Star Wars: L’ascesa di Skywalker, i problemi della trama

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ATTENZIONE: spoiler sulla trama di Star Wars: L’ascesa di Skywalker

Arrivato nelle sale il 18 dicembre, Star Wars: L’ascesa di Skywalker è un film sicuramente destinato a dividere pubblico e critica, oltre che a incassare milioni e milioni al botteghino. Lungi dall’essere un titolo di scarsa fattura, ma soffre l’ambizione di dover chiudere la trilogia sequel e tutta la saga degli Skywalker sviluppatasi negli otto capitoli precedenti. Soprattutto, deve risolvere non pochi problemi di trama posti da Gli ultimi Jedi di Rain Johnson, osteggiato da molti appassionati perché sembrava curarsi poco della continuità delle trame e prendeva una direzione tutta sua. Nella necessità di giungere a un epilogo soddisfacente, dunque, anche la sceneggiatura di questo nono episodio deve procedere spedita ma non senza tentennamenti e al contempo correggere in corsa elementi dubbi messi in campo in precedenza. Vediamone alcuni.



La morte di Luke

Uno dei problemi principali posti dal film di Johnson è stata la morte di Luke Skywalker che si dissolve dopo aver combattuto il nipote Kylo Ren proiettandosi di fronte a lui. Già i piani iniziali prevedevano che ogni film della trilogia sequel sarebbe stato guidato da uno dei protagonisti storici: se ne Il risveglio della Forza il focus era su Han Solo, questo secondo doveva concentrarsi su Luke e l’ultimo su Leia. Il problema è che nel frattempo l’attrice Carrie Fisher è morta, costringendo a ridimensionare il suo ruolo nell’epilogo ricorrendo comunque a delle immagini di repertorio inserite il meglio possibile nella trama attuale (il suo ruolo nella redenzione del figlio Ben è comunque cruciale).

Fra avventatezza della sceneggiatura precedente e casi della vita, dunque, Luke si trova ad avere in questo ultimo film un ruolo quasi più cruciale che nel precedente. Il personaggio di Mark Hamill, infatti, torna sotto forma di fantasma della Forza e convince Rey a non mollare nella sua battaglia contro il Lato oscuro, prima di consegnarle anche la spada laser di Leia e risollevare dalle acque il suo storico X-Wing per permetterle di lasciare l’isola.  A posteriori, dunque, la morte di Luke ne Gli ultimi Jedi non ha alcun senso, così come la sua caratterizzazione, per tutto quel film, da uomo amareggiato, disilluso e burbero: tratti che scompaiono qui.

Tanti nuovi personaggi per nulla

Se è vero che un franchise come Star Wars funziona soprattutto grazie alle sue stratificazioni e alla sovrabbondanza di storyline e personaggi, in questo ultimo film sono in pochi ad avere la celebrazione che meritano. Il pilota Poe, che prima si scontrava con Leia e ora con Rey, riesce con non poca esitazione ad assumere il comando della Resistenza e a guidarla alla vittoria, ma anche i riferimenti al suo passato da contrabbandiere (non nuovo) non aiutano a problematizzare la figura. Ancora meno incisivo è il ruolo di Finn, il quale sì compie un gesto eroico che salva la situazione, però non assume nessuna profondità: si accenna a uno innamoramento mai dichiarato per Rey (e i loro personaggi sono costantemente divisi), mentre tutti i riferimenti ai suoi presentimenti, e nei precedenti film a un suo passato misterioso ma significativo, vengono fatti cadere senza approfondimento.

Ancora più insensato a livello di scrittura è Rose Tico, che aveva avuto ne Gli ultimi Jedi un trattamento molto interessante e che qui invece è ridotta a poco più di una comparsa (con buona pace dei buoni propositi in materia di diversity della Disney). Funzionano molto di più gli innesti dal passato come quello di Lando Calrissian, il quale arriva giusto in tempo per ridare alla Resistenza la fede che stava esaurendo (e anche per ritrovare sua figlia alla fine della battaglia). Il cameo di (spoiler importante!) Han Solo è invece forse più un fan service che un momento davvero pregante. Più commovente quello legato alla memoria di C3PO, ma il fatto che poi anche questo venga risolto in fretta toglie decisione alle scelte di sceneggiatura, che per il resto si riducono alla solita corsa al macguffin.

