I superpoteri delle cozze (del Mediterrano)

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(foto:
Herbert Lehmann via Getty Images)

Le cozze del Mediterraneo sono molto resilienti. Tanto che hanno un super-potere, per riuscire a resistere ai cambiamenti climatici (cambiamenti che sono già evidenti nei mari, ma non solo). I molluschi possiedono delle varianti genetiche che, in futuro, potrebbero consentire loro di adattarsi e resistere all’acidificazione dei mari causata dalle emissioni di anidride carbonica. A svelare questo scudo genetico è uno studio internazionale, pubblicato su Nature Communications.

Circa un terzo delle emissioni prodotte a causa dell’uso dei combustibili fossili vengono assorbite dagli oceani, con conseguenze importanti, come appunto l’acidificazione dei mari, uno dei fattori stressanti determinanti associati ai cambiamenti climatici, che mette a rischio la salute e la sopravvivenza di diverse specie. Per questo i ricercatori hanno studiato le caratteristiche della struttura di una specie molto diffusa, il Mytilus galloprovincialis, ovvero le tradizionali cozze che abitano il Mediterraneo.

Presso l’Osservatorio oceanologico di Villafranca Marittima, sulla costa mediterranea della Francia (la Costa Azzurra), hanno raccolto numerosi campioni di cozze, diversi per caratteristiche fisiche e dunque, anche per caratteristiche genetiche. Il team ha poi diviso i molluschi in due gruppi, tenendo il primo in acque a un pH ambiente, tipico del mare e pari a 8.1, e uno a un pH più acido, pari a 7.4, più basso del valore che si prevede possa essere raggiunto a causa dell’acidificazione dei mari nei prossimi 100 anni.

All’inizio, i gusci delle cozze a pH maggiormente acido crescevano più lentamente ed erano più piccoli dei gusci di quelle a pH ambiente. Ma, dopo circa due settimane, molte recuperavano e tornavano grandi come le altre. Insomma, nonostante le condizioni critiche dell’ambiente, queste cozze riuscivano a crescere.

Le analisi confermano che la loro forza è proprio nel Dna: ci sono delle varianti genetiche che permettono loro di resistere alle condizioni di acidità e a svilupparsi ugualmente. “Abbiamo già rilevato un calo importante nella dimensione delle conchiglie di queste cozze”, ha sottolineato il primo autore Mark Bitter, studente laureato all’università di Chicago,“ma sembra che questo cambiamento sia legato alle capacità di adattamento di queste specie – una buona notizia in mezzo a una grande desolazione”. In pratica, avere il guscio più piccolo è un vantaggio che permette loro di sopravvivere. Infatti, le cozze di entrambi i gruppi sopravvivevano e numericamente erano confrontabili.

Ma questo significa che tutte le cozze sopravviveranno? La risposta non è così automatica. I ricercatori hanno osservato che esiste una combinazione unica, genetica, posseduta dai molluschi che sono riusciti a crescere nonostante le condizioni inospitali. Inoltre, l’acidificazione dei mari è solo uno degli elementi collegati ai cambiamenti climatici: ci sono anche, per esempio, alterazioni della temperatura e della salinità delle acque e non sappiamo come potrebbero reagire le cozze.

Lo studio – sottolinea l’autore Bitter – mette in luce anche l’importanza degli sforzi per la conservazione e l’acquicoltura di queste specie, che risultano già resilienti più di quanto previsto.

 

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