Tinder e Grindr condividono i dati più sensibili per pubblicità mirate

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Tinder e Grindr sotto accusa in Norvegia per aver condiviso i dati dei loro utenti con terze parti (immagine: Gabriele Porro)

Tinder e Grindr avrebbero condiviso senza autorizzazione informazioni dei propri utenti con terze parti includendo in alcuni casi l’orientamento sessuale. Secondo quanto riporta il Norwegian Consumer Council, ente governativo a difesa dei consumatori norvegesi, i termini d’utilizzo delle applicazioni concederebbero loro una licenza per tutta la vita che li autorizza a usare i contenuti generati dagli utenti, come immagini, per qualunque scopo ritengano opportuno.

In particolare Grindr, la più grande applicazione di incontri per persone della community lgbtq+, consentirebbe a ben oltre 100 società di terze parti di accedere ai dati gps, all’indirizzo Ip, all’età, al genere e all’orientamento sessuale dei suoi utenti al fine di indirizzare al meglio gli annunci pubblicitari.

Nel report “Out Of Control” il Norwegian Consumer Council ha esaminato a fondo la raccolta e la condivisione dei dati personali degli utenti attuata da queste applicazioni giungendo alla conclusione che “l’industria pubblicitaria infrange sistematicamente la legge”. “Tali termini non solo mancano di rispetto agli utenti di Tinder, ma violano anche la legge norvegese sul marketing, la direttiva sulle clausole abusive dell’Ue e la direttiva sulla protezione dei dati dell’Ue”, affermava già nel 2016 Finn Myrstad, direttore della politica digitale del Norwegian Consumer Council.

Da allora Tinder è sempre stata sotto il monitoraggio dell’ente finché, non migliorando in alcun modo ma continuando ad attingere ai dati degli utenti provenienti da Facebook e Instagram, ha portato il Norwegian Consumer Council a definire il suo modo di agire, assieme a quello di Grindr, “una folle violazione dei diritti alla privacy in Europa”.

Dopo 20 mesi dall’entrata in vigore del Gdpr dell’Unione Europea gli utenti di queste applicazioni sono ancora ampiamente e costantemente seguiti e spiati online senza sapere quali entità trattano i loro dati né come fermarle.

Nel report sono finite sotto l’occhio indagatore del Norwegian Consumer Council anche altre applicazioni tra cui OkCupid, che condivide con una società di analisi le informazioni relativi a sessualità, uso di droghe e opinioni politiche dei suoi utenti; Qibla Finder, app che fornisce ai musulmani la direzione corretta della Mecca; Clue e MyDays, applicazioni di monitoraggio dei periodi di fertilità, e My Talking Tom 2, applicazione gioco per i bambini. Queste app condividerebbero i dati dei loro utenti con oltre 45 aziende.

Le prove continuano a crescere contro i sistemi di sorveglianza commerciale che sono il cuore della pubblicità online. Allo stato attuale, la situazione è completamente fuori controllo, danneggiando i consumatori, le società e le imprese. Il cambiamento che dovrebbe essere messo in atto è in ritardo e le pratiche attualmente prevalenti sono limitate” conclude il Norwegian Consumer Council.

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