scalato ben 21 posizioni, arrivando nella top ten per la prima volta.

(elaborazione grafica: World Economic Forum)

 

In fondo alla classifica

Vanno malissimo Siria, Pakistan, Iraq e Yemen che chiude, in ordine decrescente, la classifica alla 153esima posizione. In generale, il rapporto registra un peggioramento dell’Asia: il Giappone è 144esimo, la Corea del Sud alla 127esima posizione e la Cina tocca il 106esimo posto. Nonostante una buona parità nel settore dell’istruzione, in questi paesi manca quasi del tutto la presenza politica delle donne. In Giappone solo un politico su dieci in parlamento è donna e, a differenza dei maschi, le donne dedicano il quadruplo del loro tempo alla cura domestica e a lavori non retribuiti. Non va meglio in Medio Oriente e in Nord Africa: l’area ha chiuso il gap solo al 61,1 per cento. Qui, fra gli stati più avanzati in tema di parità di genere ci sono Israele e gli Emirati (entrambi al 65,5 per cento).

La situazione in Italia

Non ci sono buone notizie per il nostro paese che, invece di avanzare, torna indietro piazzandosi al 76esimo posto rispetto alla posizione numero 70 dello scorso anno. Nel 2017 era all’82esimo posto. L’Italia è fra le ultime in Europa insieme a Grecia, Malta e Cipro. E soprattutto è una tacca sopra al posizionamento che aveva oltre 13 anni fa, nel 2006. Secondo lo studio la maggior difficoltà nel chiudere il gender gap risiede nella scarsa rappresentanza femminile nei ruoli emergenti. Nella parità retributiva rispetto agli uomini raggiunge invece la 25esima posizione.

(elaborato da World Economic Forum)

Pesa moltissimo l’occupazione femminile: l’Italia vede lavorare meno di una donna su due. Complica le cose la maternità: solo il 57 per cento delle donne di età compresa fra 25 e 54 anni con figli piccoli lavora, rispetto al 90 per cento dei padri nelle stesse condizioni. Il nostro paese è invece al 44esimo posto se si guarda alle donne in politica, ma il vero cruccio è la partecipazione economica: se nel 2006 l’Italia era 87esima oggi deve incassare il 117esimo posto. Una nota positiva è invece il lavoro nel cloud computing: qui, come riporta il report, nonostante si tratti di una professione maschile vede la parità quasi raggiunta in Italia e in India.

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