Due per mille ai partiti, lo versa solo il 3,3% dei contribuenti: basta a finanziare la politica?

0
21
Questo post è stato pubblicato qui
(Foto: Rich/Ipa)

Gli italiani, alcuni almeno, iniziano a capire che la democrazia ha bisogno di soldi, per funzionare. Tradotto: i partiti hanno bisogno di soldi. Anche se ne hanno ingoiati moltissimi, in tutti questi anni, e il film su Bettino Craxi, Hammamet con un mastodontico Pierfrancesco Favino, sembra arrivato nel momento più opportuno per ricordarcelo, semmai ce ne fossimo dimenticati. Eppure, scandali e sfiducia a parte, il punto rimane più sanguinoso che mai: se nel 2014 il finanziamento pubblico è stato definitivamente abolito, in una diminuzione progressiva durata un triennio e conclusasi nel 2017, perfino le ultime inchieste – vedi il caso della Fondazione Open di Matteo Renzi – ci raccontano che siamo ben lontani dall’aver trovato una soluzione confortante ed efficiente.

A cavallo dei governi di Enrico Letta e dell’ex sindaco di Firenze Renzi, quel sistema – a sua volta più volte rivisitato per fregare il referendum radicale del 1993 – venne dunque sostituito da un meccanismo di finanziamento basato sulle detrazioni fiscali delle donazioni private, rispetto alle quali mancano tuttavia una gran quantità di controlli che le rendono un bel Far West, e sulla destinazione volontaria del due per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. Cioè a un finanziamento corale, quasi un crowdfunding si direbbe, dei cittadini verso i partiti che preferiscono sostenere. Come vanno quei finanziamenti? Insomma.

In effetti, stando ai numeri che riporta oggi Il Fatto Quotidiano, gli italiani che decidono di destinare il due per mille a questo scopo sono in aumento. L’anno scorso le donazioni sono cresciute del 27,6% e a fare la parte del leone è il Pd, che evidentemente da questo punto di vista è in grado di mobilitare una parte non solo più motivata ma anche convinta della necessità di un simile supporto, con 8,4 milioni di euro ricevuti (+20,5%). Alla seconda piazza la Lega per Salvini premier con tre milioni di euro e un +51,5% (a cui vanno aggiunti i 750mila euro da partito-bidone Lega Nord per l’indipendenza della Padania, non ci bastano i 49 milioni di euro in fase di iperuranica restituzione). Terzo posto per Fratelli d’Italia con 1,16 milioni di euro (+62,2%).

La prima curiosità sta però da un’altra parte: cioè nell’effetto Greta. In modo abbastanza incredibile, vista la poca visibilità e la limitata rappresentanza parlamentare, i Verdi hanno ricevuto quasi 700mila euro con un balzo del 169,7%. Chissà che, nell’anno dei FridaysForFuture e delle prove più lampanti degli effetti dei cambiamenti climatici in tutto il mondo, Angelo Bonelli e compagnia non debbano ringraziare l’attivista svedese e la sua dura battaglia. Non c’è il Movimento 5 stelle, che si oppone al nuovo sistema, ritenendolo un surrogato del finanziamento pubblico ai partiti. Che in effetti sarebbe un altro: quello alle attività dei gruppi parlamentari erogato da Camera e Senato per un totale, lo scorso anno, rispettivamente di 31 e 22 milioni di euro. Quelli sì che sono, sempre, quattrini di tutti.­­­

Il problema è che se qualche segnale di mobilitazione e di consapevolezza sembra arrivato, ad aver destinato il proprio due per mille ai partiti è stato appena il 3,3% dei 41 milioni e rotti di contribuenti italiani. Vale a dire poco più di 1,3 milioni di persone. Circa 270mila in più rispetto al 2018. Tanti? Pochi? Il grande indotto dell’indotto di chi in fondo, nel capillare sistema dei comuni e delle amministrazioni italiani, vive di politica? In termini assoluti sono senz’altro molto pochi, in termini relativi, dopo anni di turbopopulismo e con un referendum sul taglio dei parlamentari in arrivo che promette (dati di ieri Demos & Pi) di raccogliere un consenso plebiscitario, mica poco, a dirla tutta.

Si parla comunque di 18 milioni di euro abbondanti, con un guadagno di 4 milioni sull’anno precedente. Di nuovo: tanti o pochi? Nel 2015, a un anno dall’entrata in vigore della riforma, furono solo 2,7 milioni. E si arrivava da un roboante ventennio, 1994-2014, in cui la politica aveva ricevuto quasi 3 miliardi di euro. Sembrerebbe una dieta più che giusta, e in effetti lo è, ma il punto è sempre lo stesso: se la società non finanzia in qualche maniera pulita, tracciabile, volontaria la politica – e se questa non garantisce una soglia di controllo ed efficienza elevatissimi, una rendicontazione puntuale, una produttività importante – la politica finiranno per farla solo i ricchi o i movimenti che, in virtù della loro capacità di influenza popolare, riusciranno ad accaparrarsi donazioni e fondi in modi più o meno puliti.

Se, dunque, di soldi ne continuano a girare ancora troppi (e male) fra fondazioni e associazioni collegate, le dinamiche di queste donazioni sono comunque interessanti e raccontano anche qualcosa sui paralleli movimenti del consenso politico, come le 85mila persone in più che hanno scelto il Pd, proprio nel (mezzo) 2019 del governo gialloverde e del decreto sicurezza bis, e chi ha invece continuato a preferire l’ex ministro dell’Interno dei “porti chiusi” (in totale, fra vecchia e nuova Lega, circa 330mila contribuenti). Oppure il boom di Fratelli d’Italia (da 750mila euro a 1,16 milioni), singolarmente in linea con le intenzioni di voto che hanno portato la destra di Giorgia Meloni oltre il 10%. O ancora, come detto, l’exploit dei Verdi: “Questo è un segno che le cittadine e i cittadini hanno apprezzato le nostre proposte sui temi della salvaguardia del territorio, agricoltura biologica, energie rinnovabili, green economy, tutte indirizzate a fronteggiare l’Emergenza Climatica enunciata dai moniti degli scienziati dell’Ipcc e denunciata dalle e dai giovani dei Fridays For Future” ha scritto in una nota del Tesoriere della Federazione dei Verdi, Francesco Alemanni.

Chissà quanto non si tratti invece di un affidamento fatto di speranza e in qualche modo identitario (un po’ come i 535mila euro finiti a Rifondazione comunista o gli 809mila per Più Europa, new entry), più che di conoscenza delle proposte.

The post Due per mille ai partiti, lo versa solo il 3,3% dei contribuenti: basta a finanziare la politica? appeared first on Wired.