Trump potrebbe iniziare una guerra contro Apple

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(foto: Al Drago/Getty Images)

Donald Trump ha pubblicato un tweet furioso contro Apple per il rifiuto del colosso di Cupertino di sbloccare i suoi dispositivi in casi in cui le informazioni ivi contenute possono rivelarsi cruciali per le indagini delle autorità federali. In particolare, il tycoon ha sottolineato che nonostante il governo aiuti sempre Apple con soluzione atte a facilitare il suo business, l’azienda si rifiuterebbe di collaborare non violando la crittografia degli iPhone utilizzati da “assassini, spacciatori e altri criminali violenti”.

Seppur non sia la prima volta che si parla di una vicenda simile, il caso a cui si riferisce Trump nello specifico sono le indagini per l’attacco terroristico sferrato contro la base militare di Pensacola, in Florida. E l’Fbi è dalla parte del presidente.

Il caso Pensacola

Ripartiamo da quanto accaduto il 6 dicembre 2019, quando uno studente di origine saudita, Mohammed Saeed Alshamrani, ha aperto il fuoco durante una lezione nel centro di addestramento di Pensacola, uccidendo tre persone e ferendone otto, prima di essere freddato da due agenti. Era emerso dai profili sui social network del killer un odio nei confronti dei crimini commessi dagli americani ai musulmani. E prima di essere ucciso Alshamrani avrebbe tentato di distruggere i suoi device – recuperati però dagli investigatori che, in un secondo momento, sono riusciti ad accenderli.

A più un mese di distanza dall’accaduto il procuratore generale William Barr ha accusato Apple, affermando che la società tecnologica non ha fornito “assistenza sostanziale” all’Fbi nello sbloccare i telefoni dell’assalitore. La società diretta da Tim Cook precisa invece di aver inviato tutte le informazioni a sua disposizione, fra le quali quelle relativi all’account Apple. Ma la questione è più complessa di come sembra, e il tweet di Trump è solo l’ultimo episodio di un dissidio che va avanti da tempo.

Ci sarebbero infatti due telefoni – un iPhone 5 e un iPhone 7 – appartenenti al killer. Apple spiega infatti, che gli agenti federali hanno notificato di aver bisogno di ulteriore aiuto solo lo scorso 6 gennaio: “Solo a quel punto abbiamo saputo dell’esistenza di un secondo iPhone legato all’indagine”. Inoltre la società ha detto di non cambiare idea circa le sue policy sullo sblocco degli iPhone e puntualizza: “Non esiste una backdoor (accesso secondario) solo per i buoni. Le backdoor possono anche essere sfruttate da coloro che minacciano la nostra sicurezza nazionale e la sicurezza dei dati dei nostri clienti”.

L’Fbi ha davvero bisogno di Apple?

La società ha specificato anche che le forze dell’ordine hanno accesso a vari dati e che quindi “gli americani non devono scegliere tra indebolire la crittografia e risolvere le indagini”. “Riteniamo” – proseguono da Cupertino – “che la crittografia sia vitale per proteggere il nostro paese e i dati dei nostri utenti”. In altre parole, l’azienda si sta preparando a una nuova battaglia legale dopo quella del 2016, quando aveva rifiutato di sbloccare un iPhone di uno dei due killer di San Bernardino. In quel caso, emerse che i federali in fin dei conti non avevano bisogno di Apple per sbloccare il telefono.

Infatti, anche a questo giro, il colosso tecnologico è consapevole che gli iPhone in questione possono essere sbloccati sfruttando una falla ormai conosciuta. Secondo quanto scrive il New York Times, l’azienda sarebbe infatti innervosita dal fatto che l’Fbi non abbia ancora contattato società terze che hanno tool per sbloccare i dispositivi e continui a inviare richieste ad Apple, che, da parte sua, non vuole sfigurare pubblicamente violando direttamente la sicurezza di un proprio terminale. Insomma, anche secondo Bloomberg, l’obiettivo è quello di delegare una società di terze parti per non agire in prima persona.

Davvero Trump ha aiutato Apple?

Secondo quanto scrive The Verge, Apple avrebbe beneficiato di un’amicizia con Trump, ma non necessariamente sul lato commerciale, “a meno che” – scrive la testata – “quello che Trump vuole dire è che sta rimandando nuove tasse su telefoni e computer proprio per Apple”.

Ad ogni modo, le policy di privacy dell’azienda continuano a far discutere e molti americani, secondo un sondaggio sul caso San Bernardino, sempre riportato da The Verge, sembrano esser d’accordo sul fatto che Cupertino debba adempire a quanto richiesto dall’Fbi. E quindi, oggi, dalla parte di Trump.

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