Il piano di Palpatine

Grazie allo scroll di testo iniziale, ne L’ascesa di Skywalker sappiamo fin da subito che Palpatine è tornato. Dato morto ne Il ritorno dello Jedi, nessun segnale finora ci avrebbe mai fatto sospettare un suo ritorno nella saga: invece eccolo qui, sopravvissuto alla morte grazie alle sue misteriose tecniche Sith (una teoria coltivata nel tempo attraverso storie accessorie) e pronto a tramare come ha fatto in tutti questi anni. Il suo obiettivo è abbastanza chiaro, quello cioè di ricostruire un nuovo Impero grazie a una flotta di Star Destroyer costruita in segreto nelle Regioni ignote, ma le modalità non lo sono altrettanto, soprattutto per via del suo continuo cambiare idea sul ruolo che deve avere Rey (vedi sotto).

In ogni caso è ancora più sorprendente che Palpatine si manifesti così dal nulla in questo ultimo film e che incidentalmente la Resistenza lo venga a sapere con relativa facilità, dopo che per anni non aveva sospettato di nulla. Disorienta, in particolare, che Palpatine dichiari di essere stato tutte le voci che Kylo Ren ha sentito in questi anni, fra cui quelle di Darth Vader e del leader supremo Snoke. Proprio lui, eliminato brutalmente alla fine de Gli ultimi Jedi, non è stato che un fantoccio a base di cloni e possessioni, il che ci fa interrogare parecchio sul ruolo di primo piano che ha avuto per ben due film. Nel caso dello stesso Vader, invece, il suo ritorno come voce maligna cancella la sua parabola di redenzione (alla fine de Il ritorno dello Jedi torna Anakin e si unisce alla Forza), che viene del tutto ignorata alla fine di questa trilogia.

La diade

Fin da Il risveglio della Forza, ancor prima che Rey abbia piena coscienza della sua capacità di padroneggiare l’energia cosmica, sappiamo del suo collegamento mentale con Ben Solo alias Kylo Ren, tanto da far sospettare che anche lei avesse del sangue Skywalker. Invece in questo ultimo film scopriamo (spoiler degli spoiler!) che lei è la nipote di Palpatine: prima l’ex imperatore vuole ucciderla, però poi dice di averla sempre voluta portare fino a lui affinché lo uccidesse divenendo la nuova Signora dei Sith, per poi ancora cambiare idea e volere lui uccidere lei per rinascere. Ma a parte ciò, è la connessione fra Rey e Ben a lasciare ancora perplessi in quanto non ha una ragione ben chiara né esplicitata, non essendo i due nemmeno parenti (anche se è vero che in alcune storie parallele si dice che sia stato lo stesso Palpatine coi suoi poteri a produrre l’immacolato concepimento di Anakin Skywalker).

Fatto sta che Rey e Kylo Ren, poi ridivenuto Ben grazie al sacrificio della madre, sono parte di una diade indissolubile nella Forza, probabilmente quell’equilibrio fra Lato chiaro e Lato oscuro inevitabile affinché le cose dell’universo siano in sintonia. Nonostante ciò è la sola Rey a sconfiggere Palpatine e sempre lei stessa sopravvive alla morte di Ben che si sacrifica: la diade non era così indissolubile in fin dei conti. Tanto più che il film si conclude con Rey che si reca a Tatooine, un luogo con cui tecnicamente non ha nessun legame, per seppellire le spade laser di Luke e Leia, che a loro volta non hanno alcun legame col pianeta se non per il fatto che sia la patria di loro padre. Alla fine Rey si dichiara una Skywalker, notizia sentimentalmente molto soddisfacente ma che ancora una volta non ha nessuna consequenzialità logica.

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