Quante emissioni hanno prodotto finora gli incendi in Australia?

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(foto: Chris Hopkins/Getty Images)

Un vero e proprio circolo vizioso che porta i cambiamenti climatici ad autoalimentarsi. Questo l’allarme lanciato dal dalla rivista del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston, secondo cui gli incendi che da settembre stanno colpendo e devastando il continente australiano – soprattutto sulla costa orientale – avrebbero già immesso nell’atmosfera 400 milioni di tonnellate di anidride carbonica, e cioè l’equivalente di quanta ne emettono ogni anno 116 nazioni classificate tra le meno inquinanti.

(fonte: Carbon Brief – Clear on Climate)

Il cambiamento climatico in sé, non provoca incendi, ma l’aumento delle temperature e la diminuzione delle precipitazioni “convertono alberi, piante e suolo in carburante che può amplificarli” scrive il Mit, citando anche un rapporto del 2018 che spiega come l’aumento delle temperature medie della nazione di circa 1 °C influisca nel peggioramento delle condizioni degli incendi. Non solo: bruciando, molti alberi e piante rilasciano il carbonio immagazzinato nelle foglie e nei rami, azionando un circolo pericoloso che, di fatto, complica la capacità dell’uomo di intervenire.

C’è quindi da preoccuparsi se l’estensione dei roghi non accenna a diminuire proprio a causa della stagione secca e dei forti venti, situazione che ha fatto sì che il problema degli incendi crescesse di anno in anno. Secondo il Mit – che incrocia i dati del Copernicus Atmosphere Monitoring Service (Cams) e di Carbon Brief (sito web pluripremiato dedicato all’analisi e alla verifica dei fatti della politica energetica e della scienza dei cambiamenti climatici) – la cifra che comprende il periodo fra settembre 2019 e gennaio 2020 è nove volte superiore la quantità di CO2 prodotta durante la stagione degli incendi in California del 2018, raggiunge la quantità delle emissioni di gas serra prodotte in Australia nel 2018, equivale più o meno alla CO2 emessa in un anno dal Regno Unito e corrisponde alla metà di quanta ne hanno prodotta in un anno tutti gli aerei del mondo che hanno volato nel 2018. Un dato allarmante, ma non è il peggiore in assoluto prodotto nel continente, che raggiunse il picco di 600 tonnellate di anidride carbonica nel terribile stagione degli incendi fra il 2011 e il 2012.

(fonte: Copernicus Atmosphere Monitoring Service)

Come analizza Cams, “considerando l’Australia nel suo insieme, le emissioni di anidride carbonica non sono state particolarmente elevate in questa stagione di incendi, ma le emissioni del Nuovo Galles del Sud di molto superiori alla media del 2003-2018”. In particolare il 2 gennaio 2020 la maggior concentrazione di monossido di carbonio del mondo è stata registrata a sud dell’oceano Pacifico, derivante proprio dalla regione più colpita dai fuochi, dove, fra le altre cose, sono bruciati finora più di 10,3 milioni di ettari.

(fonte: Copernicus Atmosphere Monitoring Service)

Oltre a distruggere terra e infrastrutture, minacciare la biodiversità e gli animali, gli incendi hanno anche un enorme impatto sulla qualità dell’aria. Sempre Cams ci fornisce dei dati: solo lo scorso fine settimana il fumo ha coperto un’area di circa 20 milioni di chilometri quadrati, ovvero l’equivalente tutta la Russia e un terzo dell’Europa. Il fumo, si spiega, ha anche reso grigi e sporchi i ghiacciai, facendoli con molta probabilità sciogliere più in fretta.

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