Airbnb ha vinto la causa in Europa: è una piattaforma online, non un’agenzia immobiliare

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(Immagine: pixabay)

Questo Airbnb non è un albergo, né un’agenzia immobiliare: e quindi non deve rispettare le stesse regole a cui fanno riferimento albergatori e agenzie. Questo è in sintesi il contenuto della sentenza emessa nella giornata di ieri, 19 dicembre, dalla Corte di giustizia europea sul caso che ha visto coinvolto da un lato la piattaforma per l’affitto di case e dall’altro l’associazione francese Ahtop (Association pour un hébergement et un tourisme professionnels).

Il caso risale al 2017, quando l’associazione di albergatori e agenzie, che conta oltre 30mila iscritti, aveva deciso di denunciare Airbnb perché agirebbe in violazione delle norme che regolano la professione. Di fatto, come accade in molte delle città in cui il colosso americano opera, gli attori del settore turistico e degli affitti francesi chiedevano di essere maggiormente tutelati nel loro lavoro e un trattamento paritario per quanto riguarda la tassazione del gigante americano.

La corte Ue ha però respinto le accuse di Ahtop, dichiarando sostanzialmente che Airbnb non può essere equiparata a un’agenzia immobiliare o rientrare nelle norme che regolamentano il settore alberghiero perché è principalmente una “società dell’informazione”, e quindi è soggetta al quadro normativo che riguarda gli operatori commerciali online e le piattaforme di ecommerce. Infatti, sempre secondo i giudici di Lussemburgo, i servizi di intermediazione offerti dalla piattaforma rientrano pienamente nei sevizi delle società dell’informazione.

Dal canto suo, Airbnb fa sapere di voler collaborare con i paesi in cui opera poiché “già lavora con più di 500 amministrazioni in tutto il mondo, con cui ha collaborato alla raccolta di oltre 2 miliardi di dollari di tasse soggiorno e di hotel versate dai turisti e dai proprietari iscritti”.

Più scettico invece è il ricercatore Luca Tosoni, del Norwegian Research Center for Computers and Law, che vede nella sentenza della Corte europea un tassello ulteriore che potrebbe complicare il cammino verso una regolamentazione comunitaria e internazionale per quanto riguarda i servizi offerti dalle piattaforme online, come riporta Reuters.

Da questa sentenza, inoltre, Airbnb incassa anche un altro vantaggio sugli albergatori, quello che riguarda la partnership siglata dalla piattaforma con il Comitato olimpico internazionaleil mese scorso. Di fatto, questo accordo permetterà alla piattaforma di essere partner, oltre che sponsor ufficiale, nella fornitura di alloggi per atleti e spettatori nelle città che ospiteranno i prossimi giochi olimpici, entrando così in diretta concorrenza con gli albergatori, come si legge su Repubblica.

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